Milano, 20 febbraio 2026 – Ieri sera, a 53 anni, si è spento a Milano Andrea Furlan, ex giornalista sportivo e volto molto noto delle telecronache calcistiche. Furlan, che nel 2025 aveva reso pubblica la sua diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica (SLA), è morto nella sua casa di via Lomellina, circondato dall’affetto della famiglia. L’annuncio della malattia, affidato a un post molto toccante sui social meno di un anno fa, aveva colpito profondamente colleghi e appassionati di calcio, scatenando reazioni immediate nel mondo dello sport e della comunicazione.
Andrea Furlan aveva iniziato il suo percorso nel giornalismo sportivo negli anni Novanta a Radio Popolare. La sua voce calda e quel tono spesso ironico lo avevano presto reso familiare anche agli ascoltatori di Radio Sportiva e poi agli spettatori di TeleLombardia. Dal 2007 era passato a Mediaset, dove per un decennio ha raccontato le principali partite italiane ed europee. Paolo Bargiggia lo ricorda così: “Con lui potevi discutere per ore anche di una rimessa laterale”.
Furlan ha seguito finali di Champions League, derby infuocati e domeniche senza gol con uno stile semplice e diretto. “Non amava gli eccessi – spiega Riccardo Trevisani – eppure riusciva a farti sentire ogni battito del pallone”.
A marzo 2025, con un video di pochi minuti, aveva raccontato ai suoi ascoltatori la diagnosi di SLA. Niente frasi costruite o drammi forzati: solo una voce più lenta e l’onestà di dover rallentare. “Voglio continuare a raccontare il calcio finché ce la faccio”, aveva detto nel video pubblicato su X. Da quel momento sono arrivati migliaia di messaggi, da ex calciatori, colleghi ma anche semplici appassionati.
Uno scriveva: “Ho imparato il fuorigioco ascoltando te”. Nei giorni seguenti molti club hanno voluto ricordarlo con striscioni o minuti di silenzio durante le partite. All’ingresso degli studi di Cologno Monzese, dove lavorava dal 2012, spiccava uno striscione: “La tua voce è la radio”.
Negli ultimi mesi la malattia lo ha allontanato dai microfoni. Usciva poco; solo qualche amico stretto poteva entrare nella casa al terzo piano dove viveva con la moglie Claudia e i figli Marta e Gabriele. “Mi manca l’aria delle redazioni”, aveva confidato in una breve intervista al Corriere dello Sport a ottobre.
Nonostante il peggioramento rapido delle sue condizioni, trovava modi per restare vicino al suo pubblico: scriveva brevi cronache sportive sui social o partecipava alle trasmissioni tramite messaggi vocali registrati.
Alla notizia della sua scomparsa sono arrivate molte manifestazioni di affetto dal mondo del calcio. Giuseppe Marotta, amministratore delegato dell’Inter, ha sottolineato il “rigore morale” che contraddistingueva le sue telecronache sulle partite nerazzurre. La Lega Serie A ha diffuso una nota ufficiale esprimendo cordoglio per “la professionalità mai urlata e l’umanità fuori dal comune”.
Sui social i messaggi non si contano: Carlo Pellegatti su X ha scritto “Ciao Andrea, raccontaci ancora una partita”, mentre l’Associazione Stampa Sportiva Italiana ha annunciato una borsa di studio dedicata ai giovani cronisti in suo nome.
Il funerale si terrà venerdì alle 10 nella chiesa di Sant’Eufemia, vicino al centro storico di Milano. I familiari hanno chiesto rispetto per la privacy: “Per Andrea parlino le sue telecronache”, hanno spiegato in una nota. Fuori dalla chiesa già stamattina sono comparsi fiori e biglietti scritti a mano.
“Era capace di ridere degli errori tecnici ma non tollerava chi si prendeva troppo sul serio”, ricorda Marco Cattaneo che ieri sera è stato tra i primi ad arrivare in casa sua. In molti lo descrivono come “un artigiano della cronaca”, uno che preferiva dire le cose come stavano invece che cercare inutili orpelli.
Oggi il calcio italiano perde una voce capace di dare profondità anche al silenzio negli stadi vuoti. E tra gli amici resta chiara una cosa: “un racconto sincero può accompagnarti per sempre”.
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