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Il Prado celebra la fotografia: la prima mostra monografica dalla collezione interna sull’800 a oggi

Madrid, 3 febbraio 2026 – Il Museo del Prado ha inaugurato oggi a Madrid la sua prima mostra monografica dedicata solo alle immagini della propria collezione, realizzata interamente con fondi propri. Una scelta che segna un cambio importante nelle strategie culturali di questa storica istituzione, che finora si era sempre appoggiata a donazioni e finanziamenti esterni. La mostra, aperta al pubblico dalle 10 del mattino, rappresenta una nuova strada per valorizzare le opere conservate in quello che da più di due secoli è uno dei cuori pulsanti dell’arte europea.

Una mostra tutta “fatta in casa”

“Abbiamo voluto raccontare la nostra storia con le immagini che abbiamo in casa, senza chiedere prestiti o aiuti da fuori”, ha spiegato con chiarezza Miguel Falomir, direttore del Prado, durante la conferenza stampa delle 9.30. L’esposizione – allestita nelle sale laterali dell’ala nord – riunisce una sessantina di opere tra dipinti, fotografie e incisioni, mai viste tutte insieme prima d’ora. Ma non è solo una mostra d’arte. Dietro questa scelta c’è un messaggio ben preciso: “In tempi difficili per la cultura – ha aggiunto Falomir – dimostrare autonomia significa difendere la nostra identità e il nostro patrimonio”. Tra i pezzi più forti spiccano il “Ritratto di donna” di Goya e una selezione di fotografie della Guerra Civile spagnola, immagini che fino a oggi erano chiuse nei depositi o usate solo dagli studiosi.

Un nuovo percorso pensato per il pubblico

Fin dalle prime ore di apertura il flusso di visitatori è stato continuo: studenti, turisti francesi, madrileni con il pass annuale. “Siamo venuti subito perché volevamo vedere come il Prado racconta se stesso”, ha detto una signora sulla cinquantina del quartiere Salamanca. Il percorso si snoda in sale poco illuminate (per proteggere le opere su carta) dove ogni opera è accompagnata da una breve descrizione: date, provenienza, storie dei restauri. I curatori hanno scelto di puntare sulla narrazione interna alla collezione. Niente prestiti da altri musei e nessun supporto multimediale. Solo quel che davvero appartiene al Prado: “Un invito a guardare oltre i grandi nomi e scoprire tesori nascosti”, hanno spiegato gli organizzatori.

Il finanziamento “fai da te”

Dai dati ufficiali resi noti dal museo, l’intero progetto è stato coperto dal bilancio ordinario del Prado: circa 350mila euro, raccolti da risparmi gestionali e dalla vendita dei biglietti nell’ultimo anno. Una scelta che ha dato più libertà nella selezione delle opere e nella definizione del percorso espositivo. “Sappiamo che ci sono limiti – ha ammesso il direttore amministrativo Carlos Román – ma volevamo dimostrare che anche con risorse interne si può realizzare un racconto significativo”. Non un dettaglio da poco in un periodo in cui molte istituzioni culturali spagnole lamentano tagli ai finanziamenti pubblici.

Come viene vista in Europa

Nel panorama europeo delle grandi istituzioni museali questa mossa del Prado attira l’attenzione. In Francia o Germania sono pochi i casi in cui mostre monografiche nascono senza almeno qualche supporto esterno o contributo speciale pubblico. “Un’iniziativa coraggiosa e forse un po’ azzardata, ma in linea con le nuove tendenze verso la sostenibilità nel settore museale”, ha commentato la storica dell’arte María Santacana, docente all’Università Complutense di Madrid. La critica si è mostrata prudente ma non indifferente: alcuni giornalisti al vernissage hanno sottolineato come questa mostra offra l’occasione di scoprire da vicino opere finora poco valorizzate.

Cosa ci aspetta

L’esposizione resterà aperta fino al 15 giugno 2026; il museo prevede un aumento del 15% dei visitatori nei prossimi mesi. Il direttore Falomir non esclude che questa formula possa tornare in futuro: “Solo quando usiamo davvero ciò che abbiamo capiamo il valore delle nostre radici”, ha detto ai cronisti poco prima delle 11. Dietro queste parole però c’è la consapevolezza che l’autonomia non deve diventare isolamento: “Siamo pronti a collaborare ancora – ha sorriso Falomir – ma intanto raccontiamo la nostra storia con le nostre immagini”. Forse è proprio questo il segreto oggi del Prado.

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