Palermo, 16 gennaio 2026 – All’alba di oggi, a Palermo, sono scattate misure cautelari nell’ambito di una nuova inchiesta che coinvolge i dirigenti dell’Amap, la società che si occupa del servizio idrico in città. La Procura ha fatto sapere che l’indagine riguarda presunte irregolarità negli appalti pubblici, una questione che da tempo solleva dubbi sulle modalità di lavoro negli uffici di via Volturno.
Indagini serrate sugli appalti pubblici
L’inchiesta, guidata dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e condotta dai carabinieri del comando provinciale, ha preso di mira almeno tre dirigenti dell’Amap e alcuni imprenditori locali. L’accusa è di turbativa d’asta e falso ideologico: fatti contestati tra il 2022 e il 2024. Gli investigatori hanno passato al setaccio intercettazioni telefoniche, documenti e sopralluoghi nei cantieri. Così hanno ricostruito come giravano i documenti tra la sede della società e alcune imprese palermitane.
Al centro ci sarebbero le gare d’appalto per la manutenzione della rete idrica. Secondo gli inquirenti, dietro ci sarebbe un sistema per pilotare gli appalti: alcune aziende avvantaggiate in cambio di favori ancora da chiarire. Le procedure di selezione sarebbero state poco trasparenti e i rapporti tra dipendenti pubblici e imprenditori piuttosto ambigui. Una situazione che riporta l’attenzione sulla gestione delle risorse pubbliche e sulla trasparenza negli appalti dei servizi essenziali.
Dirigenti sospesi, imprenditori con obbligo di dimora
La Procura ha fatto sapere che tra i destinatari delle misure cautelari ci sono Giuseppe Lo Presti, responsabile dell’area tecnica, Maria Rita D’Angelo, direttore amministrativo, e un terzo dirigente il cui nome resta per ora coperto “per esigenze investigative”. Per loro è scattata la sospensione dall’incarico pubblico. Due imprenditori locali devono invece restare a Palermo con l’obbligo di dimora.
Fonti dentro l’Amap raccontano di una mattinata carica di tensione negli uffici. Alcuni dipendenti, contattati da alanews.it poco dopo le 8 vicino alla sede centrale, parlano di “aria pesante da giorni”, con voci su controlli più stretti e un’insolita presenza delle forze dell’ordine nelle ultime settimane. Le notifiche dei provvedimenti sono arrivate all’alba, quando i carabinieri hanno bussato alle porte dei dirigenti e delle aziende coinvolte.
Reazioni: Amap conferma collaborazione e fiducia nella magistratura
Alle 11:30 la presidenza dell’Amap ha diffuso una nota in cui si dice “fiduciosa nel lavoro della magistratura” e pronta a “costituirsi parte civile se emergeranno responsabilità individuali”. Il comunicato assicura anche la piena collaborazione con gli inquirenti e garantisce che il servizio idrico non subirà interruzioni. Al momento, infatti, l’erogazione dell’acqua a Palermo procede regolarmente, anche se tra gli utenti cresce l’apprensione.
Il sindaco Roberto Lagalla, a margine della giunta in via Cavour, ha commentato così la situazione: “Non possiamo tollerare zone d’ombra nella gestione delle nostre partecipate. Seguiamo tutto con attenzione. Chi ha sbagliato dovrà rispondere davanti alla legge”.
Il quadro: difficoltà croniche e prospettive per l’acqua a Palermo
La vicenda mette ancora una volta sotto i riflettori le difficoltà storiche del servizio idrico palermitano. Negli ultimi anni, l’Amap è stata spesso criticata per ritardi negli interventi e disservizi segnalati dai cittadini: perdite d’acqua, guasti continui e blackout soprattutto nelle periferie come Borgo Nuovo e Brancaccio.
“Servono controlli più rigidi e trasparenza – spiega Salvatore Di Maio del Comitato Consumatori Acqua Bene Comune – perché l’acqua è un bene essenziale con responsabilità enormi”. Intanto la Procura annuncia che le indagini non si fermano qui: nei prossimi giorni sono previsti nuovi interrogatori per approfondire i rapporti tra dirigenti pubblici e imprenditori privati.
Un’inchiesta ancora agli inizi ma già capace di riaccendere il dibattito sulla necessità di fare pulizia nella gestione delle partecipate pubbliche siciliane. Solo col tempo si capirà se le accuse reggeranno davanti ai giudici o si fermeranno prima.





