Roma, 2 febbraio 2026 – Dalla Capitale ai piccoli paesi dell’entroterra, sempre più città italiane scelgono di affidarsi ai sistemi digitali di segnaletica urbana per mettere in luce il proprio territorio e aiutare residenti e turisti a orientarsi. Un fenomeno che ha preso piede negli ultimi anni e che nel 2025 ha visto un’accelerazione significativa. Dietro a questa spinta ci sono amministrazioni locali, aziende tecnologiche e operatori turistici. Come spiegano i tecnici del Comune di Roma, si tratta di un passaggio importante per “accompagnare la narrazione urbana con strumenti che parlino alla vita di tutti i giorni e alle esigenze del turismo moderno”.
Investimenti e progetti digitali in crescita nelle città
Negli ultimi dodici mesi, secondo dati Anci e Osservatorio Smart City, più del 60% dei capoluoghi italiani ha avviato almeno un progetto di segnaletica digitale. Dalle piazze principali – come via del Corso a Roma o Piazza Maggiore a Bologna – ai principali snodi ferroviari, fino ai quartieri più periferici con totem multilingue. I nuovi sistemi uniscono geolocalizzazione, mappe aggiornate e contenuti sempre freschi: una vera evoluzione rispetto alla segnaletica tradizionale, spesso statica e con informazioni limitate.
Il motivo? “Serve una città accessibile che sappia raccontare il territorio anche a chi arriva da fuori,” dice l’assessora al Turismo di Firenze, Maria Salvetti. “La segnaletica digitale non aiuta solo a trovare la strada, ma svela anche storie nascoste e eventi del quartiere.” I visitatori possono così scegliere itinerari su misura – arte, cibo o appuntamenti del giorno – o ricevere avvisi su cambiamenti temporanei della viabilità o dei trasporti.
Tecnologia per tutti: accessibile e multilingue
Un punto fondamentale per le amministrazioni è l’accessibilità. I nuovi pannelli digitali offrono funzioni per ipovedenti (testi ingrandibili, contrasto alto), traduzioni automatiche in inglese, francese, tedesco, arabo e audio-guide attivabili con un semplice tocco. Anche chi ha difficoltà motorie può ricevere indicazioni per percorsi senza barriere architettoniche. “Volevamo un sistema davvero inclusivo,” sottolinea Paolo Minardi, direttore tecnico della Smart City Lab di Milano.
Nei pressi della Stazione Centrale sono stati installati dodici totem digitali tra aprile e settembre 2025: decine di turisti li usano ogni giorno fino a tarda sera per orientarsi nei quartieri vicini. Il Comune registra un aumento del 47% nell’uso dei dispositivi digitali nei primi sei mesi rispetto al 2024.
Il turismo spinge la promozione locale
Le ripercussioni sulla promozione turistica si sono viste subito nelle città pilota. A Napoli la mappa digitale all’ingresso del centro storico ha superato le 120mila interazioni tra giugno e dicembre 2025. I negozianti raccontano come i flussi si siano distribuiti meglio nelle strade meno frequentate dai grandi tour: “Adesso entrano più persone anche nelle botteghe artigiane di via Tribunali,” spiega Sergio Romano, presidente dell’associazione botteghe storiche.
La segnaletica digitale viene usata anche per promuovere eventi locali o aggiornare sulle iniziative culturali: festival musicali, mostre temporanee, aperture straordinarie di musei. Non solo nelle città d’arte: lo scorso agosto-settembre Siena ha sperimentato schermi interattivi alle porte delle mura per guidare i visitatori verso i borghi della campagna intorno.
Sfide da affrontare e cosa ci aspetta
Non mancano però gli ostacoli. La manutenzione – pulizia degli schermi, protezione da vandalismi e maltempo – pesa sui bilanci comunali. Ci sono poi questioni legate alla privacy: “Raccogliere dati sulle interazioni aiuta a migliorare il servizio,” ammette Minardi, “ma servono regole chiare su come gestire queste informazioni.”
Nonostante tutto, la direzione è ormai tracciata. Nei prossimi mesi arriveranno nuovi bandi per portare sistemi integrati in altre venti città – da Lecce a Modena – mentre cresce la collaborazione con università e startup per rendere la segnaletica digitale sempre più intelligente e capace di adattarsi velocemente alle esigenze della comunità.
Solo così si potrà capire se la tecnologia saprà davvero valorizzare il patrimonio italiano senza snaturarne l’anima. Per ora però sembra evidente che il rapporto tra cittadini, città e tecnologia sta cambiando passo.





