New York, 5 febbraio 2026 – Nel cuore verde del Giardino Botanico del Bronx, ieri pomeriggio si è respirata un’atmosfera speciale. Tra l’odore di terra bagnata e piante sempre vive, l’artista newyorkese Mr Flower Fantastic ha svelato il suo ultimo progetto. L’appuntamento – fissato poco dopo le 15 – ha richiamato centinaia di persone: appassionati d’arte, famiglie e semplici curiosi. Tutti attratti da una mostra che unisce botanica e creatività urbana in uno dei luoghi più amati della città.
Dietro la maschera che da anni gli nasconde il volto, Mr Flower Fantastic – 34 anni, origini caraibiche e una fama costruita sui marciapiedi di Brooklyn – ha accompagnato i giornalisti in un percorso tra installazioni floreali e opere realizzate appositamente per il posto. “Questo luogo ha un’anima diversa”, ha detto con un sorriso nascosto. L’obiettivo è chiaro: «Avvicinare mondi che sembrano lontani, come la botanica e il linguaggio della strada». Le sue opere rimarranno esposte nel Bronx Botanical Garden fino ad aprile.
Tra le serre Palmatum e Orchid Hall, le sue creazioni colpiscono per forme e dimensioni fuori dal comune. Sono composte da petali, steli e materiali riciclati, con un tocco quasi architettonico. Tra le più fotografate c’è una Nike Air Max fatta con orchidee bianche e foglie di monstera, appoggiata tra felci giganti come se fosse sbocciata dalla terra stessa. “Volevo rendere omaggio alle mie radici urbane”, racconta l’artista, “e a quella New York che è sempre un ponte tra mondi diversi”.
La mostra è stata inaugurata ieri alle 15.30 nella sala “Glasshouse” ed è parte del calendario invernale del Giardino. La direttrice scientifica, Jessica Linwood, spiega che la collaborazione «covava da mesi». “Volevamo fare qualcosa di diverso – dice – per coinvolgere chi normalmente non va nei musei o negli orti botanici”. I numeri danno ragione: nel solo pomeriggio di ieri gli ingressi hanno superato quota 1.200.
Oltre alle installazioni, Mr Flower Fantastic propone anche piccole performance dal vivo: petali lanciati su tele improvvisate, sagome di rose sprayate su vasi antichi risalenti al XIX secolo. Il pubblico è assorto: bambini con gli occhi spalancati, studenti chini sui taccuini, anziani che si scambiano commenti sottovoce. Eleanor, 67 anni di Riverdale, osserva un mazzo sospeso fra due bambù. “Non mi aspettavo niente di così diverso qui dentro”, confida.
Al centro del progetto c’è un tema ben definito: raccontare il rapporto tra natura e città. Le opere nascono tutte da fiori veri, raccolti in vivai di Long Island o presi al mercato floreale di Manhattan. Eppure, nelle mani dell’artista diventano simboli di una resilienza urbana molto sentita anche dalle istituzioni locali. “Vogliamo mostrare che la città non è solo cemento – spiega Linwood –, ma anche vita che cresce continuamente”.
Parlando a ruota libera, l’artista dice: “Per me è importante far sentire alla gente la bellezza fragile della natura anche in mezzo ai palazzi”. Niente teche o barriere: molte installazioni si possono toccare, così da accorciare la distanza tra chi guarda e l’opera.
La mostra resta aperta fino al 27 aprile e prevede anche una serie di laboratori creativi dedicati a scuole e famiglie. Il programma annunciato ieri include docenti universitari di botanica, giovani writer e chef locali pronti a proporre attività legate alla biodiversità urbana. I biglietti costano come sempre: 20 dollari per gli adulti, 10 ridotti. Prenotazioni già aperte sul sito ufficiale del Bronx Botanical Garden.
Il successo si misura anche dai social: centinaia di foto condivise con l’hashtag #FlowerFantasticBronx, commenti entusiasti e video girati dai visitatori dentro serre illuminate al tramonto. La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18. Lì, alla fine dei corridoi umidi delle serre, accanto a una grande peonia gialla incorniciata nel vetro (l’opera preferita dell’artista), sembra quasi possibile immaginare una città diversa. Dove il cemento lascia spazio – almeno per qualche ora – all’esplosione silenziosa dei fiori.
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