New York, 16 gennaio 2026 – Ieri in tribunale è tornato a sedere Paul Haggis, ex produttore cinematografico di primo piano, chiamato a rispondere dell’accusa di violenza sessuale mossa da Haleigh Breest, sua ex addetta stampa, per fatti che risalgono al 2013. Il processo, che si sta svolgendo alla Corte Suprema di Manhattan, riporta sotto i riflettori un nome noto di Hollywood: Haggis, autore di film come “Crash” e “Million Dollar Baby”, si è presentato in aula accompagnato dai suoi avvocati. Ha respinto ogni accusa, parlando di “consenso reciproco”. Ma tra carte e testimonianze raccolte finora, la strada giudiziaria sembra lunga e complessa.
Secondo la versione della denuncia, la sera del 31 gennaio 2013 Breest, allora trentenne, aveva lavorato alla premiere di un film a Manhattan. L’evento era stato organizzato in collaborazione con la casa di distribuzione per cui lei lavorava. Finita la serata, Haggis avrebbe invitato la giovane a casa sua con la scusa di bere un bicchiere di vino per festeggiare. La donna, in aula, ha descritto un clima inizialmente “rilassato”, ma che sarebbe cambiato molto in fretta. “Ha cominciato a insistere”, ha detto Breest. “Non volevo, gliel’ho detto più volte”. La difesa ha contestato duramente questo racconto sottolineando l’assenza di referti medici o denunce immediate.
Breest ha risposto alle domande incalzanti degli avvocati dell’accusato durante l’interrogatorio. I legali hanno puntato molto sulle tempistiche: il fatto sarebbe stato denunciato solo nel dicembre 2017, cioè quattro anni dopo l’episodio contestato. Per l’accusa questa lunga attesa si spiega con il timore di possibili ritorsioni sul lavoro; la difesa invece sostiene che proprio questo ritardo mette in dubbio la credibilità della testimone. Paul Haggis ha ribadito: “Non ho mai fatto nulla contro la volontà di nessuno. Sono innocente”. I suoi avvocati parlano apertamente di “relazione consensuale” e hanno mostrato messaggi scambiati dopo quella notte.
Questo caso arriva in un momento delicato per Hollywood, ancora segnato dall’ondata del movimento #MeToo che tra il 2017 e il 2018 aveva scosso l’industria dello spettacolo americana. Da allora non sono mancati i nomi famosi finiti sotto accusa per episodi simili. Il nome di Haggis era già circolato in passato per altre accuse poi archiviate o ritirate; questa volta però il procedimento va avanti senza sconti. “Spero solo che venga fatta chiarezza”, ha detto Breest all’uscita dall’aula, visibilmente scossa.
Il caso sta attirando molta attenzione dai media americani e dalle associazioni che difendono i diritti delle donne. In aula si respira tensione: i cronisti seguono ogni parola mentre il giudice Maryanne Trump Barry ha fissato le prossime udienze per la settimana entrante. Nel frattempo saranno ascoltate altre testimonianze e acquisito materiale informatico relativo ai contatti tra i due protagonisti. Gli avvocati delle parti si dicono “fiduciosi nel corretto svolgimento della giustizia”.
Anche nel mondo del cinema non sono mancate le reazioni: alcuni ex colleghi hanno scelto prudenza – “Aspettiamo quello che decideranno i giudici” – mentre altri sottolineano come il caso stia aprendo un dibattito anche tra i sindacati del settore. Secondo quanto trapelato da fonti vicine ad Hollywood, diverse produzioni avevano già preso le distanze da Haggis nei mesi scorsi. I suoi agenti hanno preferito mantenere il riserbo, limitandosi a confermare che lui è presente a tutte le udienze.
In questo quadro complesso, il confronto tra Paul Haggis e Haleigh Breest potrebbe diventare un banco di prova importante per la giustizia americana nell’era post-Weinstein. La Corte di New York dovrà valutare una vicenda che va oltre le singole persone coinvolte: tocca temi delicati come la tutela delle vittime e le garanzie per gli imputati. Nei prossimi mesi capiremo quale sarà l’impatto di questo processo sul modo di agire dentro e fuori i set degli studi cinematografici statunitensi.
Palermo, 16 gennaio 2026 – All’alba di oggi, a Palermo, sono scattate misure cautelari nell’ambito…
Palermo, 16 gennaio 2026 – Cinque dirigenti dell’Amap sono finiti sotto la lente della Procura…
Roma, 16 gennaio 2026 – «Vogliamo offrire un racconto della realtà più vicino alla gente,…
Bologna, 16 gennaio 2026 – Dal 18 gennaio al 22 marzo, il Museo Civico Medievale…
Barcellona, 16 gennaio 2026 – Per il centenario della morte di Antoni Gaudí, Barcellona ha…
Bologna, 16 gennaio 2026 – Dal 18 gennaio al 22 marzo, le sale del Museo…