Milano, 13 gennaio 2026 – Il Gup di Milano ha accolto oggi le richieste della Direzione Distrettuale Antimafia nell’inchiesta chiamata ‘Hydra’, infliggendo condanne fino a 16 anni di carcere agli imputati al centro del processo. La sentenza, arrivata nella tarda mattinata nel Tribunale di corso di Porta Vittoria, conferma l’impianto accusatorio su cui gli investigatori hanno lavorato negli ultimi due anni.
Gli uffici giudiziari hanno comunicato che il giudice per l’udienza preliminare ha ritenuto solida la ricostruzione della Dda milanese, che aveva delineato un’associazione a delinquere dedita al traffico di droga e al riciclaggio. Le condanne vanno da 8 a 16 anni, con la pena più dura riservata a uno degli imputati indicato come uno dei capi dell’organizzazione. Il dispositivo della sentenza è stato letto poco dopo mezzogiorno in un’aula blindata, alla presenza degli avvocati e dei familiari degli imputati. Alcuni parenti hanno lasciato il tribunale senza parlare con i giornalisti.
L’indagine ‘Hydra’, coordinata dalla pm antimafia Alessandra Dolci, è partita nel febbraio 2024 dopo una segnalazione su movimenti sospetti tra la zona nord di Milano e il quartiere di Quarto Oggiaro. Secondo i carabinieri del Nucleo Investigativo, gli imputati avevano creato una rete organizzata per importare e vendere cocaina. Sono stati accertati almeno 14 episodi di scambio droga, incontri riservati nei parcheggi e comunicazioni tramite telefoni criptati, particolare confermato dai tabulati acquisiti.
“Era una struttura ben organizzata, con ruoli chiari e compiti precisi”, ha spiegato in aula il sostituto procuratore durante la requisitoria conclusa a novembre. Il gruppo avrebbe anche riciclato denaro usando attività commerciali apparentemente legali tra Milano e provincia: una sala giochi a Cormano e una carrozzeria a Sesto San Giovanni.
Gli avvocati difensori hanno già annunciato l’intenzione di fare appello appena saranno depositate le motivazioni della sentenza, attese entro 60 giorni. “Le condanne sono troppo pesanti rispetto ai fatti accertati”, ha detto l’avvocato Giovanni Rossi, difensore di uno dei principali imputati, subito dopo la lettura del verdetto. Più misurate le parole della pubblica accusa: “Il giudice ha valutato con attenzione tutto il materiale raccolto in questi due anni”, ha commentato un funzionario della Procura uscendo dagli uffici poco prima delle 13.
In aula, lo sguardo teso dei familiari e il brusio fuori hanno accompagnato tutta la mattina. Non c’è stata tensione evidente, ma l’attesa si percepiva chiaramente fin dalle prime ore davanti all’ingresso del tribunale.
La sentenza del Gup rappresenta solo un primo passo nell’intero processo ‘Hydra’. Nelle settimane scorse si erano già visti patteggiamenti per posizioni minori e rinvii a giudizio per accuse secondarie. Ora si dovrà capire quali ripercussioni avrà questa decisione sugli altri filoni collegati, soprattutto sull’indagine riguardante il reimpiego illecito di capitali nel settore immobiliare lombardo.
Fonti investigative sentite da alanews.it non escludono nuovi sviluppi nelle prossime settimane: “Stiamo ancora seguendo alcune piste legate al riciclaggio”, ha confermato un investigatore che ha preferito restare anonimo. Intanto la Dda si prepara a difendersi nell’appello che arriverà presto, mentre la Procura generale resta vigile sull’evoluzione della vicenda.
Il verdetto di oggi chiude una prima fase ma lascia molte porte aperte sul fronte giudiziario e investigativo. Per ora, in attesa delle motivazioni ufficiali, il procedimento ‘Hydra’ resta uno dei capitoli più complessi della recente storia giudiziaria milanese.
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