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Parrocchia condannata per oratorio rumoroso: Lagalla lancia colletta per sanzione da 45mila euro

Roma, 17 gennaio 2026 – Un vero terremoto per le attività commerciali della Capitale: un imprenditore romano si trova a fare i conti con una multa da 45mila euro e cerca una via d’uscita per non mettere a rischio la sua impresa. Tutto è successo nei primi giorni di gennaio, nel cuore del quartiere San Giovanni, dove un negozio storico è stato multato per irregolarità amministrative. “Non me lo aspettavo, questa cifra mi ha lasciato senza parole”, racconta l’uomo, che per ora preferisce restare nell’ombra.

Sanzione record mette a dura prova un’attività di famiglia

Gli agenti della Polizia Municipale e gli uffici dell’Agenzia delle Entrate hanno ricostruito la vicenda partendo da controlli incrociati sui documenti fiscali. La notifica della multa, arrivata subito dopo le feste, il 4 gennaio, ha spiazzato non solo il titolare ma anche i dieci dipendenti. “Lavoriamo qui da decenni, mai avuto problemi seri”, confida Chiara, una commessa con vent’anni alle spalle. La contestazione riguarda soprattutto la tracciabilità dei pagamenti e la registrazione dei corrispettivi. “Il sistema – spiega un funzionario comunale – non rispettava le norme attuali”.

Per un’impresa di quartiere come questa, dove il rapporto con i clienti è tutto, quei 45mila euro pesano come un macigno. Eppure, il titolare non si arrende: “Non posso chiudere, ci sono famiglie che contano su questo lavoro”. Da qui la scelta di cercare un nuovo modo per gestire la situazione, provando a trovare una soluzione economica che consenta di pagare senza fermare l’attività.

Rateizzazione e supporto: le strade al vaglio

Dopo aver ricevuto la multa, l’imprenditore ha chiesto aiuto a Confcommercio Roma, che segue da vicino il caso. “La prima cosa da vedere è se si può chiedere una rateizzazione”, spiega Lorenzo D’Amato, responsabile legale dell’associazione. L’organizzazione mette a disposizione uno sportello dedicato proprio a chi si trova in queste difficoltà: “Cerchiamo di fare da ponte con gli uffici pubblici e far capire quanto sia difficile per i commercianti”.

Il 10 gennaio scorso, nel pomeriggio in via Marco Polo, il titolare ha incontrato i consulenti per preparare tutta la documentazione necessaria. L’obiettivo è chiaro: evitare che l’attività venga bloccata. Intanto è stata avanzata la richiesta di dilazionare il pagamento su più anni. Ma non sarà facile: fonti vicine all’Agenzia delle Entrate parlano di tempi rigidi e margini stretti per trattare.

Una scossa nel tessuto economico locale

La notizia ha subito fatto il giro del quartiere, portando con sé paura e preoccupazione tra gli altri commercianti. “Ormai è sempre più dura tenere il passo con le regole”, commenta Roberto, titolare della cartoleria accanto. Negli ultimi mesi sono aumentati i controlli fiscali in centro e in periferia. Secondo dati della Camera di Commercio, solo nel 2025 sono state comminate sanzioni amministrative per oltre 2 milioni di euro a piccole e medie imprese.

Anche i clienti storici hanno reagito. Lucia, pensionata del quartiere, dice di sentirsi «dispiaciuta»: “Questa bottega è come casa nostra”. Il timore reale è che una sanzione così pesante porti alla chiusura o a tagli nel personale – uno scenario che preoccupa pure i sindacati.

Tra speranze e incertezze: la strada resta lunga

Per ora non ci sono soluzioni certe all’orizzonte. La burocrazia richiede tempo; settimane che scorrono lente mentre cresce l’ansia tra chi lavora lì dentro. “Speriamo trovino presto un accordo che vada bene a tutti”, dice una dipendente storica. Il negozio resta aperto – luci accese fino alle sette di sera e clienti che vanno e vengono – ma si respira un’atmosfera tesa.

Il caso non è isolato. Le associazioni di categoria denunciano una pressione fiscale sempre più pesante e chiedono più sostegno per chi rispetta le regole ma rischia comunque di finire nei guai. Il dibattito arriva anche in Consiglio comunale: se da una parte si ribadisce l’importanza dei controlli, dall’altra cresce la richiesta di strumenti più flessibili per difendere le piccole imprese.

Nel frattempo in via Taranto il cartello “aperto” resta lì sulla porta. Toccherà al tempo dire se quella bottega saprà davvero trovare un nuovo equilibrio… o se questa sanzione segnerà una svolta definitiva nella sua storia.

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