Helsinki, 27 gennaio 2026 – Un vero spettacolo di luci e colori ha illuminato le notti gelide del Nord Europa. Dalle vaste distese innevate della Finlandia, passando per le fitte foreste della Svezia, fino alle coste frastagliate della Norvegia, l’aurora boreale ha dipinto il cielo con sfumature mozzafiato. Negli ultimi giorni, tra il 24 e il 26 gennaio, il fenomeno si è fatto vedere con un’intensità rara, tanto da farsi notare persino in città come Rovaniemi, Kiruna e Tromsø, dove di solito l’inquinamento luminoso ne attenua l’effetto.
Aurora boreale, lo stupore delle comunità locali
In Lapponia, a nord della Finlandia, il termometro segnava -22 gradi quando, intorno alle 21 di martedì, le prime strisce verdi hanno solcato il cielo sopra il villaggio di Saariselkä. “Sembrava che il cielo prendesse fuoco, un’atmosfera da favola”, racconta Juha Niemi, che gestisce un rifugio vicino al Parco Nazionale di Urho Kekkonen. Anche i più anziani del posto dicono di non aver mai visto uno spettacolo simile da almeno un decennio. Un’emozione che si è ripetuta anche a Kiruna, in Svezia, dove dopo le 22 diverse famiglie hanno spento le luci di casa per ammirare meglio quei nastri luminosi che danzavano sopra la città.
Turisti in viaggio verso il circolo polare artico
Non sono stati solo i locali a restare incantati: la bellezza delle aurore ha attirato anche molti turisti dal Sud Europa. Secondo l’Ufficio turistico di Rovaniemi, più di 9mila persone hanno scelto proprio questo angolo della Lapponia per tentare di catturare l’aurora in fotografia. “Arrivano da Milano, Berlino, Londra… e stanno svegli fino a tardi pur di scorgere quel lampo verde”, racconta una guida locale. L’aumento delle prenotazioni negli hotel e lodge finlandesi è tangibile: il famoso Kakslauttanen Arctic Resort parla di un +15% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Perché ora? La spiegazione scientifica
Ma cosa c’è dietro questo spettacolo così vivido? Gli esperti dell’Istituto meteorologico finlandese spiegano che la recente attività del sole – in crescita negli ultimi mesi – ha lanciato una serie intensa di particelle cariche verso la Terra. Quando queste raggiungono l’atmosfera, reagiscono con ossigeno e azoto, creando quei colori che vanno dal verde al viola, fino a sfumature di rosso sulle regioni artiche. “Abbiamo registrato tempeste geomagnetiche superiori alla media”, spiega il fisico Tapio Salonen. “Questo significa aurore più frequenti e luminose rispetto agli anni passati”.
Qualche disagio tra appassionati e traffico
Qualche problema non è mancato. Intorno a Tromsø, in Norvegia, strade secondarie si sono riempite di fotografi armati di treppiedi e macchine fotografiche, fermatisi ai bordi delle carreggiate nel tentativo di scattare la foto perfetta. Le autorità hanno invitato tutti alla prudenza ricordando i rischi del gelo e del traffico notturno. Nessun incidente segnalato finora, solo qualche rallentamento nelle zone più frequentate dai turisti.
Aurora tra mito e realtà quotidiana
Per chi vive a queste latitudini l’aurora boreale è più che uno spettacolo naturale: è parte della cultura locale. In Finlandia la chiamano “revontulet”, ovvero i fuochi della volpe: secondo una leggenda popolare sarebbero le scintille scaturite da una volpe che corre sulla neve artica. In Norvegia invece alcune scuole hanno organizzato lezioni notturne per far capire ai bambini come funziona questo fenomeno, unendo racconti tradizionali all’osservazione diretta.
Cosa aspettarsi nei prossimi giorni
Gli esperti dicono che lo show non finirà qui. L’attività dell’aurora boreale dovrebbe restare alta ancora per qualche notte grazie a nuove tempeste solari previste tra il 28 e il 30 gennaio. Secondo il servizio meteo norvegese, le condizioni saranno ottime soprattutto nelle ore centrali della notte e si potranno vedere aurore anche a latitudini meno estreme rispetto al solito. Basta alzare gli occhi al cielo: nelle lunghe notti del Nord basta poco perché il buio si accenda improvvisamente di verde e viola. E chi ci abita sembra non stancarsi mai di guardare su in alto.





