Caltanissetta, 23 gennaio 2026 – Nelle ultime ore è scattata la norma antimafia, applicata dalla polizia di Caltanissetta nell’ambito di un’indagine che ha portato alla luce una serie di provvedimenti cautelari e amministrativi. Secondo gli inquirenti, si tratta di una risposta concreta alle infiltrazioni mafiose radicate nel territorio nisseno. L’operazione è partita ieri all’alba e ha coinvolto diversi soggetti già noti alle forze dell’ordine, accusati di attività legate a dinamiche mafiose. Gli investigatori parlano di un’azione mirata, voluta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) locale.
Norma antimafia: cosa prevede e perché è scattata
La norma antimafia – con misure come la sorveglianza speciale e il sequestro dei beni – è stata applicata a persone ritenute vicine a gruppi criminali attivi in provincia di Caltanissetta. Uno strumento che la magistratura siciliana usa da tempo per frenare l’avanzata delle cosche e limitarne la potenza economica. “La decisione si basa su un lavoro investigativo solido, fatto di mesi di intercettazioni e controlli incrociati sui flussi finanziari”, spiega uno degli investigatori coordinati dalla DDA.
Secondo quanto riferito dalla Questura, sono finiti sotto misura cautelare due imprenditori edili, un commerciante e una quarta persona il cui nome resta coperto per ragioni investigative. Sono stati sequestrati beni immobili per un valore che supera i 2 milioni di euro, stima la polizia.
La rete sotto controllo: l’indagine della polizia nissena
Le indagini, avviate lo scorso autunno, si sono concentrate su movimenti sospetti tra Gela, San Cataldo e Caltanissetta città. La Squadra Mobile ha seguito per settimane gli spostamenti degli indagati e i loro contatti con figure chiave delle cosche locali. “Abbiamo rilevato comportamenti tipici del controllo mafioso sul territorio – dice il dirigente della Squadra Mobile –: minacce agli imprenditori concorrenti, gestione nascosta di attività commerciali e tentativi di infiltrarci negli appalti pubblici”.
A novembre, nuove prove sono arrivate da intercettazioni ambientali in due bar del centro storico. Da quelle conversazioni sarebbe emersa la rete che lega presunti affiliati e alcune imprese subappaltatrici.
Reazioni dalla città e dalle istituzioni
La notizia ha fatto subito rumore in città. In corso Umberto I, già nelle prime ore del mattino, piccoli gruppi si sono fermati davanti alla Questura a commentare l’operazione. “È la prova che lo Stato c’è”, dice una donna al Bar Sicilia. Ma non mancano voci più prudenti: “Ci vuole continuità – ammette un pensionato – altrimenti fra sei mesi siamo punto e a capo”.
Dal Comune arriva un messaggio netto: “La collaborazione tra amministrazione e forze dell’ordine resta prioritaria”, dice il sindaco Roberto Gambino ringraziando polizia e DDA per “l’impegno nel combattere ogni forma di criminalità organizzata”.
Che succederà ora: prospettive sull’inchiesta
Fonti investigative raccolte stamattina fanno sapere che le misure antimafia potrebbero essere solo l’inizio: altre posizioni sospette sarebbero sotto la lente e nuovi sequestri potrebbero arrivare presto. “La mafia a Caltanissetta non è mai sparita – ricorda un funzionario della Prefettura –, cambia faccia ma resta una minaccia seria per il tessuto sociale ed economico”.
Nei prossimi giorni sono previsti nuovi interrogatori al Tribunale cittadino. Gli avvocati dei coinvolti hanno già annunciato ricorso contro i sequestri. Intanto, gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulla lista completa dei destinatari.
Attenzione alta anche sugli appalti pubblici: i documenti dell’inchiesta mostrano tentativi concreti di interferenza nella gestione delle gare per servizi comunali tra 2023 e 2024. Sarà la magistratura a decidere se queste accuse reggeranno in aula. Nel frattempo però l’azione della polizia manda un segnale chiaro: nessun passo indietro nella lotta alle mafie sul territorio.





