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Addio MetroCard a New York: al Transit Museum di Brooklyn la mostra che celebra un’icona culturale

Brooklyn, 8 dicembre 2025 – Al Transit Museum di Brooklyn si apre oggi la mostra “Farewell Metrocard”, un omaggio alla storica tessera gialla che dal 1994 ha accompagnato milioni di pendolari newyorchesi. La città dice così addio a uno dei simboli più riconoscibili della sua vita quotidiana, proprio mentre la Metropolitan Transportation Authority (MTA) conferma il passaggio definitivo ai pagamenti digitali.

L’addio a una piccola icona newyorchese

Nella sede del museo, tra Atlantic Avenue e Schermerhorn Street, si ripercorre la storia della Metrocard, dalle prime emissioni nel giugno ’94 fino all’avvento di OMNY, il nuovo sistema senza contatto ormai diffuso su metropolitane e autobus. La MTA parla chiaro: il cambiamento è “inevitabile” in una città che solo nel 2023 ha visto oltre 1,7 miliardi di viaggi in metropolitana.

“C’è un po’ di nostalgia nell’aria, è davvero la fine di un’epoca”, confida Andrew Sparberg, storico del trasporto urbano e curatore della mostra. Le teche conservano le prime tessere magnetiche ingiallite, i vecchi tornelli, cartelli d’epoca e manifesti che invitavano i cittadini a “Get the MetroCard”. Non mancano le macchinette automatiche degli anni Duemila e le istruzioni stampate in tutte le lingue. Le testimonianze audio dei dipendenti MTA raccontano come questa carta abbia trasformato la routine di molti.

Cosa cambia per chi viaggia

Per chi vive a New York “swipare” la propria Metrocard era un gesto quotidiano, quasi un rito: ogni mattina, sulle scale della 14th Street o di Union Square, si sentiva il clic meccanico del lettore. Ora invece, spiega Joanna Flores, portavoce della MTA, “il futuro è nei pagamenti digitali: più veloci e sicuri. Entro il 2026 le Metrocard smetteranno di funzionare e verranno sostituite da carte contactless, smartphone e smartwatch”.

I numeri parlano chiaro: circa 4 milioni di persone usano già ogni settimana OMNY. “Vogliamo che il trasporto sia semplice per tutti – sottolinea Flores – anche per chi ha poca dimestichezza con la tecnologia. Per questo saranno attivi punti di assistenza nelle stazioni principali e campagne informative nelle prossime settimane”.

Il museo non nasconde i ricordi più difficili: i primi guai con i tornelli che non leggevano bene la carta o le ricariche sparite. Ma Sparberg lo spiega così: “La Metrocard ha democratizzato il viaggio in città. Addio ai gettoni metallici, più controllo sulle spese e abbonamenti che hanno davvero cambiato la vita ai pendolari”.

Un oggetto diventato memoria collettiva

La Metrocard non è stata solo un biglietto: è entrata nel cuore dei newyorchesi. Lo dimostrano le centinaia di messaggi lasciati dai visitatori sulla lavagna digitale all’ingresso del museo. Anna Lee, insegnante del Queens, scrive: “Mi ricorda quando accompagnavo mio padre al lavoro”. Altri raccontano delle prime uscite notturne a Manhattan o delle interminabili code sotto la pioggia d’autunno.

In mostra anche edizioni speciali: Metrocard per le Olimpiadi del 2012 (anche se New York non le ha mai ospitate), tessere per il centenario della subway e una versione firmata dal rapper Jay-Z per l’uscita di un album nel 2013. “È parte della nostra identità urbana – riflette Sparberg – un simbolo piccolo ma carico di significato”.

Un futuro senza strisciate

Il passaggio al digitale sarà graduale: fino a dicembre 2026 si potrà ancora usare la tessera in alcune stazioni, poi via via scomparirà. Restano però domande aperte: come garantirsi l’accesso a chi non ha smartphone o carte contactless? “Stiamo lavorando con associazioni locali – rassicura Flores – vogliamo che nessuno resti indietro”.

Intanto al Transit Museum l’atmosfera è carica di malinconia. Tra i visitatori ci sono ex dipendenti che raccontano orgogliosi di aver conservato l’ultima Metrocard obli- terata nel portafoglio. Un ragazzo poco più che ventenne mostra fiero una tessera intatta del ’97. Sono piccoli riti collettivi che fanno capire una cosa sola: la tecnologia avanza ma certi gesti rimangono scolpiti nella memoria della città molto più delle novità digitali.

Stefania Palenca

Da sempre nutro una forte curiosità per le vicende passate e le tracce che hanno lasciato nel nostro presente. Ho scoperto presto che nulla racconta una storia meglio dei muri di un'antica cattedrale o delle pennellate su una tela impolverata. Mi sono laureata in Storia presso l'Università di Catania, un percorso accademico che mi ha permesso di immergermi nei racconti e nei segreti di questa meravigliosa isola. Durante gli studi, ho perfezionato le mie competenze con un master in Conservazione dei Beni Culturali, comprendendo ancor di più l'importanza di preservare queste ricchezze per le generazioni future. Attraverso i miei articoli, esploro non solo i grandi siti turistici, ma anche i piccoli gioielli meno conosciuti che celano storie straordinarie e avvincenti. Porto i lettori in un viaggio attraverso l'arte e l'architettura, dall'epoca greca a quella normanna, passando per i fasti del Barocco siciliano. Quando non sono impegnata nella ricerca o nella scrittura, mi piace camminare per le vie dei centri storici, partecipare a conferenze e visitare musei e gallerie d'arte. Credo fermamente che ogni pietra, ogni dipinto e ogni edificio abbia una storia da raccontare, ed è mio compito dare voce a queste storie. Vi invito a seguirmi nel mio viaggio attraverso la Sicilia, scoprendo insieme le meraviglie artistiche e architettoniche che hanno modellato la nostra identità culturale

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