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Roma, 17 febbraio 2026 – Ieri sera, al cinema Quattro Fontane, è andata in scena l’anteprima di “Il Nobel”, il nuovo film di Susanna Nicchiarelli. Atteso da mesi, il film si muove tra Roma e la Svezia e racconta – come ha detto la regista – «una storia d’amore che non celebra questo sentimento». Ma cosa significa davvero? E come si colloca questa pellicola, distribuita da Lucky Red, nel panorama del cinema italiano di oggi?

Susanna Nicchiarelli spezza il classico racconto d’amore

«Non volevo fare l’ennesimo film romantico», ha chiarito la regista durante la conferenza stampa delle 11.30, seduta davanti ai microfoni in una sala piena di giornalisti. “Il Nobel” segue Marta (Cristiana Capotondi), traduttrice letteraria, e Jonas, un intellettuale svedese di mezza età che riceve all’improvviso il prestigioso premio. La loro storia si snoda tra i vicoli di Trastevere e le strade innevate di Stoccolma. Ma attenzione: qui il fulcro non è l’amore in senso classico, bensì la sua mancanza. «Volevo esplorare le zone d’ombra», ha spiegato Nicchiarelli. «L’amore come qualcosa che non riesci davvero a prendere».

Il film alterna dialoghi taglienti a silenzi carichi di tensione — un aspetto subito colto dal pubblico. In sala, vicino al palco, alcune ragazze commentavano sottovoce: «È diverso dai soliti film d’amore, quasi ti fa male». Parole che hanno trovato conferma anche nelle dichiarazioni del direttore della fotografia Paolo Carnera: «Abbiamo cercato un’immagine pulita ma con qualcosa fuori posto. Niente trucco pesante, niente luci calde: volevamo raccontare la verità».

Tra Roma e Stoccolma: una Roma quotidiana e una Svezia distante

Le riprese si sono svolte tra Monteverde e una fredda Stoccolma innevata. Una scelta voluta e precisa dalla regista: «Volevo mostrare una Roma meno monumentale, più vera». E così troviamo strade secondarie vicino a Villa Sciarra, caffè senza insegne lungo via Carini e tram pieni nelle ore di punta: dettagli che spezzano quella patina patinata tipica dei film d’amore tradizionali. Dall’altra parte, la Svezia appare rigida e fredda — la neve sulle scale del municipio dove si svolge la cerimonia diventa più simbolo di distacco che di solennità.

Nel film ci sono oggetti semplici che ritornano spesso: un vecchio cappotto indossato da Jonas o un taccuino sgualcito in cui Marta annota pensieri mai detti ad alta voce. Piccole cose che – come ha confidato la sceneggiatrice Francesca Manieri – «parlano più forte delle grandi dichiarazioni».

L’amore “non celebrato”: cosa lascia il film

Già prima della proiezione in molti si chiedevano quale fosse il cuore della storia. Sullo schermo il legame tra Marta e Jonas resta sempre sul filo sottile tra attrazione e distanza. Niente baci appassionati sotto la pioggia o colpi di scena spettacolari: qui dominano i dialoghi interrotti e lunghi silenzi. Secondo i critici presenti all’anteprima – tra cui Piera Detassis di Ciak e Carlo Griseri di Quinlan – il film punta tutto sull’ambiguità emotiva. Ma c’è qualcosa che arriva forte allo spettatore: una ragazza uscendo ha sussurrato, quasi a se stessa, «Mi sono riconosciuta nel non detto».

Nicchiarelli ha ribadito questa idea anche dopo la proiezione: «Celebrando l’amore avrei tradito i personaggi. Volevo raccontare due vite che si sfiorano senza mai mescolarsi».

Le reazioni in sala e cosa aspettarsi dal cinema italiano

Alla fine della proiezione delle 20.00 c’era un pubblico variegato: addetti ai lavori, amanti del cinema d’autore, studenti con i taccuini in mano pronti a segnare ogni dettaglio. L’atmosfera? Più raccolta che trionfale. Il produttore Riccardo Russo ha commentato davanti al bar del cinema: «Penso sia un segnale importante per tutto il settore. Possiamo parlare d’amore senza cadere nella retorica».

“Il Nobel” arriverà nelle sale italiane giovedì prossimo con una distribuzione iniziale su quaranta copie. Un banco di prova per le uscite d’autore di questa stagione — e per una regista pronta a mettere in discussione le regole del racconto sentimentale.

Per chi cerca una storia d’amore fuori dagli schemi (anzi, forse nemmeno da chiamare così), l’appuntamento con Susanna Nicchiarelli è segnato sul calendario. Solo nel buio della sala potremo capire se questa “non celebrazione” aprirà davvero una nuova strada per il nostro cinema.

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