Milano, 18 gennaio 2026 – La vicuna, una delle fibre più preziose del Sud America, fa il suo ingresso ufficiale nella collezione autunno-inverno di una nota maison italiana. Un segnale chiaro: si torna a puntare sulla qualità delle materie prime e su un design semplice, ma curato nei dettagli. Ieri sera, in via Monte Napoleone, cuore pulsante della moda milanese, è stata presentata la nuova giacca con collo mao davanti a stampa e buyer internazionali. L’attenzione era tutta sulla fibra scelta, descritta da molti come “una carezza” al tatto.
Questa fibra veniva già usata dai nobili Inca per i loro abiti, e oggi torna sulle passerelle con una produzione limitata che la rende preziosa quasi come l’oro. Il direttore creativo della maison ha spiegato che ogni capo nasce da filati provenienti da allevamenti certificati tra Perù e Bolivia. “Per noi è fondamentale garantire la tracciabilità – ha detto – così il cliente sa esattamente cosa sta indossando”. Ogni anno sul mercato arrivano solo poche centinaia di chilogrammi di fibra di vicuna, dicono i dati della Camara Nacional de la Vicuna.
Il dettaglio che salta subito all’occhio è il collo mao, semplice e lineare, ispirato alle uniformi orientali ma rivisto in chiave moderna. “La giacca calza come una seconda pelle – ha commentato una stylist presente all’evento – Il taglio minimal elimina ogni eccesso”. Ieri la giacca era abbinata a pantaloni morbidi, creando un insieme di elegante semplicità. Il designer, intervistato subito dopo la sfilata, ha confidato: “Volevamo tornare alle forme pure. Oggi chi compra cerca semplicità, ma anche materia viva”.
In showroom si respirava una certa tensione mista a curiosità. “La vera sfida – diceva un buyer di Tokyo – è far conoscere la storia della vicuna a chi è abituato a cachemire e alpaca ma non a questa fibra”. Alcuni giornalisti hanno notato il prezzo alto: per una giacca si parte da 5.000 euro, cifra destinata a crescere nelle boutique di Parigi e New York. Nonostante questo, chi lavora nel settore crede che il pubblico giusto sia pronto a riconoscere il valore del lavoro artigianale.
Durante la presentazione è tornato spesso il tema della sostenibilità. La maison ha mostrato certificati internazionali che confermano il rispetto per gli animali e le comunità locali. “Ogni anno collaboriamo con piccoli allevatori delle Ande e sosteniamo progetti educativi”, ha spiegato una responsabile CSR del marchio. Gli esperti ricordano che il commercio della vicuna è sotto stretto controllo: grazie a sistemi RFID si segue tutto il percorso della fibra, dalla tosatura fino alla confezione finale.
Il lancio della giacca con collo mao sembra sposare la tendenza dell’ultra-lusso sobrio: niente loghi in bella vista, materiali naturali e lavorazioni sartoriali di alta qualità. Secondo Bain & Company, nel mercato globale dell’alto di gamma cresce la domanda per prodotti esclusivi che raccontano “una storia vera”, come ha sottolineato ieri backstage una consulente internazionale di moda. La produzione sarà limitata: si parla quasi di pezzi su misura con liste d’attesa che superano i tre mesi.
Questa scelta della maison italiana appare come un tentativo serio di educare il cliente a un acquisto più consapevole e duraturo. Solo così – osservano i manager – la moda potrà tornare ad essere un investimento vero, non solo un consumo veloce. Nel corso dell’evento è salito sul palco un piccolo gruppo di artigiani peruviani: “Senza di loro – ha ammesso il direttore creativo – questo progetto non sarebbe nato”. Una scena breve ma significativa.
L’ingresso della vicuna in collezione non riguarda solo le passerelle milanesi; segna soprattutto un ritorno al rispetto della materia prima e alla manualità dietro ogni singolo pezzo. Il pubblico internazionale guarda con attenzione. Nei prossimi mesi vedremo se questo nuovo lusso saprà farsi spazio davvero o resterà un piacere riservato a pochi esperti.
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