Palermo, 7 gennaio 2026 – Ancora tensione questa mattina al pronto soccorso del Civico di Palermo. Il numero di pazienti in attesa di ricovero è tornato a crescere, con code già formate nelle prime ore del giorno. A fare il punto è il direttore sanitario, Giuseppe Geraci, che ha lanciato un appello alla calma, ma anche alla responsabilità delle istituzioni. «Pesa molto il numero di persone che aspettano un letto», ha spiegato Geraci intorno alle 10.30, davanti all’ingresso affollato di viale Regione Siciliana.
I dati parlano chiaro: nelle ultime 24 ore sono stati più di 40 i pazienti costretti a restare in barella in attesa di un posto nei reparti. Un segnale preoccupante, che riflette la crescente pressione non solo su questo ospedale ma sull’intera rete emergenziale della regione. «Solo la scorsa notte», racconta un infermiere in servizio, «sono arrivate tante persone anziane con problemi respiratori o complicazioni influenzali. I posti erano già tutti occupati e abbiamo dovuto sistemare qualcuno nei corridoi».
Dentro e fuori dal Civico l’atmosfera è tesa. «I familiari chiedono notizie ogni ora, anche solo per sapere se possono vedere i loro cari», racconta una volontaria della Croce Rossa. Scene che si ripetono ad ogni turno davanti alle porte automatiche del pronto soccorso.
Geraci sottolinea come la situazione sia ormai «strutturale». «La richiesta di ricoveri è salita negli ultimi giorni», spiega, «complice l’ondata di influenza stagionale che colpisce soprattutto chi è più fragile». A pesare sono soprattutto i pochi posti disponibili nei reparti ordinari, dove molti pazienti restano più a lungo del previsto per la convalescenza.
«Con queste condizioni», aggiunge Geraci, «gestire i flussi diventa una vera sfida quotidiana. Facciamo il possibile per garantire cure rapide e sicure, ma le difficoltà sono evidenti». Nel primo pomeriggio si contavano ancora 28 pazienti in attesa nelle aree di osservazione breve.
In ospedale medici e infermieri chiedono risposte concrete. «Siamo al limite», dice una dottoressa del turno notturno. Da giorni sindacati come Nursind e Cisl-Fp segnalano l’urgenza di nuovi assunti e un rafforzamento dei servizi territoriali. Geraci ha chiesto un «intervento coordinato delle autorità regionali» per alleggerire gli ospedali cittadini.
Alle 13 si è tenuta una riunione d’emergenza tra direzione sanitaria e coordinatori dei reparti, con sul tavolo la proposta di accelerare le dimissioni protette per alcuni pazienti stabilizzati. Una mossa però vista con cautela da alcune associazioni di familiari, che temono si tratti solo di “spostare il problema” altrove.
Nei corridoi affollati si incrociano storie diverse. Una signora di Termini Imerese attende da ieri notizie del marito arrivato con sintomi cardiaci. «Non so nulla da ore», dice con voce stanca. Vicino a lei, un giovane con il braccio fasciato racconta: «Mi hanno detto che devo aspettare ancora, ma non sanno dire quanto».
Fonti interne parlano di tempi medi per il trasferimento in reparto che ormai sfiorano le 12-16 ore nei casi meno urgenti. Molti passano la notte su lettighe mobili o su barelle improvvisate con tende tirate alla meno peggio per cercare un po’ di privacy.
In serata arriva una nota dalla Regione: si sta valutando l’ipotesi di aumentare i posti letto temporanei negli ospedali principali dell’isola durante il picco influenzale. Una soluzione tampone che però – come sottolineano diversi operatori – non risolve i problemi alla radice. Al Civico resta prioritaria la cura adeguata per tutti.
«Ci aspettiamo decisioni rapide e coordinate», ribadisce Geraci prima di tornare in direzione. Il suo appello chiude una giornata difficile: «Serve un impegno condiviso se vogliamo evitare che questa situazione diventi normale».
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