Roma, 13 gennaio 2026 – Ancora una volta, la discussione sul disegno di legge sulle concessioni balneari è slittata ieri sera a Palazzo Madama. La decisione, secondo fonti parlamentari, è arrivata per permettere ulteriori verifiche sugli indennizzi ai gestori degli stabilimenti, un punto caldo che divide parecchio. Solo intorno alle 20:45 è arrivata la comunicazione ufficiale: il testo non sarebbe stato messo in calendario per oggi, come molti invece pensavano fino al primo pomeriggio.
Il nodo degli indennizzi ai balneari continua a creare tensioni dentro la stessa maggioranza di governo. Da un lato, vari esponenti di Lega e Forza Italia spingono per una protezione “adeguata” delle imprese già operative. Dall’altro, Fratelli d’Italia vuole evitare quello che un senatore vicino alla premier Meloni ha definito “regali a pioggia o storture che possono scatenare nuove procedure europee”. In ballo ci sono oltre 30mila concessioni lungo le coste italiane, con effetti diretti su migliaia di famiglie e stagionali.
Anche ieri sul tavolo sono arrivate le richieste delle associazioni di categoria. Il presidente di Sib-Confcommercio, Antonio Capacchione, ha detto chiaro: “Serve una soluzione concreta sugli indennizzi. Chi ha investito e lavorato per decenni non può essere trattato come un intruso”. Ma l’intesa ancora non arriva. I tecnici del Ministero delle Infrastrutture hanno chiesto più tempo per verificare i fondi disponibili per le misure in discussione. Solo dopo, hanno spiegato due senatori della Commissione Bilancio, il testo potrà essere definito con precisione.
La situazione si è fatta più urgente dopo le recenti lettere di richiamo dalla Commissione Europea. Bruxelles insiste: l’Italia deve indire gare pubbliche per assegnare le concessioni, in linea con la direttiva Bolkestein. Ma gli indennizzi restano un tema centrale. Secondo fonti di governo, si sta valutando un modello basato su “rimborsi calcolati sugli investimenti documentati, ridotti in base all’anzianità della concessione”. Ma non c’è ancora accordo sui criteri e sulle modalità.
Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha scelto un profilo basso: “Stiamo cercando un equilibrio tra le regole europee e la tutela del lavoro italiano”, ha detto ai giornalisti ieri sera uscendo da Palazzo Chigi dopo una riunione tecnica di oltre due ore. La stessa linea prudente arriva dal viceministro Rixi: “Meglio aspettare qualche giorno in più che rischiare una norma incompleta o facilmente impugnabile”, ha spiegato ai parlamentari liguri presenti in aula.
Questo nuovo slittamento aumenta l’incertezza tra gli operatori balneari. Con l’estate ormai alle porte – molti stabilimenti stanno già preparando la stagione soprattutto in Romagna e Versilia – imprenditori e amministratori locali temono un blocco delle pratiche. “Ogni settimana persa può tradursi in contenziosi o stop ai rinnovi”, avverte l’avvocato Gianluca Romani, consulente legale di diverse imprese balneari abruzzesi. Dal Lazio alla Puglia, nelle chat degli operatori circolano messaggi preoccupati e richieste di chiarimenti.
Intanto l’opposizione si fa sentire. Il Partito Democratico chiede chiarezza: il senatore Francesco Verducci vuole sapere “quali garanzie il governo offrirà ai lavoratori del settore e quali tutele agli enti locali coinvolti”. Dal Movimento 5 Stelle arriva invece la richiesta di audizioni congiunte con le associazioni dei consumatori: il timore, sottolinea la senatrice Castelli, è che “gli indennizzi finiscano a carico dello Stato senza veri benefici per i cittadini”.
Il calendario resta incerto. Secondo fonti della segreteria generale del Senato la discussione potrebbe ripartire già settimana prossima, ma tutto dipende dagli approfondimenti tecnici sugli indennizzi ai balneari. Il dossier – hanno ribadito ieri a porte chiuse – resta una delle priorità del governo per la primavera.
Nel frattempo il settore resta in allarme. “Serve chiarezza e tempi certi”, ripetono da giorni i rappresentanti delle imprese. Ma a Palazzo Madama l’aria è quella della cautela: nessuno vuole forzare troppo i tempi e rischiare nuove tensioni con Bruxelles. Solo nelle prossime ore si capirà se finalmente l’accordo – ancora lontano – potrà tradursi in testi ufficiali concreti.
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