Roma, 2 gennaio 2026 – Nel corso del 2025, l’Italia ha superato la soglia del mezzo milione di cittadini stranieri naturalizzati. Lo ha confermato ieri il Ministero dell’Interno durante una breve conferenza stampa in via XX Settembre, nel pomeriggio. Sono 505.342 i nuovi italiani in un anno, tra richieste ordinarie e sanatorie: un vero record per il nostro Paese, che fino a poco tempo fa non aveva mai superato le 400mila. “E andiamo avanti”, ha commentato una funzionaria dell’Ufficio Immigrazione, facendo riferimento alle nuove procedure digitali entrate in vigore lo scorso marzo.
Il Ministero dell’Interno ha spiegato che la crescita nelle naturalizzazioni è legata all’avvio della piattaforma unica per la cittadinanza, attiva da marzo 2025. Solo da allora, hanno detto gli operatori, il sistema di raccolta e verifica dei dati ha iniziato a funzionare più velocemente: i tempi medi si sono dimezzati, scendendo da dodici a sette mesi. Ogni giorno si chiudono circa 2.100 pratiche, secondo fonti interne. Il ministro Maria Teresa Bellini ha sottolineato l’importanza delle riforme digitali: “La semplificazione burocratica e il potenziamento dei servizi sul territorio hanno fatto la differenza”.
Dietro queste cifre ci sono storie di vita reale. All’Esquilino, quartiere multietnico di Roma, un giovane di origine bengalese mostra con orgoglio il nuovo passaporto ricevuto a novembre. “Qui sono cresciuto”, racconta dopo la cerimonia nel Municipio I. “Questo documento vale tutta la fatica fatta in questi anni”.
A guidare la classifica delle regioni con più nuovi italiani è sempre la Lombardia, con oltre 130mila pratiche chiuse solo nella provincia di Milano. Seguono Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna. In particolare l’area nord di Torino e alcune città del Veneto orientale (Venezia Mestre e Treviso) hanno visto un aumento superiore al 20% rispetto al 2024. “Il territorio cambia insieme alle persone”, osserva una mediatrice culturale della Prefettura di Padova.
Secondo l’ultimo rapporto Istat, quasi il 60% delle naturalizzazioni riguarda cittadini provenienti da Marocco, Albania, Filippine, Bangladesh e Cina. Sempre più famiglie con doppia cittadinanza emergono anche dalle iscrizioni scolastiche: oltre 92mila studenti hanno acquisito la cittadinanza italiana solo nell’ultimo anno.
La naturalizzazione per residenza resta il percorso più comune: oltre la metà delle richieste approvate nel 2025 arriva da stranieri residenti da più di dieci anni nel Paese. Seguono ricongiungimenti familiari e sanatorie straordinarie per motivi di lavoro introdotte tra il 2023 e il 2024. Nei corridoi degli uffici pubblici romani si incontrano file silenziose e volti carichi di attesa: “Ho presentato la domanda quasi tre anni fa – spiega Esther, impiegata nigeriana –, ho aspettato pazientemente. Ora finalmente posso pensare al mio futuro qui”.
Un altro dato segnalato dalle associazioni riguarda l’età media in calo: sempre più giovani sotto i 25 anni ottengono la cittadinanza tramite la scuola o gli studi universitari.
Sui numeri non sono mancate le reazioni politiche. “Serve una legge chiara e stabile”, ha detto stamattina il deputato Giovanni Orlandi (PD), rilanciando la proposta di riforma dello ius soli temperato già discussa in passato. La Lega invece chiede “più controlli sulle procedure” e “verifiche più rigorose sui requisiti linguistici”. Da Forza Italia arriva l’appello a un piano nazionale per l’inclusione.
Le associazioni dei nuovi cittadini – come Italiani Senza Frontiere – guardano con cautela ai risultati raggiunti. “Non basta avere un documento d’identità: integrarsi davvero significa lavorare e studiare”, spiega Farida Azzouz durante un incontro a Bologna. Intanto i dati del Ministero parlano chiaro: per il 2026 ci sono già quasi 380mila domande in lavorazione. Il messaggio finale della funzionaria dell’Interno è chiaro: l’Italia resta una terra viva che continua a cambiare.
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