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Carnevale nei Borghi più Belli d’Italia: Tradizioni, Storia e Curiosità da Bagolino a Moneglia

Bagolino, 7 febbraio 2026 – Da Bagolino fino alle spiagge di Moneglia, l’Italia di febbraio si accende con feste popolari, riti antichi e piccoli misteri che sembrano sfidare il tempo. Proprio ora che l’inverno lascia lentamente spazio alla primavera, borghi e paesini si animano di una tradizione che è allo stesso tempo racconto identitario e festa collettiva. Ma dietro le maschere colorate e le danze in piazza si nascondono dettagli poco noti – volti, abitudini, gesti – che rendono ogni evento unico.

Bagolino: Carnevale tra costumi, violini e balli

Nel cuore delle Prealpi bresciane, il Carnevale di Bagolino non è solo una festa: è un rito che coinvolge tutto il paese, trascinando grandi e piccoli in danze che durano giorni. I “Balarì”, giovani in giacca nera, cappello decorato e fazzoletto ricamato, si muovono a passo di danza lungo le vie del centro, accompagnati da violini e chitarre. Succede ogni anno ma sembra sempre la prima volta: il suono dei passi risuona sulle pietre mentre le donne del paese osservano dalle finestre appena socchiuse.

Sono i dettagli quelli che restano impressi. Le mani dei musicisti – a volte rugose per il lavoro nei campi – scorrono leggere sulle corde. Le danze partono all’alba, spesso con la nebbia ancora fitta sulla piazza principale. «Per noi è una tradizione che si trasmette da padre in figlio», racconta Andrea Pasini, storico ballerino del gruppo, mentre infila i guanti bianchi poco prima del corteo. Al Carnevale bagosso non ci sono coriandoli: qui si balla in cerchio, con gesti misurati e regole ben precise. Il rito si ripete ogni anno nei giorni prima del martedì grasso.

Moneglia e la processione della Madonna del Mare

Spostandosi verso il Levante ligure, a Moneglia cambia l’atmosfera. Qui il legame con il mare è forte e visibile nei piccoli dettagli: reti stese ad asciugare sui muretti del porto vecchio, l’odore delle alghe all’alba. Ogni febbraio – seguendo un calendario fatto di fede ma anche di stagioni – la comunità si ritrova per la processione della Madonna del Mare.

Le donne preparano fiori freschi e candele; le barche vengono pulite a fondo con stracci e tanto olio di gomito. Sui muri delle case compaiono le prime bandiere colorate. «La barca della Madonna è sempre la più bella – racconta ridendo Michela Lagomarsino, insegnante in pensione – le decorazioni sono motivo d’orgoglio». La processione parte al tramonto: la statua della Vergine viene portata su una barca scortata a remi lungo il golfo. Poche parole, tanti sguardi intensi. Gli abitanti ricordano che tutto nacque da un voto fatto dai pescatori dopo una tempesta feroce nel 1924. Da allora ogni anno la Madonna attraversa il mare davanti a centinaia di persone, nel silenzio rotto solo dallo sciabordio delle onde.

Radici comuni, differenze nei dettagli

Anche se distanti, le tradizioni popolari di Bagolino e Moneglia hanno molto in comune: sono rituali vissuti come momenti di comunità, occasioni per rinsaldare legami e trasmettere storie ai più giovani. I ragazzi guardano i nonni, imparano i passi della danza o i canti delle processioni – spesso con un po’ d’impazienza o timidezza. Eppure restano lì a osservare.

La differenza sta nell’ambiente: Bagolino è protetto dalla montagna che isola; Moneglia invece ha davanti a sé il mare che allarga l’orizzonte ma porta anche i suoi venti. Due mondi diversi che si ritrovano però negli stessi gesti ripetuti nel tempo: una sciarpa passata da madre a figlia o una corda ben stretta al molo prima dell’imbarco.

Curiosità e nuovi visitatori

Negli ultimi anni entrambe le feste hanno attirato visitatori da fuori regione. A Bagolino non mancano i volti nuovi che si mischiano ai residenti: qualcuno arriva da Brescia o Milano apposta per il Carnevale; altri vengono solo per ascoltare i violini dal vivo. A Moneglia molti turisti si fermano sui moli per fotografare la processione o per fare domande ai pescatori.

Gli abitanti accolgono con un misto di orgoglio e diffidenza. «Ci fa piacere vedere gente curiosa», spiega la signora Paola Bertolotti dal suo negozio in piazza XX Settembre. Ma aggiunge subito: «A volte sembra quasi che vengano solo per vedere qualcosa di esotico. Per noi invece questo è casa».

Dietro questi riti pubblici resta forte l’identità dei luoghi: fatta di parole semplici, sapori decisi (come il formaggio bagoss o il pesto ligure), tempi lenti e memorie condivise. È questa la vera ricchezza delle tradizioni di Bagolino e Moneglia – tradizioni resistenti perché continuano a parlare alle persone, ogni febbraio, sempre in modo nuovo.

Stefania Palenca

Da sempre nutro una forte curiosità per le vicende passate e le tracce che hanno lasciato nel nostro presente. Ho scoperto presto che nulla racconta una storia meglio dei muri di un'antica cattedrale o delle pennellate su una tela impolverata. Mi sono laureata in Storia presso l'Università di Catania, un percorso accademico che mi ha permesso di immergermi nei racconti e nei segreti di questa meravigliosa isola. Durante gli studi, ho perfezionato le mie competenze con un master in Conservazione dei Beni Culturali, comprendendo ancor di più l'importanza di preservare queste ricchezze per le generazioni future. Attraverso i miei articoli, esploro non solo i grandi siti turistici, ma anche i piccoli gioielli meno conosciuti che celano storie straordinarie e avvincenti. Porto i lettori in un viaggio attraverso l'arte e l'architettura, dall'epoca greca a quella normanna, passando per i fasti del Barocco siciliano. Quando non sono impegnata nella ricerca o nella scrittura, mi piace camminare per le vie dei centri storici, partecipare a conferenze e visitare musei e gallerie d'arte. Credo fermamente che ogni pietra, ogni dipinto e ogni edificio abbia una storia da raccontare, ed è mio compito dare voce a queste storie. Vi invito a seguirmi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, scoprendo insieme le meraviglie artistiche e architettoniche che hanno modellato la nostra identità culturale

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