Catania, 2 gennaio 2026 – Un nuovo quadro di rischio, tracciato nelle ultime ore dagli esperti dell’Ingv-Osservatorio etneo di Catania, mette in chiaro i possibili sviluppi dell’attività vulcanica dell’Etna e le conseguenze per chi vive nelle sue vicinanze. La simulazione, realizzata stamattina nei laboratori di via Santa Sofia, offre un’analisi dettagliata degli effetti che potrebbe avere una ripresa dell’attività stromboliana. Un documento molto atteso da amministratori e cittadini, soprattutto dopo gli ultimi segnali di tremore registrati vicino ai crateri sommitali.
Simulazione Ingv: l’Etna sotto la lente
I tecnici dell’Osservatorio etneo, guidati dal vulcanologo Eugenio Privitera, hanno lavorato su modelli che combinano dati storici e rilievi satellitari. “Le simulazioni – ha spiegato Privitera – ci aiutano a capire quali zone sarebbero più esposte, in caso di nuova eruzione, a ricadute di cenere o colate laviche”. I risultati, diffusi poco dopo le 10 di stamattina, indicano un rischio concentrato soprattutto sul versante sud-orientale del vulcano.
Secondo il report tecnico, comuni come Zafferana Etnea e Milo potrebbero trovarsi subito dopo l’evento ad affrontare depositi importanti di materiale piroclastico. “Abbiamo preso come riferimento eruzioni simili a quella del 2002”, ha precisato uno degli esperti coinvolti. Nel frattempo, il sindaco di Zafferana, Salvatore Russo, assicura che è in continuo contatto con la Protezione civile regionale.
Cenere e disagi: cosa rischiano le comunità
A preoccupare davvero è la possibilità che anche eventi esplosivi contenuti possano creare problemi concreti a chi abita ai piedi dell’Etna. Le ricadute di cenere potrebbero colpire strade, tetti e infrastrutture in pochi minuti. “Siamo pronti a chiudere alcune vie se serve”, ha detto un funzionario della polizia municipale. Da stamattina alle 8:30 squadre sono già al lavoro per monitorare i principali snodi viari tra Nicolosi e Belpasso.
Chi vive qui ricorda bene gli ultimi episodi: il 14 dicembre scorso un improvviso accumulo di cenere aveva costretto alla chiusura temporanea dell’aeroporto Fontanarossa. Oggi a Trecastagni si respira un clima teso ma senza allarmismi esagerati. “Viviamo qui da generazioni e sappiamo come muoverci”, racconta un commerciante in piazza Marconi.
Monitoraggio continuo e pronto intervento
La simulazione dell’Ingv fa parte di un piano più ampio di prevenzione: dalla sera di ieri le centraline hanno rilevato un lieve aumento del tremore vulcanico, senza però segnali chiari di un’eruzione imminente. “Le nostre strumentazioni funzionano ventiquattro ore su ventiquattro”, conferma Carmela Cicala, responsabile del monitoraggio. Se qualcosa dovesse cambiare in modo sospetto, le autorità locali saranno allertate subito.
Nel frattempo continuano le esercitazioni congiunte tra volontari della Protezione civile e Vigili del fuoco. Le ultime prove si sono svolte tra via Etnea alta e Piano Provenzana, coinvolgendo circa cinquanta operatori. “È fondamentale – sottolinea Cicala – che la gente segua solo le informazioni ufficiali e non dia retta a voci infondate”.
Amministratori cauti ma vigili
Il documento redatto dall’Osservatorio etneo passerà ora al vaglio del Centro regionale di protezione civile, che deciderà se aggiornare i piani d’emergenza. Nei prossimi giorni saranno intensificati i controlli aerei sul fianco orientale dell’Etna: è già programmato un sorvolo con droni per la mattina del 4 gennaio.
Tra gli amministratori locali cresce una certa preoccupazione ma anche una buona dose di pragmatismo. “L’Etna fa parte della nostra vita quotidiana”, ammette Anna Pulvirenti, vicesindaco di Milo. “Prepararsi è importante, farsi prendere dal panico no”. Intanto non si registrano cali nel turismo: durante le feste tutte le strutture ricettive sono rimaste aperte.
Per ora l’allerta resta normale. Ma sotto la crosta del vulcano i sensori sono puntati: ogni minimo segnale può fare la differenza.





