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Scoperta Storica a Fano: Ritrovati i Resti della Basilica di Vitruvio dopo 2000 Anni

Roma, 19 gennaio 2026 – Una scoperta archeologica che aspettavamo da duemila anni. Così il sindaco di Roma, Marco Lupi, ha descritto il ritrovamento che questa mattina ha riportato la capitale sotto i riflettori internazionali. L’annuncio ufficiale è stato dato alle 10.15 nella sala conferenze del Campidoglio, davanti a funzionari, archeologi e, in collegamento da Firenze, l’ex Soprintendente alle Belle Arti Maria Giuli. “Abbiamo sognato questo momento per generazioni”, ha detto Lupi ai giornalisti e alle telecamere. E a giudicare dall’emozione evidente tra i presenti – applausi spontanei e occhi lucidi – non è una scoperta come tante.

Un tesoro ritrovato nel cuore di Roma

A spiegare la scoperta sono stati i tecnici della Soprintendenza Speciale di Roma. Tutto è iniziato durante alcuni lavori di consolidamento tra via dei Fori Imperiali e largo Corrado Ricci, nella notte tra il 17 e il 18 gennaio. Gli operai si sono accorti di una serie insolita di pietre antiche, disposte in modo preciso, a circa quattro metri di profondità. Solo dopo i primi controlli si è capito che era una struttura mai vista prima – forse quel pezzo mancante di una delle antiche basiliche civili nell’area forense.

“Non capita spesso di imbattersi in una testimonianza così importante”, ha raccontato Filippo Corradi, il direttore degli scavi, ancora con il casco sporco di polvere. “Le iscrizioni che abbiamo trovato risalgono probabilmente alla metà del I secolo avanti Cristo. È un frammento prezioso della storia della città”. Corradi ha aggiunto che il sito è stato subito messo in sicurezza e che le analisi continueranno nelle prossime settimane.

Un’attesa lunga duemila anni

Il sindaco non ha nascosto quanto sia importante questa scoperta. “Abbiamo aspettato questo momento per duemila anni,” ha detto Lupi ai cronisti. “Da sempre sapevamo che mancava qualcosa tra i grandi monumenti della nostra città.” Il primo cittadino ha ringraziato gli archeologi per il loro impegno: “In un momento in cui si parla tanto del futuro del centro storico, questi ritrovamenti ci ricordano che Roma è un puzzle ancora tutto da scoprire”.

Dall’altro capo della videochiamata, Maria Giuli ha raccontato con emozione com’è nato il progetto: “Vent’anni fa abbiamo iniziato a lavorare su questa idea, mettendo insieme fonti letterarie e vecchie mappe. Stamattina ho visto le foto dei colleghi: mi sono commossa”. Giuli ha detto che la comunità scientifica internazionale sarà coinvolta per analizzare i reperti.

Cosa dicono gli esperti

Gli studiosi stanno cercando di capire a cosa servisse l’edificio appena portato alla luce. Alcuni frammenti marmorei riportano nomi di personaggi senatori, quindi potrebbe essere stato usato per scopi amministrativi o giudiziari. Lorenza Belli, archeologa sul posto fin dalle prime ore del mattino, ipotizza anche un legame con cerimonie pubbliche civili: “È presto per dirlo con certezza. Solo quando avremo tutte le analisi potremo ricostruire con precisione la sua funzione originaria”.

Intorno alle 11.30 alcuni residenti si sono radunati dietro le transenne messe dai vigili in via Alessandrina. Qualcuno si affacciava dalle finestre dei palazzi vicini per fare foto. Un pensionato del quartiere ha commentato sottovoce: “Qui sotto c’è sempre qualcosa che non conosciamo”.

Cosa succederà ora e cosa cambia per la città

Il sito resterà sotto controllo dei tecnici comunali e delle forze dell’ordine almeno fino a fine mese. Lo ha confermato l’assessore alla Cultura Andrea Moreschi intervenuto all’evento: “Vogliamo garantire massima tutela e trasparenza”. Nei prossimi giorni sono previsti sopralluoghi congiunti col Ministero della Cultura e con esperti anche dall’estero.

Per ora l’area è chiusa al pubblico, ma non è escluso che presto venga creato un percorso temporaneo per i visitatori. “Roma resta uno scrigno senza fine”, ha detto Moreschi davanti ai giornalisti, lasciando capire che questa scoperta potrebbe cambiare anche le future strategie per valorizzare il patrimonio archeologico della città.

Un dettaglio interessante: sulle pietre si vedono ancora tracce di pigmenti rossi e blu. Potrebbe essere la chiave per capire meglio le tecniche decorative usate all’epoca. Nel frattempo Roma aspetta i risultati degli esami e continua a guardare sotto i suoi piedi – come fa da duemila anni.

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