Palermo, 10 gennaio 2026 – “Le estorsioni sono in calo rispetto agli anni ’90, ma la lotta al racket non è affatto finita”. Lo ha detto questa mattina il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, rispondendo alle domande dei giornalisti durante una conferenza stampa convocata alle 9.30 a Palazzo di Giustizia. Le sue parole arrivano in un momento delicato per la città e la provincia, dove il problema del pizzo resta una ferita aperta nel tessuto economico locale.
Estorsioni in calo, ma la Procura resta vigile
I dati presentati dal procuratore disegnano un quadro chiaro: oggi le estorsioni a Palermo sono molto meno diffuse rispetto agli anni più duri della guerra di mafia. “Rispetto a trent’anni fa – ha evidenziato de Lucia – la pressione del racket sulle attività produttive si è decisamente allentata. Non vuol dire che il problema sia scomparso, ma oggi un imprenditore può lavorare con qualche garanzia in più”. Il magistrato ha ricordato come negli anni ’90 fosse rarissimo vedere denunce e quanto l’omertà fosse quasi totale: “Era impensabile che commercianti o piccoli imprenditori si presentassero spontaneamente in Procura. Oggi la situazione è cambiata, anche grazie all’impegno delle associazioni antiracket”.
I numeri, pur ancora parziali, raccontano bene questa tendenza. Nel 1994, secondo le statistiche della Direzione distrettuale antimafia, c’erano quasi 500 procedimenti per estorsione nell’area urbana di Palermo. Nel 2025 – ultimi dati disponibili – i fascicoli aperti sono stati poco meno di 170. “Il calo è netto”, ha ribadito de Lucia, “ma ogni singolo episodio resta un attacco alla libertà economica della città”.
Associazioni e giovani: la spinta verso il cambiamento
Oltre al lavoro della magistratura, il procuratore ha voluto sottolineare il ruolo delle associazioni che promuovono la legalità. “Organizzazioni come Addiopizzo hanno fatto sentire una voce forte – ha detto de Lucia – costruendo una rete concreta di sostegno intorno a chi trova il coraggio di denunciare”. La platea, fatta di cronisti locali e rappresentanti istituzionali, ha risposto con un breve applauso.
De Lucia ha poi evidenziato come il cambio culturale abbia spezzato un muro di silenzio che per troppo tempo ha protetto i clan mafiosi: “I giovani che entrano oggi nel mondo del lavoro crescono in una città diversa. Questo è forse il risultato più importante”.
Nuove minacce, imprese sotto osservazione
Nonostante i segnali positivi, però, l’allerta resta alta. “Le organizzazioni criminali si adattano continuamente – ha avvertito de Lucia – e cambiano strategia”. Le indagini recenti mostrano come alcune bande puntino ora a estorsioni più subdole rispetto al passato: pressioni camuffate da offerte di “protezione”, richieste indirette tramite intermediari o addirittura tentativi di condizionare i bandi pubblici.
“Le piccole imprese sono le più esposte”, ha spiegato il procuratore. “Si tratta spesso di attività storiche nei quartieri, come i bar del Capo o i negozi di Ballarò”. I nuovi clan preferiscono muoversi nell’ombra: puntano a importi più bassi e intimidazioni meno vistose per non attirare l’attenzione dei media e delle forze dell’ordine.
Lo Stato c’è, ma serve fiducia nei cittadini
Il contrasto al racket prosegue senza sosta. Le ultime operazioni antimafia tra novembre e dicembre 2025 – con l’arresto di Salvatore Lo Piccolo junior, ritenuto vicino ai mandamenti di Brancaccio – hanno colpito duramente le finanze dei clan, con sequestri per oltre 4 milioni di euro. Ma per de Lucia “solo la collaborazione con i cittadini può rendere davvero efficace la risposta dello Stato”.
Il procuratore ha lanciato un appello chiaro agli imprenditori: “Denunciate subito. Le istituzioni vi sono vicine. La vostra testimonianza fa la differenza”. Un messaggio che trova eco anche tra gli operatori commerciali: “Se oggi non abbiamo più paura – racconta Maria Alaimo, titolare di una pasticceria in via Maqueda – è anche grazie a chi ci ha creduto per primo”.
Futuro sotto controllo ma senza distrarsi
Quando gli è stato chiesto quali sfide aspettino Palermo nei prossimi anni, de Lucia non si è nascosto dietro parole retoriche: “Il rischio maggiore è abbassare la guardia. Gli equilibri possono cambiare rapidamente”. Un monito confermato anche dagli ultimi dati dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università di Palermo: se le denunce sono aumentate del 15% rispetto al 2020, resta però un sommerso difficile da quantificare.
La battaglia contro le estorsioni mafiose continua dunque aperta. Ma Palermo mostra oggi il volto di una città diversa rispetto a trent’anni fa: più attenta e meno disposta a farsi mettere sotto ricatto. Solo così — con costante attenzione e fiducia nella legge — potremo evitare che il passato torni a bussare alla porta.





