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Borghi più belli di Spagna: viaggio tra storia, arte e tradizioni autentiche lontano dal turismo di massa

Roma, 18 gennaio 2026 – Nel cuore dell’Italia, lontano dal turismo di massa, piccoli borghi e paesi conservano storie di arte, natura e tradizioni ancora vive. Da Orvieto a Civitella del Tronto, passando per Norcia e Civita di Bagnoregio, chi sceglie di uscire dagli itinerari più frequentati scopre un’Italia diversa. Più silenziosa, genuina e, spesso, sorprendente.

Storia e pietre antiche tra Umbria e Lazio

La storia si sente a ogni passo nelle vie acciottolate di Orvieto, arroccata su una rupe di tufo che domina la vallata umbra. Qui il tempo sembra fermarsi davanti al Duomo, con la sua facciata ricoperta di mosaici che catturano la luce del tramonto. La signora Rita, libraia in piazza Duomo da più di vent’anni, racconta: “Qui non si corre. I visitatori si prendono davvero il tempo per guardare”. A pochi chilometri, Civita di Bagnoregio resiste all’erosione del vento e dell’acqua, isolata su un promontorio raggiungibile solo a piedi. Sono ormai pochi i residenti che ogni anno restano a tenere vive le case di tufo e le botteghe.

Gli abitanti dei borghi sottolineano spesso il valore della memoria: “Le feste di paese, come la Sagra della Lumaca a maggio, sono momenti che ci uniscono”, dice Marco, artigiano del legno. Ma le difficoltà sono tante: i giovani che vanno via, l’età media che sale e i servizi che scarseggiano.

Natura selvaggia e sentieri poco battuti

Lontano dal rumore delle città d’arte, l’Appennino regala boschi e panorami dove il silenzio pesa davvero. Nella Valnerina, tra Norcia e Castelluccio, i sentieri si perdono tra faggi secolari e pascoli aperti. Alle sette del mattino il sole filtra sopra le cime della Sibilla e la nebbia si alza lentamente. Camminando qui capita di incontrare greggi e pastori; spesso il telefono non prende.

Luca, guida ambientale di Norcia, spiega: “Chi viene in questi luoghi cerca un contatto vero con la natura, non selfie o folla”. A giugno la fioritura della piana richiama fotografi da tutta Europa ma fuori stagione nei bar del paese si vede solo qualche trekker straniero.

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini è uno dei polmoni verdi meno frequentati d’Italia. “Bisogna proprio volerlo trovare”, dice Stefania, responsabile della promozione turistica locale. “Non abbiamo grandi alberghi né negozi di souvenir. Ma chi arriva trova spazio e tranquillità”.

Tradizioni e cibo come memoria viva

Le tradizioni culinarie resistono nei paesi dell’entroterra, dove i ristoranti aprono solo a cena e i menu cambiano con le stagioni. A Preci il tartufo nero domina la tavola da ottobre a marzo; nelle osterie di Norcia si serve il prosciutto IGP con pane sciapo appena sfornato. Sono sapori decisi, spesso raccontati dagli stessi cuochi che lavorano lì da generazioni.

Nelle botteghe si trovano formaggi stagionati nelle grotte (il pecorino dei Monti Sibillini ha una crosta scura e profumo di fieno). Durante la festa della Madonna Addolorata a settembre le donne preparano dolci ripieni di noci e miele: “La ricetta è la stessa da quasi cento anni”, confida una signora anziana in piazza.

Arte discreta e mestieri antichi

L’arte qui non urla mai: nelle chiese di campagna affreschi trecenteschi resistono alla polvere e all’umidità. A Cascia il ciclo pittorico nella chiesa di Sant’Antonio sorprende chi si ferma ad osservare con calma; niente biglietti d’ingresso, solo una vecchia custode che racconta storie di santi e miracoli.

Ancora oggi gli artigiani modellano la ceramica a Deruta o lavorano i merletti a Offida. “Non sono lavori semplici: servono pazienza e mani forti”, sottolinea Giovanni, ceramista da oltre trent’anni. I giovani che restano imparano guardando in silenzio; nessuno sembra avere fretta.

Un’Italia nascosta da riscoprire

Chi cerca storia, arte, natura e tradizioni autentiche lontano dal turismo di massa trova nell’Italia minore un tesoro quasi intatto. “Qui si vive come una volta: poche distrazioni, tanta comunità”, commenta tra le righe suor Anna, insegnante a Castelluccio. La vera sfida – ammettono in molti – sarà mantenere questo equilibrio fragile senza snaturarlo; offrendo futuro ai giovani ma senza perdere l’anima che rende unici questi luoghi.

Stefania Palenca

Da sempre nutro una forte curiosità per le vicende passate e le tracce che hanno lasciato nel nostro presente. Ho scoperto presto che nulla racconta una storia meglio dei muri di un'antica cattedrale o delle pennellate su una tela impolverata. Mi sono laureata in Storia presso l'Università di Catania, un percorso accademico che mi ha permesso di immergermi nei racconti e nei segreti di questa meravigliosa isola. Durante gli studi, ho perfezionato le mie competenze con un master in Conservazione dei Beni Culturali, comprendendo ancor di più l'importanza di preservare queste ricchezze per le generazioni future. Attraverso i miei articoli, esploro non solo i grandi siti turistici, ma anche i piccoli gioielli meno conosciuti che celano storie straordinarie e avvincenti. Porto i lettori in un viaggio attraverso l'arte e l'architettura, dall'epoca greca a quella normanna, passando per i fasti del Barocco siciliano. Quando non sono impegnata nella ricerca o nella scrittura, mi piace camminare per le vie dei centri storici, partecipare a conferenze e visitare musei e gallerie d'arte. Credo fermamente che ogni pietra, ogni dipinto e ogni edificio abbia una storia da raccontare, ed è mio compito dare voce a queste storie. Vi invito a seguirmi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, scoprendo insieme le meraviglie artistiche e architettoniche che hanno modellato la nostra identità culturale

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