Cagliari, 9 febbraio 2026 – Si apre oggi, nel cuore del quartiere Marina di Cagliari, un seminario dedicato a Santa Eulalia dei Catalani, la chiesa che racconta secoli di intrecci tra culture e poteri nel capoluogo sardo. L’appuntamento, fissato per le 17:00 nei locali parrocchiali di via Sant’Eulalia, mette insieme storici, ricercatori e cittadini attorno a una domanda semplice ma profonda: quale ruolo ha avuto – e può ancora avere – questa chiesa, simbolo per i cagliaritani ma poco nota oltre i confini della città?
Costruita nel 1576 dagli esuli catalani, la chiesa di Santa Eulalia si fa spazio tra le strette vie del porto. La sua facciata sobria e le pietre chiare rischiano quasi di sfuggire a chi passa di fretta. Ma come ricorda don Marco Piras, il parroco, «questo luogo ha visto alternarsi dominazioni e popoli, mantenendo vivo il legame tra Sardegna e Catalogna». Il seminario, organizzato dall’Associazione Amici di Sant’Eulalia e sostenuto dal Comune di Cagliari, fa parte di una serie di eventi che vogliono riportare in luce le storie meno visibili della città. Tra gli ospiti ci sono la storica dell’arte Maria Teresa Casula e l’antropologo Riccardo Spanu: saranno loro a raccontare l’edificio partendo da documenti d’archivio e dagli scavi archeologici fatti nell’area negli ultimi anni.
È solo dagli anni Novanta che gli scavi condotti dall’Università di Cagliari insieme alla Soprintendenza Archeologica hanno tirato fuori dal sottosuolo della chiesa un vero e proprio scrigno: resti di un antico quartiere romano, tracce bizantine e medievali, botteghe e officine. «Abbiamo trovato ceramiche iberiche del Seicento accanto a mosaici paleocristiani», racconta Spanu durante una visita guidata. Un segno chiaro che Santa Eulalia è stata crocevia non solo di merci ma anche di persone e culture molto tempo prima della sua costruzione attuale. Oggi il Museo del Tesoro, allestito sotto la chiesa, offre uno sguardo nuovo sulla storia materiale della città – con tegole decorate da graffiti spagnoli, ex voto in argento finemente lavorati e frammenti d’affreschi che parlano una lingua mista.
Ma perché riscoprire Santa Eulalia proprio adesso? Paola Frau, docente di storia moderna all’ateneo cittadino, risponde così: «In una città che ancora cerca un equilibrio tra tradizione e modernità, questi luoghi sono fari accesi su ciò che ci rende unici. Santa Eulalia parla di migrazioni, del dialogo tra culture diverse costrette a convivere». Per i ragazzi delle scuole coinvolte – come la IV D del liceo Siotto chiamata a partecipare con un video-reportage – il seminario è anche occasione per ripensare come la città si racconta. Senza retorica: «Abbiamo lavorato nel quartiere», dicono tre studentesse, Giulia, Elena e Marta, «chiedendo ai commercianti cosa significhi vivere qui oggi. Molti non sapevano nemmeno che sotto la chiesa ci fosse un museo».
Il dibattito non resterà chiuso nella sala parrocchiale. Già domani mattina c’è in programma un sopralluogo aperto al pubblico negli scavi sotterranei; l’appuntamento è alle 10:30 con gli archeologi dell’associazione Memoria Sottile. Roberto Fadda, presidente degli Amici di Sant’Eulalia, lancia una proposta concreta: «Vogliamo coinvolgere non solo storici ma anche i residenti: Santa Eulalia può tornare ad essere un luogo vivo, magari ospitando concerti o incontri letterari nei sotterranei restaurati». La sfida non manca tra fondi scarsi e burocrazia da affrontare. Ma c’è il sostegno del Comune: l’assessore alla Cultura Andrea Loi si dice pronto a “fare squadra” con i promotori per ottenere risorse dal Ministero dei Beni Culturali.
La storia di Santa Eulalia dei Catalani, fatta di architettura, memoria e stratificazioni urbane, rimane ancora oggi – come cinquecento anni fa – uno specchio delle trasformazioni che attraversano Cagliari. «Non basta restaurare i muri», riflette Casula al termine del seminario. «Serve ricostruire un racconto condiviso che coinvolga tutti. Solo così la città potrà riconoscersi nelle proprie radici senza restarne prigioniera». Restano aperti gli interrogativi su come dare nuovo senso a monumenti dimenticati. Intanto, tra le navate silenziose dove si mescolano voci antiche e nuove curiosità, Santa Eulalia prova ancora una volta a farsi sentire.
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