Napoli, 21 febbraio 2026 – Questa mattina, davanti allo stadio Diego Armando Maradona, i tifosi del Napoli si sono radunati per chiedere a gran voce giustizia dopo la tragica morte di un bambino di due anni, avvenuta lunedì nel quartiere Ponticelli. Un evento che ha scosso profondamente la città, lasciando sgomenti non solo i residenti ma anche le curve dello stadio, unite nel dolore e nella voglia di fare chiarezza su quello che è successo.
Il piccolo, secondo i familiari e le prime ricostruzioni della polizia, sarebbe stato colpito da un proiettile vagante mentre giocava nel cortile di casa, poco dopo le 18 di lunedì. La zona di via Argine, teatro della tragedia, è rimasta chiusa per ore: la Squadra Mobile ha eseguito i rilievi sul posto, cercando bossoli e tracciando la traiettoria del colpo che ha spezzato la vita del bimbo.
Non c’era rabbia cieca né voglia di vendetta tra i tifosi che si sono raccolti all’alba. Molti indossavano la maglia azzurra con il numero dieci stampato, simbolo forte in città. “Non vogliamo silenzi”, ha detto Marco, 28 anni, uno degli organizzatori della manifestazione spontanea. “Non possiamo restare a guardare”. Gli striscioni – “Giustizia per Emanuele”, “Mai più sangue innocente” – hanno fatto eco alle parole della madre del piccolo, disperata all’uscita dell’ospedale Santobono.
Gli investigatori puntano soprattutto sull’ipotesi di uno scontro tra bande criminali della zona, con la sparatoria finita per colpire una famiglia innocente. Per ora nessuno è stato fermato. Le immagini delle telecamere di sicurezza vengono analizzate da ieri pomeriggio. Nessuna pista viene scartata, come ha confermato il questore di Napoli, Luigi De Simone: “Stiamo seguendo ogni possibile traccia e ascoltando diversi testimoni”.
Sul posto sono stati trovati almeno quattro bossoli calibro 9. Parole pesanti quelle di don Claudio Sorrentino, parroco del quartiere che ieri sera ha guidato una veglia silenziosa davanti alla palazzina dove viveva il bambino: “Non è solo cronaca nera, qui c’è una ferita aperta che non si rimarginerà”.
Davanti ai cancelli dello stadio non c’erano solo ultras ma anche intere famiglie. I cori sono stati messi da parte – almeno per un giorno – per lasciare spazio a lunghi momenti di silenzio. Anna, 41 anni e madre di due bambini, ha confessato: “Da ieri notte non chiudo occhio. Ho cercato di spiegare a mio figlio cos’è successo ma mi mancano le parole”. In molti stringevano piccoli peluche azzurri o sciarpe con scritto “Napoli per la vita”, poi lasciati in fila ordinata vicino alla Curva B.
Il presidente del club, Aurelio De Laurentiis, ha mandato un messaggio letto da un portavoce: “Ogni vittima innocente è una sconfitta per tutti noi. Lo sport deve essere vita, non sangue”. Anche il sindaco Gaetano Manfredi si è espresso con fermezza: “Vogliamo verità e interventi rapidi. Napoli non può più piangere”.
La Prefettura ha convocato per domani un vertice straordinario con le forze dell’ordine; in serata dovrebbe riunirsi il Comitato provinciale per l’ordine pubblico. Si cerca una risposta immediata a quella che ormai è percepita come una vera e propria emergenza sicurezza. In città si respira tensione: molti negozi hanno abbassato le serrande in segno di lutto.
Alcuni residenti ammettono paura ad uscire dopo il tramonto. “Qui non si vive più tranquilli”, racconta Antonio, commerciante della zona. La richiesta arriva chiara: più controlli e maggiore presenza delle istituzioni nei quartieri più difficili.
La protesta allo stadio Maradona oggi non era solo quella dei tifosi ma quella di tutta la comunità napoletana. Non c’erano bandiere se non quella del dolore condiviso. Un ragazzo ha lasciato accanto ai fiori una lettera scritta a mano: “A Emanuele – non ti dimenticheremo”. Poco distante qualcuno ha acceso una candela.
Nel frattempo le indagini continuano senza sosta. In serata potrebbe arrivare un primo aggiornamento dalla Questura. La città aspetta risposte concrete: i tifosi – e non solo loro – chiedono verità su quanto accaduto al piccolo Emanuele. Fino ad allora Napoli resterà avvolta in un silenzio difficile da rompere.
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