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Fosco Maraini a Londra: la prima mostra monografica organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura

Roma, 23 gennaio 2026 – Ieri sera, nella sede di via Giovanni Pascoli, l’Istituto Italiano di Cultura ha ospitato un evento unico che ha messo a confronto le arti contemporanee con la tradizione letteraria italiana. Fin dall’inizio, la serata ha attirato un pubblico eterogeneo: studenti, docenti universitari e appassionati di cultura si sono ritrovati con voglia di discutere sulle trasformazioni in corso nella scena artistica nazionale. L’iniziativa, dal titolo “Tra le righe e i colori”, è cominciata alle 18.30 nelle principali sale dell’Istituto. Tra gli ospiti, nomi importanti come Elena Ferrante, collegata in video, e l’artista visivo Piero Mulas.

Quando la letteratura incontra le arti visive

Ad aprire l’incontro è stata la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Maria Grazia Fabri, che ha spiegato come l’evento nasca da una riflessione semplice ma fondamentale: “Sentivamo il bisogno di far dialogare davvero la parola scritta con le nuove forme espressive, rompendo le vecchie etichette. Volevamo sentire voci diverse”, ha detto a margine della serata. Già all’ingresso, i visitatori sono stati accolti da installazioni visive e suoni pensati apposta per immergerli nell’atmosfera.

Il programma si è snodato in tre momenti diversi: letture di brani di autori contemporanei e classici rivisitati in chiave moderna si sono alternate a interventi di critici e artisti. L’ambiente era rilassato: sedie disposte a semicerchio, luci soffuse e microfoni aperti alle domande del pubblico.

Le parole degli ospiti

Molto atteso è stato l’intervento della scrittrice Elena Ferrante, collegata in streaming, che ha scelto di leggere un estratto inedito dal suo prossimo romanzo. “Per me la contaminazione è una necessità: senza scambi, la letteratura si ferma”, ha detto Ferrante, accolta da un lungo applauso nella sala principale. A seguire, il pittore Piero Mulas ha mostrato alcune tele realizzate negli ultimi mesi, ispirate a pagine de “Il Gattopardo”. “Non dipingo mai solo ciò che leggo, cerco invece la voce nascosta tra le righe”, ha spiegato mentre illustrava le opere esposte lungo le pareti.

La serata ha visto anche il contributo di due giovani autori – Valeria Sani e Ahmed Rashid, quest’ultimo con radici egiziane – chiamati a raccontare il loro percorso tra letteratura migrante e nuove identità artistiche. Sani ha ricordato il suo primo racconto pubblicato su una rivista universitaria romana; Rashid si è soffermato sulle difficoltà di raccontare “da straniero”, scegliendo parole semplici ma precise.

Un pubblico partecipe

Durante la discussione aperta al pubblico, più d’uno ha sottolineato quanto iniziative simili siano ancora rare a Roma. Luca Greco, docente di storia dell’arte all’Università La Sapienza, si è detto “colpito dalla varietà degli interventi e dalla voglia reciproca di ascoltarsi”. Una studentessa dell’Accademia delle Belle Arti – si chiama Sofia ed è originaria di Rieti – ha chiesto agli ospiti se abbia ancora senso parlare di generi separati o se tutto ormai sia già contaminato. È stato proprio quel momento che ha acceso il dibattito: risposte caute ma sincere hanno confermato che “l’etichetta serve solo a chi deve classificare”, come ha commentato Fabri.

Cosa ci aspetta

Gli organizzatori hanno già annunciato che questa esperienza tornerà nei prossimi mesi con formule simili: incontri itineranti tra Roma, Milano e Palermo, oltre a workshop nelle scuole superiori. “Abbiamo ricevuto molte proposte dal pubblico”, ha detto l’organizzatrice Sara De Simone, lasciando intendere che il progetto andrà avanti e si trasformerà.

Restano aperte le domande emerse ieri: quale ruolo può avere oggi l’arte contemporanea nella riscoperta dei classici? E dove conduce questo dialogo – spesso irregolare ma ricco – tra generazioni diverse?

Chi c’era ieri all’Istituto Italiano di Cultura – tra cui qualche volto noto del giornalismo culturale romano e almeno due assessori comunali – ha lasciato la sala poco prima delle 22. Alcuni si sono fermati ancora un po’, davanti a una parete piena di post-it: piccoli pensieri lasciati da studenti e visitatori. Frammenti che forse raccontano più del dibattito stesso.

Stefania Palenca

Da sempre nutro una forte curiosità per le vicende passate e le tracce che hanno lasciato nel nostro presente. Ho scoperto presto che nulla racconta una storia meglio dei muri di un'antica cattedrale o delle pennellate su una tela impolverata. Mi sono laureata in Storia presso l'Università di Catania, un percorso accademico che mi ha permesso di immergermi nei racconti e nei segreti di questa meravigliosa isola. Durante gli studi, ho perfezionato le mie competenze con un master in Conservazione dei Beni Culturali, comprendendo ancor di più l'importanza di preservare queste ricchezze per le generazioni future. Attraverso i miei articoli, esploro non solo i grandi siti turistici, ma anche i piccoli gioielli meno conosciuti che celano storie straordinarie e avvincenti. Porto i lettori in un viaggio attraverso l'arte e l'architettura, dall'epoca greca a quella normanna, passando per i fasti del Barocco siciliano. Quando non sono impegnata nella ricerca o nella scrittura, mi piace camminare per le vie dei centri storici, partecipare a conferenze e visitare musei e gallerie d'arte. Credo fermamente che ogni pietra, ogni dipinto e ogni edificio abbia una storia da raccontare, ed è mio compito dare voce a queste storie. Vi invito a seguirmi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, scoprendo insieme le meraviglie artistiche e architettoniche che hanno modellato la nostra identità culturale

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