Roma, 30 novembre 2025 – «Ho allargato i miei orizzonti, sia nei sapori che nei gusti musicali, per non lasciare indietro nessuno», ha detto poco dopo il soundcheck, con una bottiglietta d’acqua in mano e la sala ancora mezza vuota dietro di lui. È la dichiarazione di **Gianluca Vassallo**, 39 anni, musicista romano che ieri sera ha dato il via alla nuova stagione di eventi dal vivo al **Teatro delle Officine**, in via Ostiense, attirando curiosi e pubblico da tutta la città.
## **Sapori diversi, suoni nuovi: l’esperimento di Vassallo**
Non è una novità vedere artisti che provano a unire **cucina** e **musica** in un unico spettacolo. Ma questa volta l’idea è stata più diretta, quasi un esperimento. Vassallo, con la chitarra jazz sulle ginocchia, affiancato da una piccola squadra di chef – anche loro con microfono e grembiule – ha provato a mescolare brani brasiliani, classici napoletani e standard internazionali con assaggi cucinati in tempo reale sul palco.
Il pubblico, una settantina di persone (dati degli organizzatori), ha risposto con un entusiasmo misurato ma sincero. Un signore in terza fila ha detto: «All’inizio non sapevo cosa aspettarmi. Ero scettico, poi però quei crostini speziati accompagnati dalla bossanova…». Sorrisi e qualche commento sottovoce si sono sparsi nella sala. Alle 20:30 il teatro era ormai pieno; luci soffuse, profumo di spezie e vino rosso nell’aria.
## **Scelte musicali per tutti i palati**
A fine serata Vassallo ha spiegato che l’obiettivo era proprio questo: non escludere nessuno. «Ho notato che chi ama il jazz spesso snobba i pezzi più popolari e viceversa. Durante la pandemia ho iniziato a mettere insieme un repertorio che abbraccia più mondi – non solo nella musica, ma anche nei piatti». Il risultato? Un menù (e una scaletta) dove c’erano sia le **polpette alla cacciatora** abbinate a “Tu vuò fa’ l’americano”, sia un leggero ceviche servito sulle note di João Gilberto.
Per Marta Bassi, direttrice artistica delle Officine, è stata una sfida vinta: «Il pubblico ha seguito bene i cambi d’atmosfera. Il rischio era confondere gli spettatori, invece si sono lasciati coinvolgere». Tra gli spettatori c’erano anche giovani musicisti in cerca di idee – qualcuno prendeva appunti su un blocco a quadretti. Le impressioni? Varie: «Non avevo mai pensato che il cibo potesse aiutarti a capire meglio una canzone», ha ammesso Chiara, ventiduenne studentessa.
## **Dietro le quinte: preparativi e imprevisti**
La giornata è cominciata presto per Vassallo e il suo team: «Alle dieci eravamo già qui a sistemare tutto. La parte più difficile? Far combaciare i tempi della cucina con quelli della musica». Dettaglio concreto: alle 17 durante le prove un fornelletto da campeggio si è spento proprio mentre stavano preparando gli arancini – mezz’ora persa tra risate nervose, poi tutto è ripartito.
«Succede sempre qualcosa che ti prende alla sprovvista», ha raccontato lo chef **Antonio Santucci**, responsabile del cibo. «Ma fa parte del gioco: la musica va avanti lo stesso, tu devi starle dietro». Vassallo sorrideva mentre narrava l’aneddoto; per lui la vera sfida resta coinvolgere chi magari si aspetta solo una serata “classica”, fatta di poltrone rosse e luci soffuse.
## **Prospettive future e riflessioni dal pubblico**
A fine serata molti sono rimasti a parlare davanti al palco. «Mi piacerebbe portare questo format in altri teatri, anche fuori Roma», ha anticipato Vassallo. «L’idea è continuare a sperimentare». Nei prossimi mesi sono già fissate due date fuori città: a **Firenze** il 15 dicembre e a **Bologna** a gennaio. Il direttore delle Officine sembra fiducioso: «Abbiamo già richieste per nuove repliche».
Non tutti però sono convinti che questa formula possa funzionare ovunque. Un tecnico audio osservava sottovoce che «ci sono posti dove la gente preferisce restare nel solito schema». Eppure ieri sera, tra spezie e ritmi brasiliani, sembrava che ciascuno avesse trovato qualcosa da portarsi via – anche solo un sapore nuovo.
In questa fusione tra **musica dal vivo** e **cucina creativa**, Vassallo sembra aver raccolto una sfida semplice ma complessa insieme: costruire momenti capaci di unire pubblici diversi. Come ha detto lui stesso alla fine: «Basta trovare la nota giusta – o forse il piatto giusto – ed è tutto diverso».