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Usura e minacce tra Calabria e Sicilia: sei misure cautelari, coinvolti anche due agenti sospesi

Reggio Calabria, 23 gennaio 2026 – Un blitz congiunto tra Calabria e Sicilia ha portato stamattina all’arresto di più di venti persone, tra cui – elemento che ha colpito particolarmente – due agenti delle forze dell’ordine, già sospesi dal servizio nelle ore precedenti. L’inchiesta, partita dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e condotta insieme da Polizia e Carabinieri, si è sviluppata nell’arco di diciotto mesi. Le accuse vanno dall’associazione mafiosa al traffico di droga, passando per episodi di corruzione e favoreggiamento.

Forze dell’ordine nel mirino: cosa sappiamo

Secondo la Procura di Reggio Calabria, l’operazione “Scilla” – nome che richiama lo stretto che collega e divide Calabria e Sicilia – ha smantellato una fitta rete criminale con base a Gioia Tauro e ramificazioni fino a Messina. All’alba, le squadre mobili hanno eseguito diversi arresti e perquisizioni: tra gli arrestati ci sono due agenti, uno in servizio al Commissariato di Villa San Giovanni, l’altro nella Polizia Stradale siciliana. Entrambi erano già stati sospesi nei giorni scorsi.

Le fonti investigative spiegano che i due agenti avrebbero dato “appoggio logistico e informazioni riservate” ai vertici della banda, facilitando l’ingresso di partite di droga e movimenti sospetti tra le due sponde dello Stretto. Al momento nessuna parola dagli indagati: i loro avvocati hanno chiesto riservatezza in attesa degli interrogatori di garanzia previsti entro quarantotto ore.

Come è andata l’operazione tra Calabria e Sicilia

L’indagine è partita da alcune intercettazioni ambientali raccolte tra febbraio e aprile dell’anno scorso. Da quelle registrazioni – spesso fatte in bar o stazioni ferroviarie a Reggio Calabria e Messina – è emersa una rete di contatti che coinvolgeva non solo esponenti noti della malavita locale, ma anche persone insospettabili. I nomi dei due agenti sono venuti fuori solo dopo aver analizzato meglio i flussi telefonici e aver verificato alcuni spostamenti strani rilevati ai caselli autostradali.

Il procuratore capo Giovanni Bombardieri ha detto stamattina: “Il coinvolgimento di uomini delle istituzioni getta un’ombra su chi ogni giorno rischia la vita contro il crimine. Eppure proprio grazie all’impegno dei loro colleghi oggi possiamo parlare di risultati concreti”.

Reazioni nelle comunità: lo choc dopo gli arresti

La notizia ha colto di sorpresa molti nei piccoli centri interessati. A Villa San Giovanni, alcuni abitanti si sono fermati davanti al commissariato già dalle otto del mattino, parlando sottovoce degli sviluppi. “Non ce lo aspettavamo”, racconta un commerciante locale. “Qui ci conosciamo tutti, ma chi avrebbe pensato a una cosa del genere?” Nella cittadina siciliana dove lavorava l’altro agente, il clima resta teso. Un collega sentito da alanews.it chiede che “si faccia chiarezza al più presto, senza però mettere tutti nel mucchio”.

Durante la giornata sono arrivate anche le reazioni dei sindacati delle forze dell’ordine. In una nota del Siulp provinciale si legge: “Fiducia nell’operato della magistratura. Chi sbaglia deve pagare, ma non si deve gettare fango sulla stragrande maggioranza degli operatori onesti”.

Prossimi passi: cosa accadrà ora

I 23 indagati – cinque donne incluse – sono stati trasferiti in diverse carceri tra Reggio Calabria, Catanzaro e Catania. Nei prossimi giorni saranno interrogati dai magistrati; solo allora si potranno capire meglio le singole posizioni. Per i due agenti sospesi è scattata anche la segnalazione agli uffici disciplinari interni.

Da fonti giudiziarie arriva la conferma che l’attenzione resta alta: l’indagine va avanti, sia per scoprire eventuali altri coinvolti sia per chiarire il ruolo preciso degli arrestati nell’organizzazione criminale. Nel frattempo i sequestri fatti – telefoni cellulari e documenti in testa – saranno analizzati a fondo dalla polizia scientifica.

La Procura assicura: vuole andare fino in fondo senza fare sconti a nessuno. E tra i cittadini delle due sponde dello Stretto resta viva una domanda difficile da ignorare: “Chi ci protegge davvero?” Una questione che oggi risuona più forte che mai.

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