Milano, 4 febbraio 2026 – Stamattina, davanti a una sala piena zeppa di giornalisti della Stampa estera di Milano, Gianluca Ferraro, imprenditore tessile noto in Lombardia, ha messo subito le cose in chiaro. Le voci che lo volevano pronto a entrare nel mondo dei media? «Investire nei media? Ma dai, io faccio maglie», ha detto scrollando le spalle e strappando un sorriso ai presenti. Negli ultimi giorni si era parlato molto di un suo possibile ingresso nel settore, dopo alcune indiscrezioni che avevano cominciato a circolare tra gli addetti ai lavori e che un famoso sito economico aveva rilanciato. Così, tra flash e microfoni, Ferraro ha scelto di chiudere la questione con una risposta netta.
Con tono deciso ma anche ironico, Ferraro ha chiarito: «Non ho mai preso in considerazione offerte né tanto meno manifestato interesse per comprare quote di tv o giornali. Queste storie mi fanno sorridere, ma sono senza alcun fondamento». Dietro di lui, ben visibile, il logo della sua azienda, la Filati Lombardi Spa. Seduto accanto al suo direttore finanziario, l’imprenditore non ha girato intorno al punto: «Faccio questo lavoro da vent’anni – produco maglie – e non ho nessuna intenzione di cambiare strada. Il mondo dei media? Lo lascio volentieri a chi lo conosce».
Quando i cronisti lo hanno incalzato nella sede di via della Moscova (erano circa le 11.20 quando è iniziata la conferenza), Ferraro ha detto che nessun consulente finanziario gli ha mai proposto simili operazioni. «Quella voce è nata dal nulla», ha ammesso sorridendo. Qualcuno tra i giornalisti in fondo alla sala scambiava sguardi divertiti: il tono dell’imprenditore più che infastidito sembrava quasi ironico riguardo alla curiosità scatenata dalla sua presunta mossa.
A una domanda da parte di un collega tedesco sul fatto che in futuro potrebbe diversificare gli investimenti puntando sulla comunicazione, Ferraro è stato chiaro: «Ho rispetto per chi lavora nell’informazione, ma ogni settore ha le sue sfide. Io preferisco restare dove posso fare davvero la differenza». Nessuna voglia quindi di avventurarsi in un mercato che ritiene incerto e pieno di ostacoli. Del resto, Filati Lombardi Spa ha chiuso il 2025 con un fatturato di 94 milioni di euro, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente. «Abbiamo progetti nuovi – una linea eco-friendly pronta per l’estate – e tutta la mia attenzione è lì», ha aggiunto. Anche il direttore finanziario ha ribadito: «Nessun dossier sui media è aperto sul nostro tavolo».
Un passaggio che taglia corto alle speculazioni su interessi nascosti verso redazioni o emittenti televisive. Ferraro si è lasciato sfuggire: «Nel mio lavoro arrivano ogni giorno offerte improbabili. Questa era solo una delle tante».
Al termine della conferenza qualcuno tra i presenti mormorava che nel mondo imprenditoriale lombardo certe voci girano spesso e veloce, soprattutto quando un’azienda va bene. «È normale», ha commentato un analista finanziario del gruppo Mediobanca uscendo dalla sala stampa. «Ferraro è uno dei pochi negli ultimi anni a non farsi tentare dalle sirene dell’editoria».
Negli ultimi mesi sono infatti diversi gli imprenditori del settore tessile – e non solo – che hanno provato a fare il salto nei media, spesso con risultati altalenanti. Per esempio Lorenzo Cattaneo (ex CEO della catena d’abbigliamento Onice), aveva acquistato nel 2024 una quota di minoranza in una radio digitale milanese senza però riuscire a risollevare i conti negativi.
L’intervento di Ferraro si è chiuso poco dopo mezzogiorno con qualche battuta sul clima milanese («Speravo almeno in una domanda sul freddo di questi giorni…») e una stretta di mano ai giornalisti. Nessun progetto editoriale all’orizzonte dunque: solo maglie, come ha voluto sottolineare ancora una volta, e uno sguardo fisso al futuro del tessile italiano.
Qualcuno tra gli operatori presenti osservava come questa chiarezza metterà probabilmente fine alle tante indiscrezioni circolate nelle ultime settimane nel mondo degli affari milanese. «Ognuno faccia il suo mestiere», ha concluso Ferraro prima di andare via. E per ora lui resta ancorato alla filatura e alle maglie prodotte nella sua fabbrica alle porte di Bergamo.
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