New York, 31 gennaio 2026 – Un piccolo gioiello dell’arte italiana ha varcato l’oceano per arrivare, dal 30 gennaio, nelle sale della Morgan Library & Museum di New York: il polittico di Giovanni da Rimini, prestato dal Museo della Città di Rimini. Un viaggio non scontato, chiesto dalla prestigiosa istituzione americana per celebrare i sette secoli dalla morte di Dante Alighieri e per offrire uno sguardo raro sulla pittura riminese del Trecento.
Il Museo della Città di Rimini, che custodisce il polittico, ha dato il via libera dopo una lunga trattativa diplomatica e tecnica iniziata lo scorso autunno. Non si è trattato di un semplice trasporto: tutto è stato pianificato con grande attenzione. È servita una cornice climatizzata, due restauratori al seguito e la supervisione dei funzionari del Ministero della Cultura. Il polittico, dipinto su tavola all’inizio del XIV secolo, è stato imballato con cura il 20 gennaio alle 7:30 del mattino. L’arrivo a Manhattan, nel cuore della 36esima strada, è avvenuto in tarda serata del 28 gennaio, hanno riferito gli organizzatori.
“La delicatezza dell’opera ha richiesto misure straordinarie,” spiega Paolo Tosi, direttore dei musei riminesi. “Solo allora abbiamo capito cosa significa affidare un pezzo così fragile al mondo.” Alla Morgan Library il polittico sarà visibile fino al 30 marzo, all’interno di una mostra che si annuncia come uno degli eventi clou della stagione newyorchese.
Datato intorno al 1300-1310, l’opera mostra la Madonna col Bambino tra santi. Firmata da Giovanni da Rimini, uno dei massimi interpreti della scuola riminese, rappresenta uno dei pochi capolavori superstiti di quell’epoca. Nella sala del museo americano, illuminata da faretti mirati e avvolta nel silenzio rispettoso dei visitatori mattutini, il dipinto offre ai newyorchesi un’occasione rara: scoprire un pezzo ancora poco conosciuto del Medioevo italiano.
Gli esperti dell’Università di Bologna sottolineano che “il polittico dimostra la fama internazionale di Giovanni da Rimini già nel Trecento”. Eppure — osserva il curatore della mostra alla Morgan Library, James Rothman — “pochi americani avevano mai visto dal vivo un’opera di questo artista”. Il contesto? La serie di eventi dedicati a Dante che da mesi attraversano gli Stati Uniti per le commemorazioni dantesche. In questo quadro, il polittico diventa anche simbolo di dialogo culturale fra Italia e Stati Uniti.
Il trasporto è stato seguito da una squadra mista italiana e americana. “Abbiamo viaggiato insieme all’opera in ogni fase,” racconta Maria Luisa Ricci, restauratrice appena tornata a Rimini. Dall’imballaggio nel laboratorio di via Luigi Tonini alla posa sulla parete della sala Morgan, ogni passaggio è stato documentato con foto e rapporti tecnici. “C’erano tensione e attenzione. Il trasporto internazionale porta sempre qualche incognita,” ammette Ricci.
A New York l’accoglienza non si è fatta attendere. Inaugurazione con giornalisti e autorità consolari; i primi visitatori erano già in fila mezz’ora prima dell’apertura. I numeri ufficiali non ci sono ancora, ma secondo la Morgan Library — conferma il portavoce Michael Reeves — sono attese oltre 15 mila persone nei due mesi di esposizione.
A Rimini la partenza dell’opera ha suscitato emozione. Nei giorni prima del trasporto, scolaresche e cittadini hanno potuto salutare il polittico durante una “notte bianca” straordinaria, aperta fino alle 23 con visite guidate gratuite. “Non capita spesso che un’opera così lasci la città,” confida Maria De Santis, una visitatrice anziana incontrata all’uscita del museo.
Dal punto di vista istituzionale l’amministrazione comunale sottolinea l’importanza internazionale dell’iniziativa. Il sindaco Jamil Sadegholvaad commenta: “È una vetrina mondiale per la nostra città, motivo di orgoglio ma anche grande responsabilità.” E gli assessori alla cultura aggiungono che si spera in future collaborazioni con la Morgan Library — magari con altri prestiti reciproci.
Per la Morgan Library & Museum il polittico di Giovanni da Rimini rappresenta un tassello importante nel percorso espositivo sulle radici medievali dell’arte europea. Durante i due mesi della mostra sono previsti laboratori per studenti americani e incontri con storici dell’arte italiani.
Non è solo un evento celebrativo: è uno scambio vero — fatto di dettagli organizzativi, trasporti delicati e coinvolgimento delle comunità — che dimostra come l’arte possa ancora collegare luoghi e storie lontane nel tempo e nello spazio. E che restituisce a Rimini l’immagine di un patrimonio capace di parlare anche fuori dai confini nazionali.
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