Roma, 1 febbraio 2026 – Da oggi fino al 5 maggio, la Morgan Library & Museum di New York ospita uno dei tesori meno noti e più affascinanti del Quattrocento italiano: l’Imago Pietatis. Realizzata tra il 1450 e il 1460 da un maestro ancora in parte sconosciuto, quest’opera è uno dei due cardini attorno a cui ruota la grande mostra dedicata all’arte devozionale del Rinascimento.
Nella sala dedicata, proprio accanto ai codici miniati e alle incisioni, l’Imago Pietatis prende posizione al centro della scena. La sua tavola dipinta cattura subito l’attenzione. Non solo per l’intensità dello sguardo del Cristo, ma anche per la storia travagliata che porta con sé: faceva parte della collezione privata di una famiglia veneziana, dispersa dopo la Seconda guerra mondiale e riemersa solo nel 1978 da un deposito in Connecticut. Da allora l’opera ha viaggiato poco. Ora, a Manhattan, racconta una devozione silenziosa che ha attraversato i secoli.
La curatrice della mostra, Rachel Steiner, ha spiegato ieri all’inaugurazione: “Abbiamo scelto due immagini che parlano di pietà e meditazione. Solo così si capisce davvero la forza del Rinascimento italiano nel mettere in dialogo sacro e umano”.
Chi si ferma davanti all’Imago Pietatis resta colpito dai particolari – il sangue sulle mani del Cristo, il panneggio appena accennato, il fondo dorato consumato dal tempo. Gli esperti ritengono che l’opera fosse destinata a una cappella privata veneziana; niente a che vedere con le grandi pale d’altare pubbliche. Qui però, nella penombra della Morgan Library, il dipinto sembra dialogare con la folla silenziosa di visitatori americani. Molti ascoltano le spiegazioni delle guide o sfogliano i pannelli digitali che raccontano la sua storia.
Giovanni Montanari, docente di storia dell’arte alla Columbia University, ha commentato: “Non sappiamo ancora chi sia stato il vero autore. Forse un seguace di Giovanni Bellini o un maestro minore della scuola veneta. Ma la forza espressiva è rimasta intatta”. Il recente restauro alla Frick Collection di New York ha rivelato nuovi dettagli: pigmenti originali al lapislazzuli e un’incisione sulla cornice con la scritta “Domine, miserere”.
Accanto all’Imago Pietatis, la mostra mette in luce un altro pezzo fondamentale: il Crocifisso in legno policromo dalla Basilica di Santa Maria Novella a Firenze. La scelta curatoriale punta a mettere a confronto nord e sud dell’Italia rinascimentale. Non per creare divisioni – tengono a precisare gli organizzatori – ma per raccontare come pietà e sofferenza siano state interpretate da artisti diversi in contesti diversi.
Lisa Grant, visitatrice newyorkese, ha commentato davanti ai due capolavori: “È come ascoltare due lingue diverse che raccontano la stessa storia”. Eppure quegli oggetti sacri venivano usati in modi non sempre uguali: meditazione privata per i veneziani; processioni pubbliche per i fiorentini.
Il percorso prosegue tra codici miniati provenienti dalla Biblioteca Marciana di Venezia e piccoli reliquiari prestati dal Museo Nazionale del Bargello. Ogni teca è accompagnata da testi brevi e chiari – mai noiosi – che spiegano come quegli oggetti fossero parte della vita quotidiana nel Quattrocento. Un rosario in legno di bosso mostra ancora le tracce delle dita che lo hanno sfiorato per generazioni.
Per Rachel Steiner questa cura dei dettagli aiuta i visitatori a “entrare davvero nello spirito del tempo”, senza limitarsi a guardare opere isolate. Il percorso invita a rallentare: si passa dalla luce forte delle sale principali alla penombra riservata alle immagini devozionali.
Che senso ha oggi l’Imago Pietatis? Alcuni studiosi italiani all’inaugurazione – tra cui Maria Teresa Carandini, dell’Università Ca’ Foscari – hanno riflettuto sul ruolo attuale del sacro nell’arte contemporanea. “Non è solo storia dell’arte”, ha detto Carandini. “In un mondo dove le immagini sono ovunque, riscoprire questa forma antica di silenzio parla ancora”.
Così la Morgan Library & Museum conferma il suo ruolo di ponte tra culture diverse. La mostra sarà aperta fino al 5 maggio; visite guidate ogni giovedì alle 18 e laboratori didattici per scuole e famiglie sono già programmati. Chi entra nella sala centrale può solo fermarsi qualche minuto in più davanti all’Imago Pietatis, immerso nelle ombre dei vetri piombati e nel riflesso dorato delle tavole veneziane.
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