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Pedopornografia: arrestati 4 inchiesta Polizia Postale Catania, sequestrati migliaia di file illegali

Roma, 17 gennaio 2026 – Oltre 10mila file tra immagini e video illegali sono finiti sotto sequestro questa mattina grazie all’intervento della Polizia Postale. L’operazione, scattata contemporaneamente a Roma, Milano, Napoli e Firenze, nasce da un’indagine avviata mesi fa dopo una segnalazione anonima. L’obiettivo? Fermare la diffusione di materiale pedopornografico su circuiti online frequentati sia da utenti italiani sia stranieri.

Blitz all’alba in quattro città: nel mirino anche minorenni

Alle 6.30 di questa mattina, le squadre della Postale sono entrate in azione. Oltre trenta agenti in borghese, supportati da esperti informatici, hanno bussato a quattordici case nelle periferie più difficili: Tor Bella Monaca a Roma, Quarto Oggiaro a Milano, Ponticelli a Napoli e Rifredi a Firenze. Hanno portato via computer, smartphone, hard disk e tablet. Dentro quei dispositivi c’erano archivi criptati con migliaia di file, tra cui – dicono gli investigatori – immagini e video di abusi su minori.

Le persone indagate sono diciotto, di cui quattro sono minorenni. “Il materiale è di una gravità che lascia senza parole”, ha detto Maurizio Conti, dirigente della Polizia Postale di Roma. “Spesso i file erano catalogati in modo quasi maniacale: nomi in codice e cartelle organizzate per categorie precise”. Gli indagati rischiano fino a dodici anni di carcere per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico.

Un’indagine nata da una segnalazione anonima

Tutto è partito quasi per caso, nel ottobre scorso. Al commissariato Prati è arrivata una mail anonima con alcuni nickname e indirizzi IP sospetti. Da lì gli investigatori hanno seguito la pista: intercettazioni telematiche e verifiche con i fornitori di rete li hanno portati a scoprire i reali utenti dietro quegli account. Un lavoro certosino. “Non si trattava solo di scaricare file”, racconta uno degli inquirenti. “Era un sistema organizzato per lo scambio sui social chiusi, con consigli su come evitare i controlli”.

Fondamentale il lavoro della task force informatica romana. “Alcune chat e forum erano oscurati”, spiega un tecnico della Postale. “Solo con software specializzati e grazie alla collaborazione con provider esteri siamo riusciti ad accedere ai server e ricostruire tutte le mosse degli indagati”.

Un fenomeno nascosto che allarma gli investigatori

Il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (Cncpo) stima che nel 2025 siano stati aperti in Italia più di 400 fascicoli legati al possesso e alla diffusione di questo tipo di materiale. In oltre la metà dei casi si tratta di contenuti arrivati dall’estero o scambiati nel “deep web”.

“La realtà è che spesso chi commette questi reati ha un’età molto più bassa di quanto si pensi”, spiega lo psicologo forense Andrea Di Luca. “Negli ultimi mesi abbiamo visto crescere il numero di adolescenti coinvolti – non solo come vittime ma anche come protagonisti nella condivisione”.

Non mancano storie che lasciano sgomenti anche chi lavora da anni su questi casi: uno degli indagati aveva appena quindici anni ed era riuscito a nascondere nel doppio fondo dello zaino una microSD con centinaia di video pedopornografici, scambiandoli poi via Bluetooth durante le ore scolastiche.

Procura al lavoro sulle piste internazionali

Ora tutto il materiale sequestrato è nelle mani della Procura di Roma. Diversi file mostrano firme digitali riconducibili a utenti stranieri: Russia, Paesi Bassi e Germania sono i primi paesi coinvolti nell’inchiesta. Il procuratore aggiunto Fabrizio Lorusso ha confermato l’invio di una rogatoria internazionale per risalire agli autori originali dei video. “Stiamo lavorando insieme a Europol e Interpol”, ha detto ieri Lorusso. “L’obiettivo è spezzare queste reti che operano oltre confine”.

L’inchiesta resta aperta. Nelle ore successive ai sequestri sono partiti accertamenti forensi per mappare la rete dei contatti degli indagati analizzando cronologie di navigazione e conversazioni private.

Le reazioni delle istituzioni

Non si sono fatte attendere le reazioni delle istituzioni e delle associazioni impegnate nella tutela dei minori. Il ministro dell’Interno Anna Bianchi ha chiesto «tolleranza zero contro ogni abuso online», mentre il Garante della privacy ha sottolineato la necessità di intensificare i controlli sulle piattaforme digitali.

Nel frattempo nelle scuole dei quartieri interessati sono iniziate iniziative rivolte a studenti e famiglie: incontri nelle aule magna per parlare dei rischi del web, dei segnali da non ignorare e delle vie per segnalare eventuali situazioni sospette.

“È una battaglia dura – confida uno degli insegnanti coinvolti – ma non possiamo mai abbassare la guardia”. Solo così si può sperare davvero di fermare nuove tragedie come quelle emerse oggi grazie al lavoro della Postale.

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