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Abusi in famiglia a Catania: i 4 fratellini premiati sul palco del teatro dopo il dramma denunciato al Tribunale dei minorenni

Catania, 8 gennaio 2026 – Un avvio d’anno diverso dal solito ha segnato il Tribunale per i minorenni di Catania. Questa mattina, poco dopo le 10, tra regali e applausi, si sono chiusi alcuni casi che hanno coinvolto ragazzi e famiglie della provincia. La cerimonia è stata semplice, con un’atmosfera sospesa tra la rigida formalità del tribunale e piccoli gesti di umanità. Così sono stati ufficializzati gli atti riguardanti minori che, dopo percorsi difficili, sono stati accompagnati verso una nuova fase della loro vita.

Un’aula carica di emozioni e storie vere

Nell’aula 4 del palazzo di giustizia, vicino al corso Italia, si sono radunati magistrati, avvocati, assistenti sociali e soprattutto i ragazzi seguiti dal Tribunale dei minori. Alcuni erano arrivati con genitori affidatari, altri con educatori delle comunità. La giudice Antonella Scuderi, che ha guidato la breve udienza, ha scelto di lasciare da parte le solite formalità. “Questi sono momenti in cui il diritto incontra la vita,” ha detto piano, porgendo una scatola colorata a una ragazza di 17 anni appena tornata in famiglia dopo qualche mese in comunità. Qualcuno ha sorriso; altri sono rimasti immobili sulle sedie, fissando le luci al neon appena tremolanti.

Regali e rito: un gesto che parla

Tra faldoni e toghe nere, in quella stessa aula sono stati distribuiti piccoli doni: libri, penne, qualche quaderno. “Può sembrare poco ma non lo è,” ha confidato una educatrice della cooperativa Agape. I regali erano un segno di attenzione per chi ha concluso l’iter giudiziario o iniziato un percorso di reinserimento. Nel verbale dell’udienza – consultato da alanews.it – si legge l’approvazione definitiva di due affidi familiari e la chiusura del procedimento per un minorenne, Giuseppe (nome di fantasia), tornato a casa dopo un anno in una struttura protetta. Non un addio ma, come ha detto il presidente del Tribunale Francesco D’Amico, “un passaggio di testimone alla comunità.”

Giustizia minorile a Catania: numeri e realtà

Catania non è nuova a queste situazioni. Secondo i dati diffusi dalla Presidenza del Tribunale per i minorenni, nel solo 2025 sono stati 421 i casi seguiti dall’ufficio, in aumento rispetto agli anni precedenti. Gli affidi familiari rappresentano circa il 32% degli interventi; il resto riguarda misure temporanee di protezione e percorsi di messa alla prova. “Ogni fascicolo racconta una storia difficile,” ricorda l’avvocato Mariella Russo della Camera minorile. Spesso si tratta di famiglie segnate da problemi economici, disagio sociale o separazioni dolorose. A Catania – aggiunge la dottoressa Laura Ferraro dei servizi sociali comunali – “le situazioni si aggravano per la mancanza di risorse: le strutture non bastano mai.”

Applausi in tribunale: reazioni sincere

La mattinata si è chiusa con gli applausi, un gesto raro in aula ma qui quasi dovuto. Alcuni ragazzi hanno preso i doni senza dire una parola; altri hanno scambiato qualche battuta con gli operatori, parlando piano ma con gli occhi vivi. “Oggi è il mio primo giorno davvero libero,” ha sussurrato uno dei giovani al suo avvocato dopo la revoca dell’affidamento. Persone comuni e storie diverse. In fondo all’aula, una madre ha lasciato scivolare la mano sul banco mentre suo figlio stringeva un piccolo pacchetto azzurro.

Oltre il protocollo: fiducia e prospettive

Questa cerimonia non era prevista da nessun protocollo ufficiale. Eppure, per chi c’era è stato importante: momenti come questi aiutano a ricostruire fiducia tra istituzioni e persone fragili. “Spesso veniamo visti come ‘quelli che tolgono i figli’. Oggi invece proviamo a dare qualcosa indietro,” ammette uno degli assistenti sociali presenti. Nel 2026 saranno potenziati progetti di affido familiare e servizi sul territorio – assicura l’assessore alle politiche sociali Elena Barone – anche grazie a nuovi fondi regionali. Intanto l’aula si è svuotata in fretta: fuori tirava un vento freddo e qualche nebbia leggera aleggiava su via Francesco Crispi. Solo allora – tra portici e strada – alcuni ragazzi hanno iniziato davvero a sorridere.

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