Roma, 8 gennaio 2026 – Parte oggi la costituzione dei comitati provinciali in tutta Italia, un passaggio atteso da settimane dopo le direttive arrivate dal Ministero dell’Interno. L’avvio è stato ufficializzato questa mattina dal Viminale con una nota inviata a tutte le Prefetture. A firmarla è Matteo Ferri, capo del Dipartimento Affari Interni, che ha anche definito le modalità operative per i prossimi giorni.
Le nuove linee guida del Ministero spiegano chiaramente che i comitati dovranno tenere sotto controllo le esigenze del territorio, raccogliere segnalazioni e proporre interventi concreti. Ogni provincia ha due settimane di tempo per mettere in piedi una squadra formata da rappresentanti degli enti locali, delle forze dell’ordine e del terzo settore. L’obiettivo – si legge nella circolare – è “garantire la presenza capillare delle istituzioni sul territorio e rafforzare il coordinamento locale”. Matteo Ferri ha sottolineato in un messaggio riservato, arrivato ieri alle Prefetture di Milano, Napoli, Palermo e Torino, che serve “massima collaborazione tra gli uffici e ascolto delle realtà associative”.
Non è una formalità. Il Ministero punta a trasformare i comitati provinciali in centri decisionali veri e propri, capaci di dare risposte rapide ai problemi locali. I primi temi sul tavolo? Sicurezza e emergenze sociali: dai flussi migratori al disagio abitativo. “Solo coinvolgendo chi vive la realtà delle periferie si possono evitare risposte standard”, spiega una fonte vicina al Ministero.
Il calendario non lascia molto spazio: le prime riunioni sono fissate tra il 10 e il 15 gennaio, dando priorità alle province metropolitane. A Roma la Prefettura ha annunciato che il comitato si insedierà venerdì prossimo alle 9 a Palazzo Valentini. A Napoli il prefetto Maria Chiara Cataldi ha chiamato a raccolta sindaci e rappresentanti delle associazioni locali per lunedì 12 gennaio. Anche se gli ordini del giorno restano riservati, trapela un’urgenza chiara: mettere subito al centro sicurezza urbana e disagio giovanile.
“È un percorso che deve adattarsi alle specificità di ogni territorio”, racconta Cataldi in una chiacchierata con alanews.it, sottolineando che “ogni area potrà portare richieste concrete”. A Palermo il prefetto Salvatore Gentile punta sull’emergenza casa come primo tema da affrontare, mentre a Milano l’attenzione sarà concentrata sui flussi migratori nell’hinterland.
Le reazioni degli amministratori locali oscillano tra ottimismo e prudenza. “Siamo pronti a fare la nostra parte – dice Sergio Bianchi, sindaco di Pavia – ma serve che questi comitati abbiano poteri reali”. Dal terzo settore arrivano richieste di maggiore chiarezza sui meccanismi di ascolto. “Il rischio – commenta Laura Pisani della Rete Sociale Lombardia – è che si decida senza un vero confronto”.
A Bologna alcune fonti associative segnalano un problema centrale: il coinvolgimento delle realtà di volontariato. “Non basta convocarci una volta al mese – spiega Massimo Gregori dell’Associazione Cittadinanza Attiva – servono strumenti concreti per farci sentire davvero nei processi decisionali”.
A livello nazionale l’obiettivo del Ministero è avere i comitati provinciali pienamente operativi entro fine mese. Un traguardo accolto con favore da molti amministratori, ma quasi sempre accompagnato dall’appello a “passare dalle parole ai fatti”. La nota del Viminale di ieri impone infatti a ogni provincia di inviare entro il 25 gennaio un primo report sulle attività avviate.
Il controllo sarà continuo: “Dobbiamo vedere passo dopo passo risultati concreti”, spiega una funzionaria del Ministero alla Prefettura di Firenze. Eppure non mancano i dubbi sulla reale capacità dei comitati di affrontare problemi radicati da anni. Qualcuno ricorda esperienze simili degli scorsi decenni finite col perdere forza nel tempo.
Solo nelle prossime settimane sapremo se queste nuove strutture riusciranno davvero a incidere sulla vita quotidiana dei cittadini. Intanto la macchina organizzativa si è messa in moto anche nei piccoli centri come Biella o Matera, dove la prima riunione è fissata per giovedì 15 gennaio e l’attesa si fa sentire. Sullo sfondo resta però una domanda: questi comitati cambieranno davvero il rapporto tra Stato e territorio? Per ora la risposta è tutta da vedere nei fatti.
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