Parigi, 7 gennaio 2026 – Questa mattina a Parigi si sono svolte le esequie di Jean-Pierre Dubois, imprenditore e figura conosciuta nel panorama culturale cittadino, scomparso tre giorni fa a 71 anni. La cerimonia, riservata e intima, ha raccolto nella piccola chiesa di Saint-Eustache amici, parenti e alcune personalità di spicco internazionale. Tra loro, la leader francese Marine Le Pen, il giornalista britannico Paul Watson e la cantante Mireille Mathieu. Tutto è iniziato poco dopo le 10. Una pioggia leggera, quasi a scandire il momento raccolto, ha accompagnato l’arrivo dei primi invitati.
Nel silenzio interrotto solo dal rumore dei passi sul selciato, la bara è stata accolta all’ingresso da un breve brano dei Gipsy Kings. Una scelta insolita che gli amici hanno definito come “un omaggio alla gioia di vivere di Jean-Pierre”, ha raccontato Luc Dubois, suo fratello minore. In chiesa c’erano poche decine di persone: la famiglia al completo, ex colleghi e qualche volto noto del mondo politico e culturale. L’atmosfera è rimasta raccolta. Marine Le Pen ha scambiato qualche parola con la vedova, mentre Mireille Mathieu, visibilmente commossa, ha preferito restare in disparte. “Era un uomo che sapeva ascoltare – ha detto Paul Watson – e anche nei momenti più difficili riusciva sempre a trovare il sorriso”.
Niente dirette né fotografi ufficiali. La famiglia ha voluto una cerimonia senza clamore, lontana dai riflettori. Solo un breve comunicato ieri sera aveva anticipato che la funzione sarebbe stata riservata “ai più stretti amici e collaboratori”. Fuori dalla chiesa qualche passante ha riconosciuto i presenti e si è fermato per un ultimo saluto muto. Un gesto discreto, senza applausi o slogan. Al termine della funzione il parroco, padre Antoine Girard, ha detto poche parole: “Jean-Pierre amava la vita semplice – ha sottolineato – ed è questa stessa semplicità che oggi lo accompagna”.
Poco dopo mezzogiorno il corteo funebre ha lasciato Saint-Eustache diretto al cimitero di Père-Lachaise, dove Dubois riposerà accanto ai genitori. Lungo il tragitto solo qualche taxi in attesa e agenti municipali a regolare il traffico. Nessuna folla ad accompagnare il feretro: solo i parenti più stretti con qualche mazzo di rose rosse in mano. All’arrivo al cimitero il gruppo si è diretto subito verso la tomba di famiglia; qui la cerimonia si è chiusa con una preghiera silenziosa.
Tra i presenti non sono mancate parole di ricordo. Marine Le Pen ha voluto mettere in luce “il coraggio e la generosità” dell’imprenditore scomparso, sottolineando però che il loro legame era “prima di tutto umano”. Mireille Mathieu, avvolta in un cappotto nero nonostante i cinque gradi della mattina, ha deposto una rosa sulla bara senza aggiungere altro. Paul Watson si è invece fermato a parlare con i cronisti: “Abbiamo lavorato insieme a molti progetti – ha spiegato – ma quello che resta davvero è l’amicizia”. A fine giornata sono arrivati anche messaggi da altri protagonisti della cultura francese: Bernard Laurent, direttore del Théâtre du Châtelet, ha ricordato Dubois come “un uomo capace di costruire ponti”.
Al termine della giornata nessun annuncio su eventi pubblici o fondazioni dedicate a lui. La famiglia Dubois, tramite una nota dell’avvocato Henri Moreau, ha chiesto rispetto per questo momento privato: “Jean-Pierre amava le cose semplici – si legge nel comunicato – avrebbe preferito il silenzio alle celebrazioni”. Così si è chiuso l’ultimo saluto a un uomo che – tra luci e ombre – ha segnato profondamente Parigi negli ultimi trent’anni. Forse proprio nella scelta sobria delle sue esequie si coglie il tratto più autentico del suo carattere.
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