Roma, 2 gennaio 2026 – La Polizia di Stato ha messo a segno ieri mattina un colpo importante contro il traffico illegale di auto rubate destinate al mercato nero dei pezzi di ricambio. L’intervento si è svolto tra le 6 e le 9 nella zona est della città, precisamente nell’area Prenestina, un quartiere dove da mesi arrivavano segnalazioni di sparizioni improvvise di auto e furgoni. Gli investigatori hanno spiegato che l’obiettivo era sgominare le cosiddette “basi di smontaggio” e spezzare una catena che, stando ai dati raccolti, riforniva in modo clandestino tutta Italia.
Le indagini erano partite lo scorso ottobre, dopo la denuncia di alcuni residenti in via Tor Sapienza. “Vedevamo furgoni entrare nei capannoni all’alba per uscirne vuoti nel pomeriggio”, racconta un commerciante del posto. Dopo numerosi appostamenti e sopralluoghi, è stato possibile ricostruire il quadro: i veicoli — spesso modelli recenti o con pochi chilometri — venivano rubati durante la notte, nascosti nelle periferie e poi spostati in capannoni industriali apparentemente abbandonati.
La Questura ha chiarito che “l’interesse principale dei ladri era il mercato nero dei pezzi di ricambio”. Motori, centraline elettroniche, airbag: tutto veniva smontato e rivenduto. A volte tramite canali online difficili da tracciare o su richiesta di officine compiacenti. In molti casi i componenti finivano spediti verso il Nord Italia, dove la domanda è in crescita.
Al termine dell’operazione sono stati sequestrati sei veicoli rubati nelle ultime settimane, tra cui una Fiat Panda del 2024 e un furgone Renault Master. All’interno di uno dei capannoni gli agenti hanno trovato decine di motori, portiere, cambi manuali e persino autoradio ancora imballate. “Abbiamo recuperato anche documenti falsificati usati per camuffare la provenienza dei pezzi”, ha spiegato il capo della squadra mobile.
Quattro persone sono state fermate: tutte straniere, residenti tra Roma e Latina. Una quinta persona — considerata il referente per la logistica — è ancora ricercata. Gli arrestati sono stati portati a Regina Coeli in attesa dell’interrogatorio. Per loro le accuse vanno da ricettazione a furto aggravato e riciclaggio.
“La priorità è bloccare queste attività che danneggiano sia i cittadini sia l’economia locale”, ha detto il questore Mario D’Angelo durante la conferenza stampa alle 11 in via Genova. Il fenomeno dei furti di veicoli destinati alla vendita illegale dei pezzi sembra tornato ai livelli pre-pandemia. Dietro c’è l’aumento dei prezzi dei ricambi originali e le difficoltà economiche delle officine.
Nel solo 2025 a Roma sono stati denunciati oltre 4.200 furti tra auto e mezzi commerciali: un numero che fa paura soprattutto nelle periferie est della città. Gli investigatori ora cercano di ricostruire la rete che muove i pezzi anche fuori regione.
Dietro ogni pezzo recuperato — una centralina elettronica o uno specchietto — si cela una filiera difficile da seguire fino in fondo. “Chi compra spesso non fa domande”, ammette uno degli investigatori coinvolti nell’inchiesta. Sui principali siti online spuntano offerte sospette a prezzi molto più bassi del nuovo. Ma i rischi esistono: dalla confisca dell’auto alle sanzioni penali per chi monta pezzi rubati.
Solo così si capisce quanto questo fenomeno sia radicato. La Questura invita chiunque abbia subito furti o noti movimenti strani vicino a magazzini industriali a chiamare subito il 113 o recarsi agli uffici della polizia giudiziaria.
“Serve una collaborazione più stretta tra cittadini, istituzioni e forze dell’ordine”, ha ribadito D’Angelo. Sono allo studio nuove intese con carrozzieri e concessionarie per tagliare la domanda di ricambi illegali. Intanto i controlli proseguono nei mercatini rionali e sulle piattaforme online.
Una battaglia che si combatte metro dopo metro — spesso nell’ombra — dentro la città. E che lascia aperti molti interrogativi sulle reali dimensioni del problema.
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