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Milano, 9 gennaio 2026 – Nel cuore pulsante di Milano, tra gli scaffali della libreria Verso in Corso di Porta Ticinese, la scrittrice Veronica Frigeni ha presentato ieri sera un nuovo capitolo della sua indagine sulle relazioni e la scrittura condivisa. La giovane autrice bergamasca ha intrecciato la propria voce con quelle di Michela Murgia e della coppia formata da Giovanni Romanelli e Ludovica Cappelli, con l’intento di capire come l’incontro tra vite e linguaggi possa trasformarsi in narrazione.

Murgia: voci che restano nel tempo

Seduta su una sedia dai piedi sottili, mentre la sala si riempiva lentamente intorno alle 19, Frigeni ha raccontato quanto Michela Murgia sia diventata un punto di riferimento per lei, sia nella scrittura che nella vita. “Michela – ha detto rivolta al pubblico – ci ha insegnato che scrivere non è mai un gesto isolato, anche se sembra così”. Nei racconti raccolti da Frigeni emergono episodi condivisi e parole rimaste sospese. Secondo lei, è proprio questo racconto collettivo, spesso silenzioso, che permette a chi resta di “riconoscersi e rimettere insieme i pezzi”.

Il pubblico – una quarantina di persone, molte con il libro sotto il braccio – ha ascoltato in silenzio mentre Frigeni leggeva ad alta voce un breve passo: “Non scriviamo solo per noi. Scriviamo per restare nella memoria di chi ci legge”. Una frase di Murgia che, per l’autrice bergamasca, racchiude tutta l’essenza della letteratura condivisa.

Romanelli e Cappelli: scrivere a quattro mani

Dopo una breve pausa – caffè servito in bicchieri di carta vicino all’ingresso – l’attenzione si è spostata sulla coppia composta da Giovanni Romanelli, insegnante di lettere a Sesto San Giovanni, e Ludovica Cappelli, traduttrice freelance. I due hanno raccontato come la scrittura abbia scandito la loro relazione, spesso tra una cena e una pausa serale. “Scrivere insieme non vuol dire pensarla allo stesso modo”, ha ammesso Romanelli con un sorriso. “Anzi, le divergenze ci spingono a trovare nuove strade espressive”.

Frigeni ha inserito il loro racconto nel cuore del suo libro, mettendo nero su bianco le difficoltà – dallo stile diverso agli orari sfasati – ma anche i piccoli traguardi: pubblicazioni su riviste locali, riconoscimenti nei concorsi minori. “A volte litighiamo persino sulle virgole”, ha confessato Cappelli tra le risate del pubblico. Eppure sono proprio queste tensioni a dare energia alla loro creatività.

La scrittura come terreno condiviso

Nel corso della serata si è discusso a lungo del concetto di scrittura condivisa come luogo di confronto più che fusione totale. Frigeni ha sottolineato che “non esiste una ricetta per lavorare insieme alle parole”, ma la vera sfida sta nell’accettare imperfezioni e aprirsi al rischio. Un passaggio letto ad alta voce diceva: “In ogni riga scritta a due mani c’è qualcosa che manca e qualcosa che supera. Solo così si diventa davvero co-autori”.

Tra il pubblico c’erano anche la bibliotecaria Cristina Ricciardi e lo studente universitario Marco Arcelli, curiosi di capire come nascano i compromessi tra autori diversi. Romanelli ha risposto così: “La negoziazione riguarda non solo le idee ma anche i silenzi. Bisogna imparare ad ascoltarli”.

Risposte e prossimi incontri

Alla fine dell’incontro sono arrivate domande sull’origine dei racconti nel capitolo presentato. Frigeni ha spiegato che molte storie vengono da interviste fatte tra aprile e giugno 2025 tra Milano e Bergamo. Alcuni pezzi riportano dialoghi registrati sul treno o al bar; dettagli che restituiscono quella “verità quotidiana della scrittura a più voci”, come ha detto l’autrice.

Il libro sarà presentato anche a Torino e Bologna nelle prossime settimane. “Spero che chi leggerà queste pagine trovi almeno un motivo per mettersi in gioco con qualcun altro”, ha detto Frigeni prima di dedicarsi alle firme sul bancone. Gli sguardi attenti e i commenti scambiati tra gli scaffali hanno chiuso la serata milanese mentre fuori la pioggia batteva incessante sulle vetrine.

Questa esplorazione delle relazioni nella scrittura promette ancora tante discussioni, toccando corde intime e professionali in chi vede nelle parole uno spazio da abitare insieme, non solo da soli.

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