Francesca Campioli, giovane curatrice modenese, ha voluto ricordare la stilista Laura Biagiotti proprio nella sua città, organizzando una serata speciale venerdì al Teatro Storchi. Dalle 21 in poi, il centro storico si è animato con oltre duecento persone: appassionati di moda, ex collaboratori e tanti curiosi attratti dal nome che ha fatto conoscere il “cashmere all’italiana” nel mondo. “Non è solo una questione di stile – ha detto Campioli dal palco – ma di una visione, di un modo unico di raccontare la femminilità che ancora oggi parla a tutti noi”.
Romana di nascita ma con un legame forte con l’Emilia, Laura Biagiotti ha sfilato più volte a Modena negli anni ’90, invitata da associazioni locali e atelier della città. Un rapporto che non si è mai interrotto. Lo testimoniano le vecchie foto scattate sotto i portici di Piazza Grande, ancora custodite negli archivi dei giornali locali. Francesca Campioli, 32 anni, è cresciuta guardando proprio quelle immagini e ha deciso di ripercorrere la storia della stilista partendo da qui. “Da bambina la vedevo passare negli hotel, sempre pronta a salutare chiunque incontrasse. Sapeva trasformare anche una semplice passeggiata in qualcosa di speciale”, ha raccontato durante l’evento. E quell’atmosfera sembra tornare viva anche nei ricordi degli ospiti.
Sul palco del Teatro Storchi si sono alternati volti noti: collaboratori storici, modelle modenesi e qualche vecchio amico di famiglia. Tra immagini d’archivio e brevi video dai backstage delle sfilate degli anni Ottanta e Novanta, la serata ha ripercorso l’evoluzione del marchio Biagiotti fino agli ultimi progetti prima della scomparsa nel 2017. “Non era solo la regina del cashmere – ha raccontato Mirella Bertolazzi, ex direttrice dell’atelier in centro – ma una donna capace di ascoltare davvero le persone. Per lei la moda significava anche accoglienza”. Parole che hanno trovato consenso unanime in sala: il pubblico ha seguito ogni passaggio in silenzio e con grande rispetto.
Nella foyer del teatro è stata allestita una piccola mostra temporanea con abiti originali firmati Biagiotti: cappotti lunghi in lana avorio, maglioni oversize dalle linee pulite e dettagli dorati appena accennati. Accanto ai capi d’epoca, fotografie scattate a Modena nei primi anni Duemila: immagini rubate tra le colonne della Ghirlandina, prove fitting improvvisate nei camerini del teatro. “Questi abiti non sono solo ricordi – ha spiegato Campioli ai visitatori – ma racconti fatti a mano”.
La serata è stata anche un’occasione per riflettere sull’eredità lasciata da Laura Biagiotti alle nuove generazioni. La curatrice non ha nascosto l’emozione nel vedere tanti giovani presenti: “Volevo che Modena riscoprisse questa storia. Non solo la moda patinata delle passerelle milanesi, ma la tenacia dietro ogni creazione”, ha detto durante il dibattito finale. Alcuni studenti dell’Accademia d’Arte si sono fermati fino a tardi per parlare del futuro della moda italiana. “Serve ritrovare modelli che parlino anche di etica”, ha commentato Lucia Montorsi, 23 anni.
Modena conferma così la sua attenzione per le storie di eccellenza legate al territorio, anche quando i protagonisti vengono da fuori ma hanno fatto propria questa terra. La serata voluta da Francesca Campioli si è chiusa poco dopo le 23 tra lunghi applausi e abbracci nella platea. A chi le chiedeva se ci saranno altri eventi dedicati alla moda emiliana nei prossimi mesi, la curatrice ha sorriso: “Forse sì. Dopotutto certe storie meritano ancora di essere raccontate”. Perché alla fine è così che il ricordo resta vivo: attraverso i piccoli dettagli – un bottone su un cappotto o un nome su una foto – ma soprattutto quando si intreccia con la comunità stessa.
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