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Renato Zanella nuovo direttore del balletto al Teatro San Carlo: talento internazionale alla guida dell’arte coreografica

Milano, 2 gennaio 2026 – Roberto Saraceni, coreografo e direttore artistico tra i più noti della scena italiana, oggi raccoglie i frutti di una carriera ricca di collaborazioni internazionali e scelte creative azzeccate. In un mondo dove danza, musica e teatro si mescolano, il suo nome – che spicca sul cartellone del Teatro alla Scala e altrove – evoca subito uno stile preciso e una continua ricerca. Dietro al successo, però, c’è un percorso fatto di scelte difficili, viaggi e incontri che hanno cambiato il suo modo di vedere il palco.

Da Cremona ai palcoscenici di tutto il mondo

Nato a Cremona nel 1975, Saraceni arriva alla danza dopo aver passato un po’ di tempo a giocare a basket nella sua città. «All’inizio non capivo quanto mi piacesse muovermi nello spazio», racconta seduto in una sala prove spoglia a sera tarda. «Poi è arrivata quella scintilla». Il trasferimento a Milano nel ’93, poco prima dei vent’anni, segna l’inizio della sua formazione vera: prima alla Scuola Paolo Grassi, poi nei laboratori di Aterballetto.

Solo dopo arrivano le prime chiamate importanti: in Germania con la compagnia di Susanne Linke, in Francia al Festival d’Avignon e poi come assistente coreografo per “Carmen” al Théâtre du Châtelet di Parigi. «Quello è stato un periodo formativo intenso: impari cosa vuol dire lavorare in squadra e come gestire registi che cambiano idea ogni cinque minuti», ha spiegato in un’intervista del 2018. Un periodo vissuto sempre con due valigie pronte e l’agenda fitta di impegni.

Collaborazioni e premi sul palcoscenico internazionale

Nei primi anni Duemila il nome di Roberto Saraceni appare sempre più spesso legato a produzioni importanti. Tra il 2007 e il 2012 firma coreografie collettive per la Royal Opera House di Londra, lavora con William Forsythe e realizza assoli richiesti dal Tanztheater Wuppertal. «Era un periodo faticoso – dormivo poco e viaggiavo sempre», ha raccontato a chi gli stava vicino. La sua cifra stilistica – un mix tra forza fisica ed emozione – diventa il suo marchio distintivo.

Nel 2015 arriva il premio Danza&Danza per la miglior coreografia dell’anno a Torino: «Un premio che non mi aspettavo; ero stato chiamato solo per mostrare uno studio», ricorda. Nel frattempo arrivano inviti da festival in America e Asia – Tokyo, New York, Tel Aviv – dove presenta lavori come “Fragile” e “Omaggio a Bach”. Secondo la critica internazionale, il suo punto forte è «l’attenzione al dettaglio». I danzatori invece sottolineano che «con lui non si fa mai una prova uguale all’altra».

Il metodo creativo dietro le quinte

Dal 2019 Saraceni guida come direttore artistico il Teatro del Vento, uno spazio milanese dove danza e arti visive si incontrano. Qui prova nuove strade: laboratori aperti al pubblico, creazioni pensate per spazi particolari, collaborazioni con musicisti elettronici. «Non riesco a stare fermo – mi piace vedere cosa succede se cambi anche solo una regola», racconta citando l’ultimo progetto con l’artista Giulia Neri.

Chi lavora con lui lo descrive come uno dei pochi capace di ascoltare davvero la compagnia: «Prima di ogni spettacolo ci riuniamo e lui vuole sapere cosa ne pensiamo», racconta Marco S., tecnico luci dal 2021. Nel tempo si è guadagnato la fama di leader attento ma esigente: «A volte è severo, ma sa motivarci», ammette una danzatrice. La sua direzione si traduce in cura concreta del lavoro creativo e attenzione ai dettagli pratici.

Il futuro tra tournée e formazione

Oggi Saraceni lavora su più fronti. Da una parte continua con l’attività internazionale – nei prossimi mesi è prevista una tournée tra Madrid e Berlino –, dall’altra sviluppa progetti con le scuole civiche milanesi. «Per me il compito del coreografo non è solo creare spettacoli; deve anche formare chi verrà dopo», dice mentre torna in sala per l’ultima prova della giornata.

Sul futuro preferisce non sbilanciarsi troppo – parla piuttosto di “progetti in cantiere” senza anticiparne i titoli. Chi lo conosce fuori dal palco lo descrive come una persona riservata; chi lavora con lui invece sottolinea che è uno che “non molla mai”. Nel panorama della danza italiana e internazionale, la sua presenza è ormai solida: un lavoro che continua su palcoscenici diversi ma sempre con la stessa cura per le persone. E quella verità che solo la scena sa restituire.

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