Roma, 9 febbraio 2026 – Si è spento stanotte, nella sua casa romana, a 80 anni Piero Angela, la voce più nota della divulgazione scientifica in Italia. Fino all’ultimo, dicono i familiari, ha mantenuto lucidità e voglia di fare. Ha passato la giornata a leggere le rassegne stampa e a sfogliare riviste scientifiche, un’abitudine che non ha mai lasciato in decenni di carriera. Il decesso è avvenuto intorno alle 2.30, assistito dalla moglie Margherita Pastore e dal figlio Alberto, anche lui conosciuto per il suo lavoro nella divulgazione.
Angela nasce a Torino nel 1938. Dopo il diploma al liceo classico D’Azeglio e un periodo dedicato allo studio del pianoforte jazz, decide di dedicarsi al giornalismo scientifico. In Rai comincia negli anni Sessanta come inviato, poi si concentra sui programmi d’informazione. Ma la sua fama arriva con gli anni Ottanta, quando diventa il volto di Quark, un programma rivoluzionario che ha trasformato il racconto della scienza nel nostro paese. “Volevo spiegare alle persone come funzionano le cose”, aveva detto in un’intervista nel 2018. Niente fronzoli, solo passione per la chiarezza.
Il successo di Quark e dei suoi spin-off – Superquark e Ulisse – nasce da un equilibrio raro: rigore scientifico e racconto semplice. In uno studio che somigliava a un’aula universitaria, circondato da esperti e animazioni fatte a mano, Angela portava lo spettatore dentro i misteri dei buchi neri o i segreti del corpo umano senza mai cadere nella spettacolarizzazione. “Mai inseguire le mode”, ripeteva ai suoi autori.
Uno dei tratti più forti del suo lavoro è stata la lotta contro le superstizioni e la disinformazione. Angela ha indagato medicina alternativa, miracoli “inspiegabili”, pseudoscienze con rigore ma anche rispetto. “Ho sempre pensato che la conoscenza debba aiutare a togliere paura”, diceva in una puntata di Superquark sull’omeopatia. Non era polemica fine a se stessa, ma un invito a farsi domande invece di fermarsi alla prima risposta.
Non sono mancati attacchi duri da chi vedeva in lui una minaccia per tradizioni o credenze popolari. Angela ascoltava tutti ma insisteva su un punto: “La scienza non è democratica nei risultati – solo nei metodi”. Un principio che ha difeso fino all’ultimo giorno, intervenendo anche sui social e nei dibattiti pubblici.
Dalla mattina sono arrivati tanti messaggi di cordoglio. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scritto: “Con Piero Angela perdiamo una figura insostituibile della cultura italiana”. Il Ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha sottolineato “il suo ruolo chiave nell’educazione delle nuove generazioni”. A Montecitorio è stato osservato un minuto di silenzio prima dell’inizio dei lavori.
Anche nelle università italiane – soprattutto a Torino, dove ricevette la laurea honoris causa in Scienze Naturali nel 1992 – sono state sospese alcune lezioni per lutto. “Era un maestro per chiunque si occupi di comunicazione scientifica”, ha detto ieri sera Telmo Pievani dell’Università di Padova. E Carlo Rovelli ha aggiunto: “Angela ci ha insegnato che spiegare non vuol dire semplificare”.
Nonostante l’età avanzata, Angela lavorava ancora su nuovi progetti fino al 2023. L’ultimo – una serie documentaristica sulle intelligenze artificiali – era in fase di montaggio quando la malattia lo ha fermato. “Ho sempre pensato che la curiosità sia il vero motore del progresso”, ripeteva ai giovani nelle scuole. Negli archivi Rai restano centinaia d’ore delle sue trasmissioni che hanno segnato intere generazioni.
I funerali si terranno mercoledì alle 15 nella basilica dei Santi Apostoli a Roma. La famiglia chiede donazioni alla Fondazione Telethon invece dei fiori.
Il ricordo che emerge oggi tra colleghi e amici è quello di un uomo calmo ma determinato. Capace di ascoltare senza alzare mai la voce e di dire no con gentile fermezza. Un metodo che ancora oggi dovrebbe ispirare chi fa informazione — non solo quella scientifica.
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