Ieri sera Rita Marcotulli, una delle pianiste più amate nel jazz italiano, ha dato il via alla quindicesima edizione del festival Jazz in Roma. Sul palco dell’Auditorium Parco della Musica ha portato un omaggio sentito e personale a Ornella Vanoni. L’evento, molto atteso dagli appassionati, è cominciato alle 21 e ha richiamato oltre 900 persone: musicisti, addetti ai lavori e semplici curiosi.
Il concerto, intitolato “Canzoni per Ornella”, ha voluto celebrare la lunga e variegata carriera di Ornella Vanoni, che quest’anno ha compiuto 88 anni. Prima di salire sul palco, Marcotulli ha raccontato di aver scelto di rielaborare alcuni tra i pezzi più famosi della Vanoni «con rispetto ma anche con libertà, perché ogni canzone porta già dentro una sua storia da raccontare a modo suo». Il pubblico ha ascoltato versioni nuove di brani come “L’appuntamento” e “Senza fine”, immersi in arrangiamenti jazz intimi e delicati. C’erano un sax discreto, qualche tocco elettronico qua e là e molto pianoforte. L’atmosfera era quella di un incontro tra due mondi: la canzone d’autore italiana da una parte e il jazz internazionale dall’altra.
Questa quindicesima edizione del festival, iniziata ieri e in programma fino all’8 dicembre, rappresenta un passo importante per Jazz in Roma. Gli organizzatori parlano di circa 12.000 presenze attese, con una crescita del 15% rispetto allo scorso anno. Sono sette i concerti principali previsti, accompagnati da più di venti eventi collaterali: workshop, masterclass e incontri con gli artisti. «Vogliamo continuare a portare il jazz fuori dai suoi soliti confini», spiega Laura Bellini, direttrice artistica della rassegna. «Il nostro obiettivo è coinvolgere un pubblico più giovane e vario».
Gli eventi si svolgeranno tra il Parco della Musica, il Monk Club in via Giuseppe Mirri e luoghi meno convenzionali come il cortile del MAXXI o la Biblioteca Nazionale Centrale. I biglietti per i concerti più importanti sono andati a ruba da giorni; ieri sera si sono formate code già dalle 19 all’ingresso dell’Auditorium.
Rita Marcotulli, nata nel 1959, è una delle figure più note nel jazz europeo. Ha lavorato con nomi come Chet Baker e Pat Metheny. In conferenza stampa ha spiegato cosa significa per lei questo tributo: «La voce di Ornella è uno strumento non solo melodico ma anche ritmico. Nel jazz la voce non è mai un dettaglio; improvvisare su Vanoni vuol dire dialogare con la sua particolare timbrica». Sul palco l’hanno accompagnata il contrabbassista Dario Deidda e la batterista Israel Varela.
L’omaggio a Vanoni nasce dalla voglia di esplorare il legame tra musica d’autore e improvvisazione jazz. Un percorso che Marcotulli aveva già iniziato con tributi a Lucio Dalla e Fabrizio De André negli anni scorsi. Ieri sera l’atmosfera era raccolta ma aperta alle sorprese. Qualcuno in sala ha chiuso gli occhi durante “Domani è un altro giorno”, lasciandosi trasportare dal dialogo musicale dei tre.
Alla fine del concerto c’è stato un momento di silenzio prima degli applausi scroscianti. Un signore seduto in seconda fila, cappotto chiaro sulle ginocchia, ha sussurrato al vicino: «Sembrava quasi che Ornella fosse dietro le quinte». La stessa Vanoni ha mandato un videomessaggio proiettato all’inizio della serata: «Sono felice che le mie canzoni possano ancora viaggiare libere».
Il festival va avanti con ospiti internazionali come Brad Mehldau (4 dicembre) e la giovane trombettista Roberta Sciacca (7 dicembre). Il gran finale dell’8 dicembre sarà una jam session collettiva che riunirà molti degli artisti presenti; i posti sono ormai pochi.
Per chi vuole avvicinarsi al mondo del jazz senza avere conoscenze tecniche ci saranno laboratori gratuiti per ragazzi sotto i diciotto anni e incontri didattici con i musicisti stessi. Il programma completo si trova sul sito ufficiale della manifestazione.
Solo allora – nell’aria fredda di dicembre – sembra davvero che Roma cominci a suonare in jazz.
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