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Lionti (Uil): Pronto soccorso punto debole, programmazione sanitaria mai decollata in Italia

Roma, 7 gennaio 2026 – “I pronto soccorso sono ancora oggi il tallone d’Achille del nostro sistema sanitario“, ha detto senza giri di parole Pierpaola Bombardieri, segretaria generale della UIL, durante la conferenza stampa di questa mattina in via Lucullo. Il tema dell’emergenza nei dipartimenti di urgenza torna a far parlare di sé proprio dopo il lungo ponte dell’Epifania, quando molte città italiane hanno visto crescere vertiginosamente gli accessi, con tempi di attesa ben oltre la media.

Pronto soccorso sotto pressione: la denuncia della UIL

Bombardieri, davanti a giornalisti attenti, ha descritto una realtà dura: “Medici e infermieri sono costretti a lavorare in condizioni sempre più pesanti. I numeri non mentono. Solo lo scorso weekend, in Lombardia, secondo i dati dell’Agenzia regionale emergenza urgenza, si sono registrati oltre 8.000 accessi in meno di tre giorni”.

Ma non è solo un problema lombardo. “A Palermo, al Policlinico, ci sono pazienti rimasti su barelle per 36 ore consecutive”, ha aggiunto. “Non è un caso isolato, succede ovunque, dal Nord al Sud”. Questa situazione – spiega Bombardieri – mette in pericolo la salute dei cittadini e la serenità del personale sanitario: “Molti finiscono in pronto soccorso perché fuori c’è poco o niente che li possa aiutare; così le strutture di emergenza diventano l’unica via d’accesso”.

Carenza di personale e risorse: il nodo irrisolto

Dietro a tutto questo, secondo la UIL, c’è una questione chiara: “mancano medici e infermieri“. L’organizzazione fa fatica a tenere il passo con i nuovi bisogni. “In alcune città manca quasi un quinto del personale necessario”, ha spiegato Bombardieri. “Turni pesanti, ferie che saltano e stipendi che non riflettono la complessità del lavoro stanno facendo scappare tanti professionisti”.

Durante la conferenza sono emersi anche i dati del Ministero della Salute: “Negli ultimi tre anni abbiamo perso quasi 6.500 camici bianchi nelle strutture pubbliche”. Molti scelgono il privato o l’estero. Se non si interviene subito, la situazione rischia solo di peggiorare.

La richiesta: investimenti e riforme urgenti

La UIL chiede risorse vere e subito. “Basta promesse vuote”, ha sottolineato Bombardieri. “Servono soldi per assumere nuovo personale e rendere più attrattivo lavorare nei reparti d’urgenza. Solo così potremo davvero cambiare rotta”. E poi: “È fondamentale rafforzare la medicina territoriale – dai medici di base alle guardie mediche – così da alleggerire i pronto soccorso”.

Sul tavolo anche una revisione dei protocolli di triage e dei modi di ricovero: “Troppi pazienti con codici meno gravi restano ore ad aspettare senza essere presi in carico sul serio. Il sistema deve diventare più snello e digitale”.

Le reazioni dei sindacati e delle istituzioni

La UIL non è sola in questa battaglia. Anche altri sindacati si fanno sentire. Giuseppe Torluccio della Fp Cgil Medici ribadisce: “Non si tratta solo di soldi, ma del rispetto per chi lavora nella sanità. Ogni giorno perdiamo operatori perché nessuno tutela davvero le loro condizioni”. Il Ministero della Salute ha risposto con una nota nel pomeriggio annunciando un tavolo tecnico per trovare soluzioni condivise entro la primavera.

Nel frattempo, però, nelle grandi città la pressione resta alta. A Napoli, stamattina al Cardarelli c’erano code di venti ambulanze in attesa di scaricare pazienti. A Firenze l’ospedale Careggi ha dovuto mettere in campo turni straordinari per infermieri e operatori sociosanitari.

Un’urgenza non più rimandabile

“In questi giorni abbiamo visto bene come la resistenza dei pronto soccorso sia il vero termometro dello stato della sanità pubblica”, ha concluso Bombardieri. “I cittadini vogliono risposte concrete”. Il rischio è che senza interventi rapidi nuove crisi siano dietro l’angolo già nelle prossime settimane.

Gli accessi aumentano ancora e fuori dalle porte delle emergenze ospedaliere italiane la pazienza di chi aspetta un posto letto sembra finire lentamente ma inesorabilmente.

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