Firenze, 9 gennaio 2026 – Dopo anni di attesa, i documenti d’archivio di Giorgio Bonsanti, critico d’arte e intellettuale scomparso nel 2017, hanno trovato casa al Gabinetto Vieusseux di Firenze, nella stanza dedicata all’Archivio Bonsanti. La famiglia e l’istituzione culturale hanno lavorato a lungo per arrivare a questo momento. Un passo importante per conservare la memoria artistica del Novecento fiorentino.
Il trasferimento e la sistemazione dei documenti
Ieri mattina, poco dopo le 10:30, i faldoni sono arrivati in Piazza Strozzi, accolti dallo staff del Vieusseux. La direttrice, Gloria Manghetti, non ha nascosto la soddisfazione: “È un momento che aspettavamo da tempo. Ora il materiale di Bonsanti ha finalmente una collocazione stabile, a disposizione degli studiosi”. C’era anche Marta, la figlia di Bonsanti. “Papà avrebbe voluto proprio questo: che le sue carte continuassero a servire e a essere consultate”, ha detto con voce commossa.
Cosa contiene l’Archivio Bonsanti
L’archivio è ricco di centinaia di fascicoli: lettere private, bozze mai pubblicate, appunti su mostre di arte contemporanea e fotografie d’epoca. Spicca un’agenda del 1978 con annotazioni fitte: incontri con artisti come Alberto Burri, ritagli di giornale ingialliti dal tempo. Non mancano lettere autografe da critici come Giulio Carlo Argan e Carlo Ludovico Ragghianti. Gran parte del materiale riguarda il periodo in cui Bonsanti ha diretto la rivista “Paragone”, dal 1985 fino alla chiusura.
In un angolo della stanza sono state posate alcune foto in bianco e nero: volti noti della cultura fiorentina degli anni Settanta che si incontravano proprio in queste sale. “Un patrimonio unico”, dice Manghetti, “perché qui si intrecciano storie personali, scelte critiche e racconti sulla città”.
Il ruolo del Gabinetto Vieusseux nella conservazione
Fondato nel 1819, il Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux custodisce da due secoli archivi di letterati e grandi nomi della cultura italiana. Da Dino Campana ad Alessandro Bonsanti, padre di Giorgio e già direttore del Gabinetto, questa nuova acquisizione conferma una tradizione lunga quasi duecento anni. Il presidente Marco Marchi l’ha definito “la casa della memoria collettiva di Firenze”. E accogliere le carte di Giorgio Bonsanti significa portare avanti una missione che mette al centro il valore degli archivi.
Dietro le quinte c’è un lavoro meticoloso affidato all’archivista Chiara Rinaldi che guida il team impegnato nel riordino. Alcune parti saranno digitalizzate e tutto sarà catalogato con cura. “Non sarà un percorso breve”, ammette Rinaldi, “ma puntiamo a rendere tutto accessibile entro la fine dell’anno”. Nel frattempo, gli studiosi possono già prenotare l’accesso alla sala.
Un patrimonio per studiosi e appassionati
L’arrivo dell’Archivio Bonsanti ha suscitato entusiasmo tra gli storici dell’arte. Michele Dantini, docente presente all’inaugurazione, ha sottolineato: “Avere tutto qui permette non solo di seguire la storia personale di Bonsanti ma anche di ricostruire i movimenti artistici che hanno attraversato Firenze dagli anni Sessanta in poi”. Per gli studenti è una chance preziosa: manoscritti con correzioni a penna blu, schede sulle mostre più piccole organizzate in spazi cittadini.
Già stamattina sono arrivate le prime richieste dalle università. Il Vieusseux garantisce massima cura nella conservazione dei materiali. Per ora non sono previste esposizioni permanenti – troppo delicate le carte – ma si pensa a una mostra temporanea in primavera.
Le prospettive future dell’Archivio Bonsanti
Guardando avanti, la direttrice Manghetti ha confermato che l’archivio sarà parte integrante dei percorsi riservati ai ricercatori. Intanto si è aperto un confronto con istituzioni straniere per collaborazioni future. “Molti studiosi dall’estero ci hanno già contattato”, spiega Manghetti. “Bonsanti interessa non solo per le sue analisi critiche ma anche per il suo sguardo sull’identità culturale italiana”.
Con questa acquisizione Firenze rinnova il suo impegno nel custodire i protagonisti della sua storia culturale. E lo fa quasi in silenzio, tra scaffali pieni di carte dove passato e futuro continuano a parlarsi ogni giorno.





