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Instagram e Intelligenza Artificiale: Mosseri annuncia nuove strategie per valorizzare la creatività sui social

Roma, 3 gennaio 2026 – Il mondo dei social network sta cambiando faccia, e questa volta il nodo centrale è il confine tra ciò che è reale e ciò che è creato artificialmente. Adam Mosseri, amministratore delegato di Instagram, ha confermato ieri: “foto e video generati dall’intelligenza artificiale sono ormai indistinguibili da quelli reali”. La dichiarazione è arrivata durante un’intervista a margine di una conferenza a Londra, dove i vertici di Meta hanno affrontato le sfide della sicurezza digitale. La scelta del momento non è casuale: proprio in questi giorni la piattaforma sta testando nuove funzioni per segnalare i contenuti AI-generated.

La linea sottile tra vero e finto

Mosseri ha spiegato che “la differenza, a occhio nudo, tra una foto scattata da una persona e un’immagine creata con l’AI è quasi impossibile da cogliere”. Un’affermazione che riaccende il dibattito sulla veridicità dei contenuti online. Da quando nel 2019 sono arrivati i primi filtri basati su intelligenza artificiale, la tecnologia ha fatto passi da gigante. Oggi, grazie a software come Stable Diffusion o ai generatori di deepfake video, chiunque può creare immagini iperrealistiche con pochi clic. “Stiamo vedendo – ha aggiunto Mosseri – un aumento costante di contenuti prodotti dall’AI su Instagram. La nostra priorità resta far sapere agli utenti cosa stanno guardando”. Ma non tutti gli strumenti oggi riescono a identificare con certezza l’origine di una foto.

Etichette e algoritmi contro i falsi

Meta ha già lanciato alcuni test negli Stati Uniti e nel Regno Unito: le immagini che i sistemi automatici riconoscono come sintetiche vengono segnate con una piccola etichetta (“Generated by AI”) nell’angolo in basso a destra. “Non è semplice”, ha ammesso Mosseri, “perché ogni settimana i modelli generativi diventano più precisi”. In una nota del gruppo si parla di nuove collaborazioni con università americane – tra cui MIT e Stanford – per mettere a punto algoritmi più efficaci nel riconoscere i deepfake. Solo quando saranno affidabili al cento per cento si potrà pensare a uno standard internazionale condiviso.

Fake news e timori crescenti

Dietro questa evoluzione ci sono però anche molte preoccupazioni legate alla disinformazione online. Negli ultimi giorni su Instagram sono circolati video falsi che simulavano dichiarazioni di politici europei o emergenze sanitarie inesistenti. Uno studio pubblicato su “Nature Human Behaviour” rivela che il 62% degli utenti tra i 18 e i 34 anni fatica a distinguere un’immagine sintetica da una vera; la percentuale sale al 74% se si parla di video. “Bisogna proteggere l’opinione pubblica – sottolinea il prof. Antonio Pilati, esperto di media digitali – soprattutto in vista delle elezioni statunitensi ed europee previste per quest’anno”.

L’Europa alza la voce

A Bruxelles la questione è ormai un tema caldo anche nei palazzi della politica: la Commissione UE ha iniziato un confronto con Meta e gli altri big dei social per discutere l’obbligo di etichettare tutte le immagini generate dall’AI distribuite in Europa. Ma questa idea incontra qualche resistenza: secondo i rappresentanti delle aziende tecnologiche “le tecnologie cambiano troppo in fretta rispetto alle leggi”. Però la richiesta resta netta: gli utenti devono sapere sempre se quello che vedono è reale o creato da un algoritmo.

Privacy sotto osservazione

Non mancano poi le ombre sulla privacy: mentre le piattaforme puntano su sistemi automatici per smascherare i contenuti “falsi”, cresce anche il timore per la raccolta massiccia di dati personali e biometrici. Mosseri assicura che “la privacy degli utenti rimane al centro”, ma gli esperti chiedono regole più precise su quali dati vengono effettivamente analizzati dagli algoritmi.

Un futuro digitale da decifrare

In questo scenario il confine tra realtà e finzione si fa sempre più labile. Secondo l’Osservatorio Digitale Italiano, entro fine 2026 almeno il 40% dei contenuti visivi sui social sarà prodotto – in tutto o in parte – dall’intelligenza artificiale. “Dobbiamo imparare a convivere con questa nuova normalità digitale”, riflette Pilati. “Ma serve soprattutto una alfabetizzazione visiva: solo così si potrà evitare di cadere nelle trappole della manipolazione”.

Insomma, mentre Instagram prova nuovi metodi per separare l’artificiale dal reale, il dibattito resta aperto. E nella timeline degli utenti cresce quel sospetto: ma quel contenuto sarà vero o no?

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