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Maltempo a Catania: peschereccio affonda nel porto, armatori chiedono risarcimento danni

Palermo, 20 gennaio 2026 – La Federazione armatori siciliani ha annunciato oggi, durante una conferenza stampa a Palazzo d’Orléans, l’intenzione di presentare una richiesta di risarcimento danni per le recenti limitazioni imposte al traffico marittimo nello Stretto di Messina. Una decisione che arriva dopo settimane di confronti interni e crescenti tensioni tra il mondo della navigazione e le autorità regionali, con conseguenze dirette su passeggeri e trasportatori.

Armatori sul piede di guerra: danni economici “consistenti”

Il presidente Salvatore Longo ha parlato chiaro: gli armatori siciliani sono stati messi in difficoltà da “provvedimenti restrittivi che hanno messo in crisi le nostre attività, costringendo diverse compagnie a ridurre o sospendere temporaneamente i collegamenti”. Visibilmente irritato durante l’incontro con i giornalisti, Longo ha aggiunto che “dall’inizio di gennaio abbiamo perso almeno il 30% del traffico rispetto allo stesso periodo del 2025, con pesanti ricadute su equipaggi e aziende dell’indotto”. I dati non sono ancora ufficiali, ma una prima stima interna parla di un danno superiore ai 12 milioni di euro.

Il presidente ha chiarito che la richiesta di risarcimento sarà formalizzata nelle prossime settimane. “Non possiamo stare a guardare – ha detto – mentre lavoratori e famiglie pagano le conseguenze di decisioni prese senza confronto”. Solo allora, spiegano dall’associazione, arriveranno i dettagli precisi sulle perdite.

Il problema sono i limiti al traffico e le tensioni istituzionali

Il punto critico, secondo gli armatori, è l’ordinanza regionale entrata in vigore il 2 gennaio scorso. Il provvedimento vieta il transito commerciale dalle 18 alle 22, motivando la scelta con ragioni di sicurezza e ambiente. Ma le compagnie non hanno nascosto il loro disagio: “Ci hanno tenuti all’oscuro fino all’ultimo minuto – racconta Carlo Russo, direttore operativo di Trinacria Lines –. In pochi giorni abbiamo dovuto riorganizzare orari e personale”.

Anche i sindacati hanno preso posizione. “Chiediamo alla Regione un confronto urgente – dice Giulia Foti della Filt-Cgil Sicilia – perché il blocco serale sta già causando esuberi temporanei nei porti di Messina e Villa San Giovanni”. Dall’altra parte, però, la Regione si difende: “Non è un attacco agli armatori”, ha ribattuto ieri l’assessore ai Trasporti Marco Caruso, “ma un intervento necessario per la sicurezza e per ridurre le emissioni nocive”.

A Messina cresce la tensione: lavoratori in piazza

Le reazioni a Messina non si sono fatte attendere. I lavoratori portuali si dicono preoccupati per il futuro delle loro attività. Questa mattina alle 11.30 circa quaranta persone – tra marinai, impiegati e piccoli fornitori – hanno protestato davanti alla Stazione Marittima con uno striscione che recitava: “Senza traghetti, senza lavoro”.

Nel frattempo le amministrazioni locali provano a mediare. Il sindaco di Messina, Francesco De Luca, ha chiesto una sospensione delle restrizioni almeno fino a fine febbraio. “Se Regione e operatori non trovano un accordo rischiamo la paralisi del traffico proprio nel periodo in cui riparte il turismo verso la Sicilia”, ha sottolineato.

Il futuro è incerto: possibili ricorsi e nuovi tavoli

Fonti interne alla Federazione armatori siciliani spiegano che se non si troverà un’intesa chiederanno il risarcimento sia alla Regione sia al Ministero delle Infrastrutture. Longo non esclude nemmeno un ricorso urgente al TAR. Al momento nessuna cifra definitiva è stata ufficializzata, ma gli avvocati stanno raccogliendo testimonianze dagli operatori coinvolti.

In questa situazione incerta resta aperta la partita istituzionale. La Regione ha convocato per venerdì un tavolo tecnico a Palermo con tutti i protagonisti del settore marittimo. Da quell’incontro potrebbero arrivare novità sull’applicazione dell’ordinanza e possibili modifiche alle restrizioni. Nel frattempo però chi lavora ogni giorno ai moli dello Stretto racconta un clima teso: “Non si sa più cosa aspettarsi da un giorno all’altro”, confida un operatore portuale poco dopo mezzogiorno.

Nei prossimi giorni capiremo se prevarrà la strada del dialogo o se tutto finirà davanti ai tribunali. Intanto resta concreto il rischio che con lo Stretto chiuso nelle ore serali si metta ancora più sotto pressione uno dei settori vitali dell’economia siciliana.

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