Catania, 5 gennaio 2026 – All’alba di oggi, tra Biancavilla e Adrano, sono scattate le perquisizioni dei carabinieri del comando provinciale di Catania, che hanno portato al fermo di diversi sospettati. L’accusa è pesante: tentato omicidio. Il blitz, partito poco dopo le 6, arriva a conclusione di un’indagine aperta mesi fa dopo una serie di episodi violenti che avevano messo in allarme la gente delle due cittadine.
Gli uomini dell’Arma hanno agito all’alba, con l’aiuto delle unità cinofile e del nucleo elicotteri, come ha spiegato il colonnello Giuseppe La Spina. “Bisognava muoversi in fretta, il rischio di un’escalation era reale”, ha detto il comandante. Fuori dalla caserma in via S. Giuseppe, alcune famiglie aspettavano notizie con ansia. Le indagini – coordinate dalla procura di Catania – hanno ricostruito una faida tra gruppi rivali della zona, nata da motivi apparentemente banali ma che è degenerata fino all’aggressione dello scorso ottobre in una stradina periferica di Adrano. Quel giorno un uomo di 35 anni era rimasto gravemente ferito. “Secondo i medici poteva andare molto peggio”, ha confidato un investigatore.
I particolari della vicenda emergono lentamente. Dai primi accertamenti, i carabinieri hanno raccolto prove tecniche e testimonianze che inchioderebbero gli indagati al tentato omicidio avvenuto il 14 ottobre scorso. La vittima – un operaio locale, Salvatore G., conosciuto in paese – era stato raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco fuori da un bar in via Sturzo, intorno alle 20:15. Solo l’intervento rapido dei soccorsi e il ricovero all’ospedale Garibaldi di Catania hanno evitato il peggio. Da settimane in paese circolavano voci su un regolamento di conti legato a questioni economiche o vecchi rancori personali. “Qui ormai nessuno si sente più al sicuro, basta uno sguardo sbagliato per finire nei guai”, raccontava ieri sera un residente.
Durante le perquisizioni sono stati sequestrati diversi oggetti utili alle indagini: cellulari, abiti macchiati e una pistola semiautomatica trovata in una cantina abbandonata tra Biancavilla e Adrano. Le autorità non hanno precisato quanti siano i fermati per evitare di compromettere le indagini; però si parla di almeno quattro persone coinvolte, tutte residenti nei due comuni e già conosciute per precedenti legati a risse e minacce. “Stiamo esaminando ogni elemento raccolto – ha detto il capitano Marco Calì – perché vogliamo capire chi ha fatto cosa senza lasciare punti oscuri.”
Biancavilla si è svegliata con sirene e lampeggianti a ogni angolo. All’incrocio tra via Vittorio Emanuele e piazza Collegiata qualche anziano commentava a bassa voce: “Qui queste cose non succedevano dai tempi degli anni Novanta.” La tensione è palpabile: militari davanti alle scuole e ai bar frequentati dai giovani non sono passati inosservati ai genitori. Il sindaco Antonio Bonanno ha invitato alla calma: “Dobbiamo fidarci degli investigatori e delle istituzioni. Solo così si può tornare a vivere serenamente.” Nel pomeriggio molti negozi del centro hanno deciso di chiudere anticipatamente per precauzione.
La procura di Catania prevede nuovi interrogatori nelle prossime ore e non esclude altri fermi. Nel frattempo i carabinieri continuano i controlli nei quartieri più sensibili, mantenendo un presidio fisso tra Biancavilla e Adrano. Fonti vicine agli inquirenti parlano di un’attenzione particolare su possibili legami con altri episodi violenti avvenuti nel catanese negli ultimi sei mesi. “Non ci fermeremo finché non faremo piena luce su tutto”, assicura un ufficiale impegnato nell’operazione.
Resta alta la preoccupazione tra i cittadini e tanti interrogativi sul futuro della sicurezza locale. L’auspicio è che questo intervento segni davvero una svolta nella lotta alla criminalità alle pendici dell’Etna e che episodi come questo restino solo brutti ricordi per la comunità.
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