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Il genio di Antonio Infantino: un tesoro letterario del 1967 torna a brillare

Antonio Infantino, figura emblematica della cultura lucana e fondatore dei Tarantolati di Tricarico, continua a lasciare un’impronta indelebile nella storia della musica e della poesia italiana. Nato nel 1944 e scomparso nel 2018, Infantino è stato un artista poliedrico, capace di spaziare tra diverse forme d’arte, dalla musica alla poesia, dall’arte visiva alla filosofia. La sua opera ha recentemente riacquistato nuova vita grazie alla ripubblicazione del volume “I denti cariati e la patria e altre poesie”, una raccolta di testi che, per anni, era rimasta quasi introvabile.

Questa iniziativa è stata promossa dal Circolo Culturale Antonio Infantino di Tricarico, un’associazione nata nel 2024 con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio artistico e culturale di Infantino e di promuovere la sua figura tra le nuove generazioni. La ripubblicazione include le due raccolte originali dell’autore: “I denti cariati e la patria”, pubblicata nel 1966, e “Succhà”. Un gesto significativo che non solo rende accessibili opere di un grande poeta, ma intende anche avvicinare i giovani alla ricchezza della sua eredità culturale.

L’importanza dell’introduzione di Fernanda Pivano

Il volume è arricchito da un’introduzione di Fernanda Pivano, una delle più influenti critiche letterarie italiane, che nel 1967 già riconosceva in Infantino un talento straordinario. Negli anni Ottanta, Pivano lo definì “depositario di alcune tra le cose migliori della cultura e dello spettacolo di questi ultimi quarant’anni”, evidenziando il suo ruolo cruciale nel panorama culturale italiano. La ripubblicazione del libro non è solo un atto di nostalgia; è un invito a riscoprire un linguaggio poetico che, pur essendo avanguardistico, conserva una freschezza e un’energia che risuonano ancora oggi.

L’innovazione musicale di Antonio Infantino

Infantino è stato un innovatore della musica tradizionale lucana, in particolare attraverso la creazione dei Tarantolati di Tricarico nel 1975. Questo gruppo è nato come un’espressione del tarantismo, una tradizione musicale e culturale del Sud Italia che affonda le radici in antiche pratiche di guarigione e di festa. Con i suoi ritmi ipnotici e le melodie evocative, Infantino ha saputo dare voce a temi sociali e politici, affrontando questioni come la disoccupazione e l’emigrazione, elementi drammatici che hanno caratterizzato la vita di molte persone nel Meridione d’Italia.

Il suo lavoro non è mai stato statico; al contrario, ha rappresentato un ponte tra le tradizioni locali e le istanze di un’epoca in rapida trasformazione. Con i Tarantolati, Infantino ha portato la musica popolare lucana su palchi di grande prestigio, contribuendo a una riscoperta della cultura meridionale anche oltre i confini regionali. Il suo stile inconfondibile, che mescola poesia e musica, ha creato un’identità unica, rendendolo un pioniere nel panorama della musica folk italiana.

Il lascito culturale di Infantino

L’interesse che si è sviluppato attorno alla sua figura all’Università della Basilicata è una testimonianza del suo impatto duraturo. Nicola Sileo, dottore di ricerca presso il dipartimento dell’Innovazione scientifica e sociale, ha sottolineato come il lavoro di Infantino possa essere riscoperto e reinterpretato attraverso le lenti dell’arte e della filosofia contemporanea. Questo approccio multidisciplinare offre agli studenti e ai ricercatori l’opportunità di esplorare il patrimonio artistico di Infantino in un contesto moderno, dando nuova vita a temi e messaggi che rimangono attuali.

Il Circolo Culturale Antonio Infantino, attraverso la sua iniziativa, si propone di riscoprire la produzione dell’artista e di promuovere eventi e attività che ne celebrano l’eredità. Guido Gioioso, uno dei membri del Circolo, ha dichiarato che l’obiettivo è quello di “fare ricerca e di lavorare sul suo patrimonio artistico e culturale”, un compito che rappresenta un atto di amore verso il proprio territorio e verso un artista che ha saputo dar voce alle sue contraddizioni e alle sue bellezze.

In conclusione, la ripubblicazione di “I denti cariati e la patria e altre poesie” è, quindi, più di un semplice ritorno in libreria: è un richiamo alla riscoperta di una cultura che affonda le radici nella tradizione, ma che guarda al futuro. È un invito a guardare alle potenzialità creative dei giovani, a partire dalla musica e dalle tradizioni, per costruire nuovi percorsi di aggregazione e di espressione artistica. La figura di Antonio Infantino, con la sua visione e il suo genio, rimane un faro luminoso nella storia culturale della Basilicata e dell’Italia intera.

Stefania Palenca

Da sempre nutro una forte curiosità per le vicende passate e le tracce che hanno lasciato nel nostro presente. Ho scoperto presto che nulla racconta una storia meglio dei muri di un'antica cattedrale o delle pennellate su una tela impolverata. Mi sono laureata in Storia presso l'Università di Catania, un percorso accademico che mi ha permesso di immergermi nei racconti e nei segreti di questa meravigliosa isola. Durante gli studi, ho perfezionato le mie competenze con un master in Conservazione dei Beni Culturali, comprendendo ancor di più l'importanza di preservare queste ricchezze per le generazioni future. Attraverso i miei articoli, esploro non solo i grandi siti turistici, ma anche i piccoli gioielli meno conosciuti che celano storie straordinarie e avvincenti. Porto i lettori in un viaggio attraverso l'arte e l'architettura, dall'epoca greca a quella normanna, passando per i fasti del Barocco siciliano. Quando non sono impegnata nella ricerca o nella scrittura, mi piace camminare per le vie dei centri storici, partecipare a conferenze e visitare musei e gallerie d'arte. Credo fermamente che ogni pietra, ogni dipinto e ogni edificio abbia una storia da raccontare, ed è mio compito dare voce a queste storie. Vi invito a seguirmi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, scoprendo insieme le meraviglie artistiche e architettoniche che hanno modellato la nostra identità culturale

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