Roma, 10 gennaio 2026 – Nel cuore di Roma, al Museo Nazionale Romano, si accenderanno le luci su una delle mostre più attese del 2026: quella dedicata a Troia, in programma da marzo. Niente serate fuori controllo o eventi affollati, precisano gli organizzatori, rispondendo alle prime voci uscite nelle settimane scorse. “Niente rave o concerti rock”, dicono chiaro e tondo. Solo classica, jazz e cultura. Una mossa per mettere subito i puntini sulle i, dopo le polemiche nate un anno fa a causa di concerti poco adatti in altri spazi museali.
L’idea dietro questa mostra, come hanno spiegato ieri i curatori alla stampa nella sede di Villa Peretti, è mescolare archeologia e un’offerta culturale di qualità, coerente con la storia della leggendaria città di Troia. “Ci saranno momenti di musica dal vivo”, ha detto Valeria Marconi, responsabile del progetto, “ma tutti legati alla musica classica e al jazz, generi che si sposano con l’epica e l’antichità”. Gli appuntamenti si terranno nelle sale interne, con una capienza massima di 150 persone. Nessuna eccezione: “Questa mostra punta su ascolto, silenzio e attenzione”.
Il vero valore è nelle opere esposte: più di cento pezzi – tra vasi, maschere funerarie, parti di armature e statuette – arrivano direttamente dal Pergamonmuseum di Berlino e dal Museo Archeologico di Istanbul. Alcuni oggetti non avevano mai lasciato la Turchia prima d’ora. A questi si aggiungono prestiti dalla collezione permanente di Palazzo Massimo, come monete ellenistiche rare e un bassorilievo dagli scavi novecenteschi a Hissarlik. L’obiettivo è ricostruire la storia del mito troiano attraverso testimonianze materiali e fonti letterarie, un racconto mai visto prima in Italia.
Perché tanta insistenza sull’assenza di rave o concerti pop? La risposta arriva da Stefano Della Porta, direttore del Museo Nazionale Romano. “Abbiamo seguito con attenzione i commenti online e le segnalazioni dopo quello che è successo l’anno scorso agli Uffizi”, ha spiegato in conferenza stampa. “Questa mostra non sarà un festival; niente spettacoli pensati solo per attirare il pubblico a ogni costo”. Dopo le proteste dei fiorentini per il concerto elettronico nel chiostro degli Uffizi nel 2025 – quando alcune opere erano state spostate per sicurezza – i musei italiani stanno riflettendo sul modo migliore per coinvolgere i giovani visitatori.
Le visite alla mostra su Troia saranno rigorosamente su prenotazione online sul sito del museo, con ingressi programmati ogni mezz’ora dalle 9 alle 21 (chiuso il lunedì). Un dettaglio importante: già nelle prime due settimane sono arrivate quasi 3.000 richieste. “Non vogliamo fare numeri da record”, ha chiarito Marconi. “La priorità è offrire un’esperienza vera”. Gli ingressi serali prevedono anche brevi concerti con quartetti d’archi romani e ensemble jazz scelti dall’associazione Musica per Roma.
La mostra si sviluppa su due piani e include oltre alle teche con i reperti anche una serie di incontri pubblici con studiosi italiani e stranieri: fra gli ospiti già confermati ci sono il turcologo Mehmet Aksoy dell’Università di Istanbul e la classicista Silvia Ronchey. In programma anche una maratona di lettura dei canti dell’“Iliade” (venerdì 3 aprile), dedicata agli studenti delle superiori. “Sarà una mostra da vivere davvero”, ha raccontato uno dei volontari al vernissage ieri sera. Ma la parola d’ordine resta sobrietà.
All’esterno del museo, intorno alle dieci del mattino, il clima è piuttosto positivo verso la scelta di puntare su un format tradizionale. “Finalmente una mostra che rispetta il luogo”, dice Carla Marinelli, insegnante in pensione della Garbatella. Qualcuno però vorrebbe vedere più spazio anche a linguaggi musicali più moderni: studenti universitari intervistati all’uscita chiedono una maggiore apertura (“Altrimenti i giovani non vengono mai”). Il dibattito resta aperto. Per ora però il percorso è tracciato: a Roma nel 2026 la mostra su Troia sarà un viaggio tra reperti autentici, parole antiche e note capaci di evocare storie lontane. Tutto nel rispetto del silenzio.
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