In Italia forte incidenza di casi di sifilide: come riconoscere la malattia e curarsi

A volte ritornano: la sifilide, una malattia “antica” di cui non si sentiva parlare da un po’, è di nuovo in agguato.   

Alle orecchie di molti lettori, specie i più giovani, il termine “sifilide” suonerà quasi sconosciuto, o tutt’al più evocherà scene novecentesche. Insomma, qualcosa d’altri tempi e sepolto nel dimenticatoio, perché superato. Ma non è affatto così. La sifilide – una malattia a trasmissione sessuale che in passato ha mietuto tante vittime, anche “eccellenti” – è a quanto pare di nuovo una minaccia. Ecco cosa sta succedendo.

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I dati dell’European Centre for Disease Prevention and Control dicono che negli ultimi anni c’è stata una recrudescenza dei casi di sifilide. (Arabonormannaunesco.it)

Dopo l’avvento dell’antibiotico penicillina, ormai parecchi decenni fa, la piaga della sifilide era stata sostanzialmente arginata, con l’eccezione forse dei Paesi a basso reddito. Quel medicinale si era infatti rivelato efficacissimo nel combatterla. Perché allora i dati dell’European Centre for Disease Prevention and Control dicono che in questi ultimi anni c’è una tendenza al rialzo nel numero di malati da un capo all’altro d’Europa, Italia compresa?

Il ritorno di fiamma della sifilide

Statistiche alla mano, in Italia si registrano oltre 1.500 nuovi casi all’anno di sifilide, e gli esperti ritengono che i malati “sommersi” (cioè non dichiarati per motivi che è facile immaginare) siano almeno altrettanti. Sta di fatto che la sifilide è la terza malattia venerea più diffusa dopo la clamidia e la gonorrea (a loro volta in crescita negli ultimi due decenni). E il motivo è presto detto: una pericolosa tendenza ad avere rapporti sessuali non protetti (o poco protetti), sottovalutandone i rischi. Complice anche il sempre più frequente ricorso ad alcol e droghe –  il “chemsex” – che riduce l’autocontrollo con tutte le conseguenze del caso.    

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La sifilide è un fattore di rischio per l’Hiv e si accompagna a molte altre malattie sessualmente trasmesse. (Arabonormannaunesco.it)


Va da sé che a rischiare di più sono i soggetti con molti partner sessuali e soliti praticare rapporti occasionali, e gli omosessuali, in quanto più esposti al pericolo di perdite ematiche e dunque di contagio. L’arma più efficace è solo una: l’uso corretto del preservativo. Se però
la prevenzione viene meno e ci si ammala, esistono comunque cure molto efficaci.

Può bastare un’endovena di penicillina per risolvere definitivamente il problema, se la diagnosi è tempestiva. Diversamente, la situazione si aggrava e in questi casi (che riguardano il 20-30% dei pazienti) possono insorgere lesioni al fegato, alla milza e all’apparato cardiovascolare con conseguenze anche gravi. Senza dimenticare che la sifilide è un fattore di rischio per l’Hiv e si accompagna a molte altre malattie sessualmente trasmesse.

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