Genova, 4 gennaio 2026 – Un confronto aperto sul futuro della razza cavallina si è svolto stamattina nelle storiche sale del Palazzo Ducale, proprio nel cuore della città. Il convegno, organizzato da associazioni di categoria e con il patrocinio del Comune di Genova, ha riunito esperti, amministratori locali, allevatori e operatori turistici. L’obiettivo era chiaro: capire come la tradizione possa convivere con le nuove opportunità offerte dal turismo e dallo sport. Tra interventi, preoccupazioni e qualche speranza, il dibattito è partito poco dopo le 10.
Il dibattito sulla razza: identità e rischi
La “razza cavallina”, che in Liguria richiama radici antiche e consuetudini rurali, è stata il filo rosso dell’incontro. I relatori hanno mostrato un quadro a tinte contrastanti. Da un lato c’è il rischio concreto che la biodiversità equina locale si riduca a causa del progressivo abbandono delle campagne. Dall’altro, però, cresce l’interesse verso attività come il trekking a cavallo, l’ippoterapia e i percorsi turistici su sentieri storici. Questo apre nuove possibilità.
“La salvaguardia delle razze autoctone deve andare di pari passo con la valorizzazione del territorio,” ha sottolineato Marta Salvi, presidente della Federazione Regionale Allevatori. Salvi, che viene dalla Val d’Aveto, ha però voluto mettere in luce alcune difficoltà: “Senza un piano di incentivi e una maggiore attenzione da parte di tutti, molte realtà rischiano di sparire nel giro di pochi anni.” Nel 2025, secondo i dati della Regione, il numero dei capi iscritti al registro anagrafico è sceso del 7%.
Turismo slow e sport: le nuove frontiere
Al centro dell’incontro c’è stato anche il tema del turismo sostenibile. Gli operatori hanno raccontato esperienze sul campo: dalle escursioni guidate ai pacchetti che uniscono passeggiate a cavallo e degustazioni nei dintorni di Torriglia e Santo Stefano d’Aveto. Sono numeri piccoli per ora, ma in crescita: nel 2025 circa 1.500 turisti hanno scelto esperienze “a cavallo” nelle Valli liguri.
Luca Paoli, di un tour operator locale, ha detto: “L’interesse degli stranieri – soprattutto tedeschi e francesi – sta aumentando.” Per lui la combinazione tra paesaggio naturale e tradizioni antiche è “una vera occasione per destagionalizzare i flussi turistici e far scoprire zone spesso trascurate”.
Dal punto di vista sportivo sono intervenuti istruttori federali e atleti. “L’endurance, cioè le gare di resistenza su lunghe distanze, sta conquistando spazio anche tra i giovani,” ha raccontato Chiara Bonfiglioli, campionessa regionale under 21. “Ma servono impianti adeguati, supporto tecnico e un lavoro costante nelle scuole.”
Preservare una cultura rurale tra tradizione e futuro
Il convegno ha acceso i riflettori anche sul valore culturale della razza. Diversi interventi hanno ricordato storie ed episodi legati alle pratiche contadine ormai quasi dimenticate. “Le fiere equine di settembre,” ha raccontato Enrico Mazzoni, storico locale, “un tempo segnavano l’inizio dell’anno agricolo per tante comunità dell’entroterra”.
Non solo ricordi. L’assessore comunale all’Agricoltura, Federica Martino, intervenuta verso mezzogiorno, ha annunciato la creazione di un tavolo tecnico permanente. “Vogliamo mettere insieme enti locali, privati e associazioni per lavorare su formazione e promozione,” ha detto Martino davanti a una platea attenta.
Il pubblico – una ottantina tra operatori e cittadini – ha seguito con interesse il dibattito finale animandolo con domande e suggerimenti concreti. Qualcuno ha proposto itinerari tematici da inserire nelle guide regionali; altri hanno chiesto più attenzione alla salute degli animali.
Le prospettive: tra investimenti e nuove generazioni
Un momento importante del convegno è stato dedicato alle risorse necessarie per dare nuova vita al settore. Tra le proposte emerse ci sono l’attivazione di fondi europei per lo sviluppo rurale e la promozione delle razze nelle scuole per trasmettere alle nuove generazioni senso di appartenenza e conoscenza delle tradizioni.
Sergio Lombardi, allevatore storico della zona di Mezzanego, non ha usato mezzi termini: “Senza un vero cambio di passo su incentivi e formazione dei giovani rischiamo che tutto resti solo parole.”
Tra applausi misurati e qualche scambio acceso il dibattito si è concluso poco prima delle 13. Nessuna soluzione definitiva sul tavolo – come spesso capita in questi casi – ma un messaggio forte è passato: il futuro della razza cavallina ligure dipenderà dalla capacità delle comunità locali di fare squadra tra turismo, sport ed eredità culturale. E soprattutto dalla volontà – non solo politica – di non lasciare che questa storia svanisca nei boschi e nelle valli della regione.





