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Emergenza influenzale a Palermo: Asp attiva un’unità di crisi per potenziare vaccinazioni e assistenza

Roma, 10 gennaio 2026 – Il Ministero della Salute ha dato il via a una nuova struttura nazionale con l’obiettivo di spingere le vaccinazioni e mettere in fila i servizi di assistenza su tutto il territorio. L’annuncio è arrivato questa mattina, alle 11, nella sede di Lungotevere Ripa. Una risposta diretta alle crescenti segnalazioni sulle lacune delle campagne vaccinali regionali e alla necessità di garantire un accesso più uniforme ai servizi sanitari. L’idea è avere una regia centrale per la prevenzione e il controllo, così da mettere tutte le Asl italiane sullo stesso binario.

Compiti chiave e struttura operativa

Secondo quanto spiegano dal ministero guidato da Orazio Giordani, il progetto si concentra su due priorità: alzare la copertura vaccinale (soprattutto tra bambini e anziani) e rafforzare il collegamento tra i vari servizi di assistenza sanitaria, con particolare attenzione a chi vive nelle aree interne e nei piccoli paesi. «Era necessario fare chiarezza, colmare i divari territoriali e dare certezze ai cittadini», ha detto il ministro durante la conferenza stampa. Questa nuova struttura sarà un vero punto di riferimento tra le regioni: distribuirà linee guida aggiornate, offrirà dati in tempo reale e darà una mano ai centri vaccinali locali con supporto logistico.

Il primo passo concreto arriverà entro febbraio, con la creazione di una cabina di regia composta da epidemiologi, tecnici della prevenzione e funzionari amministrativi. La sede sarà a Roma, ma ci saranno referenti in ogni regione che lavoreranno fianco a fianco con gli assessorati alla sanità.

Campagne vaccinali sotto pressione

La scelta di mettere mano alla gestione centrale nasce dai dati degli ultimi mesi. Tra ottobre e dicembre 2025, l’Istituto Superiore di Sanità segnala che la copertura per il vaccino anti-influenzale negli over 65 è scesa sotto il 70% in sette regioni. Numeri preoccupanti anche nel campo delle vaccinazioni pediatriche: nella provincia di Cosenza, per esempio, solo il 90% dei bimbi tra 0 e 6 anni ha completato il ciclo obbligatorio – due punti percentuali sotto la media nazionale. Una situazione che ha spinto associazioni mediche come la FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) a chiedere un intervento urgente.

Puntare su informazione e accesso semplificato

La nuova struttura avrà anche il compito di lanciare campagne informative per contrastare la disinformazione che spesso circola sui social network. Sono previsti materiali in più lingue e sportelli digitali aperti tutti i giorni della settimana. Un’attenzione particolare sarà rivolta agli “esclusi digitali”: anziani soli o chi vive in zone montane o periferiche dove accedere alle piattaforme online è difficile. «Stiamo lavorando per creare punti di ascolto fisici in farmacie, municipi e consultori», ha spiegato ancora Giordani ai giornalisti.

Le regioni guardano al nuovo progetto con prudenza ma anche con speranza. «Ogni cosa che semplifica la vita dei cittadini va bene», dice l’assessore lombardo alla sanità, Luca Menegatti. Ma dietro le quinte alcuni funzionari ricordano che serviranno risorse extra: personale e fondi aggiuntivi sono indispensabili se si vuole evitare che tutto resti solo sulla carta.

Dati trasparenti sotto controllo

Uno degli aspetti più importanti riguarda i dati sanitari: per la prima volta sarà attivo un cruscotto nazionale aggiornato ogni giorno, accessibile sia agli operatori delle Asl sia ai cittadini stessi. La piattaforma – sviluppata insieme al Politecnico di Milano – consentirà di monitorare le vaccinazioni comune per comune. Un sistema pensato per garantire più trasparenza e interventi rapidi nel caso si formino focolai o emergenze locali.

Il debutto del sistema è previsto per marzo 2026; già da gennaio inizieranno i primi test in Lazio ed Emilia-Romagna. Restano però da definire alcuni dettagli legati alla privacy: la titolare del Garante, Lucia Savini, assicura che tutte le procedure saranno analizzate «con attenzione per tutelare i diritti degli utenti».

Reazioni sul campo e prossimi passi

Tra gli operatori sanitari c’è un cauto ottimismo: “È una buona notizia – commenta Giuseppe Piccioni, sindacalista degli infermieri Nursind – però bisognerà vedere come funzionerà nella pratica”. Le zone con meno medici, come alcune province del Sud o dell’Appennino centrale, sono quelle che preoccupano maggiormente. Nel frattempo sono già partiti tavoli tecnici con rappresentanti delle Asl locali per capire quali sono i bisogni più urgenti.

In attesa degli sviluppi concreti rimangono però aperti i nodi principali: risorse economiche e formazione del personale. Solo quando questi problemi saranno risolti si potrà davvero capire se questa nuova struttura riuscirà a migliorare davvero l’accesso alle vaccinazioni e ai servizi fondamentali su scala nazionale.

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