Roma, 24 gennaio 2026 – Daniel Rosenfeld, il compositore americano conosciuto come C418, è tra i grandi nomi dell’edizione 2026 degli Academy Awards. La sua candidatura nella categoria Miglior Canzone Originale arriva grazie al documentario “La Voce della Terra”, diretto dalla milanese Chiara Balsamo e girato interamente tra la Valle dei Templi e il Parco Nazionale del Gran Sasso. La notizia, annunciata ieri sera alle 20 in diretta da Los Angeles, segna un momento importante per la musica nei documentari europei e per il cinema italiano.
Il suono di C418 che parla d’Italia
La canzone “Still, We Stand”, scritta apposta per il film, accompagna i titoli di coda di un documentario che dà voce a contadini, allevatori e scienziati impegnati a raccontare il difficile rapporto tra uomo e natura. Il pezzo, cantato dalla giovane britannica Amelia Barnes, mescola suoni elettronici con strumenti acustici ispirati alle tradizioni di Abruzzo e Sicilia. “Sono rimasto colpito dalla forza dei paesaggi italiani”, ha detto Rosenfeld durante un collegamento Zoom dal suo studio a Berlino. “Ho voluto trasmettere un senso di resistenza e speranza perché queste storie parlano a tutti, anche nel loro faticare”.
Il documentario, prodotto dalla torinese Magenta Film, ha richiesto 18 settimane di riprese tra maggio e settembre 2025. Sul Gran Sasso, la troupe è spesso partita all’alba per catturare la luce migliore. L’operatore Mauro Reggiani racconta: “Abbiamo aspettato ore intere per trovare la luce giusta o il passaggio degli animali. Non c’era fretta, solo la voglia di lasciare parlare quei luoghi”.
Un premio che parla italiano
Una candidatura agli Oscar per una canzone originale in un documentario girato in Italia è una rarità. L’ultima volta era successo nel 2012 con “Io sono qui” di Franco Piersanti per “Terra Madre”. Qui, la presenza internazionale di C418 ha dato slancio anche alle piattaforme streaming: subito dopo l’annuncio delle nomination, “Still, We Stand” è entrata nella top 20 delle colonne sonore su Spotify Italia.
La regista Chiara Balsamo ha commentato con l’Ansa: “Siamo soddisfatti perché questo premio riconosce il lavoro fatto unendo mondi diversi”. Le riprese si sono svolte in piccoli gruppi per rispettare i territori; il team era formato da sei persone più i protagonisti locali e ha seguito le indicazioni delle amministrazioni di Agrigento e L’Aquila.
La reazione dal territorio e dai fan
La notizia della nomination ha acceso entusiasmo nelle comunità coinvolte. Ad Assergi, nel cuore del Parco del Gran Sasso, il sindaco Giulio De Angelis ha detto: “Abbiamo visto insieme il documentario in sala. Vedere i nostri luoghi arrivare fino a Hollywood ci riempie d’orgoglio”. Sui social si sono moltiplicati messaggi di congratulazioni per Rosenfeld e Balsamo: spicca quello della cantante Elisa che su X ha scritto “Che gioia sentire l’Italia raccontata così”.
In serata, dal profilo Instagram della Magenta Film sono arrivate immagini dal backstage: frammenti delle registrazioni di Amelia Barnes a Londra e un breve video in cui Daniel Rosenfeld prova al pianoforte alcune varianti del tema principale. Il fonico Giuseppe Lorusso racconta: “Quando Daniel ha sentito i campanacci abruzzesi durante una sessione notturna, ha voluto inserirli nella traccia finale. Sono piccoli dettagli che rendono questa colonna sonora davvero unica”.
Oscar alle porte
Ora l’attesa si concentra sulla cerimonia degli Oscar del 7 marzo a Los Angeles. La presenza di una canzone nata tra Abruzzo e Sicilia dimostra – come sottolinea la critica Giulia Merli su La Stampa – che anche i paesaggi italiani meno noti sanno ispirare la musica internazionale.
Poco dopo la candidatura, C418 ha scritto su X: “Grazie al team italiano che mi ha accolto come uno di famiglia” e alla vocalist Barnes “per aver dato voce alle mie note”. Secondo i bookmaker statunitensi, “Still, We Stand” ha una chance su quattro di vincere; favorita resta però la canzone prodotta da Mark Ronson per il documentario Netflix “Climate Lines”.
Resta ora solo l’incertezza – ma anche una grande speranza – che una produzione italiana possa risuonare sul palco del Dolby Theatre tra le note elettroniche e i profumi delle campagne nostrane. Un ponte sottile tra mondi lontani che grazie alla musica si scoprono invece vicini.





